InvestCloud Italy, a Marghera i 37 dipendenti vengono sostituiti dall’intelligenza artificiale
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Redazione Economia
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L’incubo, quello di un futuro in cui l’algoritmo scalza l’uomo, per quanto a lungo sia stato raccontato come un’evenienza lontana, si è materializzato nella zona industriale di Marghera, dove InvestCloud Italy, filiale veneta del colosso californiano attivo nella tecnologia finanziaria, ha messo nero su bianco l’avvio di una procedura di licenziamento collettivo che non lascia spazio a interpretazioni: tutti e 37 i dipendenti, dal dirigente agli ingegneri fino agli informatici, verranno lasciati a casa. L’attività, spiegano dalla società, non cesserà affatto; sarà semplicemente demandata a sistemi integrati basati sull’intelligenza artificiale, un passaggio che rende, agli occhi della capogruppo statunitense, superflua qualsiasi struttura periferica e autonoma come quella unica italiana sita a Venezia.
La comunicazione ufficiale, indirizzata a Federmeccanica, alle rappresentanze sindacali e a Confindustria Veneto Est, motiva la decisione con l’adozione di un nuovo modello organizzativo del gruppo, il quale, negli ultimi diciotto mesi, ha ripensato la propria architettura globale per far perno su una piattaforma tecnologica unificata, incentrata sull’intelligenza artificiale. L’attuale configurazione del business, si legge nella lettera inviata alle parti sociali, costruita in passato su uno schema fortemente distribuito in diversi Paesi e su soluzioni adattate ai mercati locali, non sarebbe più compatibile con gli obiettivi di efficienza e scalabilità che la nuova strategia impone. Si tratta, per dirla in termini crudi, della sostituzione di un'intera squadra di professionisti, inquadrati con contratti da metalmeccanici nonostante l'elevata specializzazione, con un software.
Una riorganizzazione che azzera le professionalità locali
Non ci troviamo di fronte al classico caso di delocalizzazione produttiva, né a una crisi di mercato dovuta a un calo di ordini. I bilanci di InvestCloud Italy, peraltro, raccontano una storia di buona salute economica, con un utile netto di oltre mezzo milione di euro nel 2024 e un fatturato in forte crescita. Eppure, nella visione della casa madre, la redditività umana non basta più: quella che viene definita un’ “inefficiente duplicazione operativa” giustifica la chiusura della sede fisica di Marghera, l’unica nel nostro Paese. Il gruppo, con quartier generale a Los Angeles, punta tutto su pochi centri di eccellenza globali dove concentrare le competenze di prodotto e di tecnologia, abbandonando l'idea che servano strutture locali per interpretare le esigenze della clientela. L’intelligenza artificiale, in questo schema, non è un supporto ai dipendenti, ma il loro sostituto definitivo, capace di erodere quelle che un tempo erano considerate nicchie protette, come la conoscenza diretta del cliente.
La mobilitazione dei sindacati e il ricorso agli strumenti normativi
Di fronte a questa doccia fredda, la reazione dei rappresentanti dei lavoratori non si è fatta attendere. Daniele Giordano e Michele Valentini, rispettivamente segretari di Cgil e Fiom Venezia, hanno parlato senza mezzi termini di un caso che travalica la singola vertenza aziendale, diventando emblematico di come l’avvento dell’intelligenza artificiale non sia affatto neutro rispetto alle sorti occupazionali. La questione, sollevano i sindacalisti, non è più solo difendere quei 37 posti di lavoro, per quanto l’impegno in tal senso sarà totale attraverso il tavolo di crisi della Regione Veneto, ma comprendere quali regole e quale controllo pubblico debbano orientare una transizione tecnologica che rischia di travolgere intere categorie di lavoratori. Per Matteo Masiero della Fim Cisl, il venir meno dei vincoli di spazio e tempo nella produzione di beni immateriali e servizi digitali mette in discussione l’intero impianto delle tutele contrattuali, dal salario alle protezioni sociali, e costringe a confrontarsi con modelli di business globali che rendono il lavoro umano una variabile dipendente dalle scelte di un algoritmo.
L’assemblea dei lavoratori e le prossime mosse
Nel frattempo, i dipendenti di InvestCloud Italy, molti dei quali con spiccate competenze informatiche ma con poca consuetudine con le vertenze sindacali, si preparano a un’assemblea che si terrà nei prossimi giorni. L’obiettivo è duplice: da un lato, valutare quali strumenti normativi possano essere opposti a una decisione così radicale, che parla di “cessazione definitiva” dell’attività in Italia non per fallimento, ma per scelta strategica; dall’altro, gettare le basi per un confronto istituzionale che coinvolga la Regione e, se necessario, il governo, per scongiurare che la pratica si trasformi in un precedente. La sensazione, palpabile tra le scrivanie che presto resteranno vuote, è che la battaglia di Marghera non riguardi solo i 37 informatici di una fintech, ma l’intero mondo del lavoro alle prese con una rivoluzione che, a differenza delle precedenti, non sembra voler aspettare nessuno.




