Il caso di Marghera e il lavoro davanti all’accelerazione dell’intelligenza artificiale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Trentasette persone non sono una statistica, ma lavoratori che fino a pochi giorni fa avevano un impiego e che ora si trovano a fare i conti con una riorganizzazione costruita attorno all’intelligenza artificiale. InvestCloud, gruppo californiano attivo nella tecnologia finanziaria, ha comunicato a sindacati e Confindustria la chiusura della sede veneziana di Marghera — l’unica in Italia — con licenziamento collettivo di tutti i dipendenti. La lettera, inviata alle parti sociali il 9 marzo, porta una data che segna l’inizio di una procedura che coinvolge ventinove impiegati, sette quadri e un dirigente, in larga parte ingegneri e programmatori specializzati nella gestione di applicazioni e servizi per il mercato del wealth management.

La riorganizzazione globale e il nuovo modello basato sull’automazione

La decisione della multinazionale — che nel 2021 aveva assorbito l’ex Finantix — non arriva in modo improvviso, ma si inserisce in un percorso di trasformazione avviato negli ultimi diciotto mesi, un periodo durante il quale l’azienda ha progressivamente integrato soluzioni di intelligenza artificiale nei propri modelli di servizio. La comunicazione ufficiale parla di un “riallineamento strutturale” motivato dalla necessità di superare un assetto storico organizzato in team dislocati su più giurisdizioni, con adattamenti locali che avrebbero determinato duplicazioni operative e economie di scala ridotte; il nuovo corso, spiega la società, punta invece a pochi centri di eccellenza globale capaci di garantire innovazione replicabile e scalabile, con l’intelligenza artificiale chiamata a svolgere gran parte delle attività che fino a ieri richiedevano competenze umane distribuite sul territorio.

Le reazioni dei sindacati e il tentativo di opposizione

Davanti alla procedura di licenziamento collettivo, le organizzazioni sindacali hanno chiesto l’apertura immediata di un tavolo di crisi in Regione Veneto, con l’obiettivo di verificare quali strumenti normativi possano essere opposti a una decisione che appare già definita. Il segretario della Fim Cisl Venezia, Matteo Masiero, ha sottolineato come la transizione tecnologica stia travolgendo l’idea di tutela occupazionale su cui si reggeva il modello contrattuale, soprattutto in un settore — quello dell’Information and communication technology — dove i vincoli di spazio e tempo vengono meno e con essi l’intero impianto delle protezioni sociali legate al costo del lavoro e al salario. Anche Cgil e Fiom Venezia, nelle parole dei segretari Daniele Giordano e Michele Valentini, hanno parlato di un caso emblematico che dimostra come l’intelligenza artificiale non sia affatto neutra, evidenziando il ritardo con cui Italia e Unione europea affrontano il fenomeno e la crescente dipendenza da grandi gruppi internazionali che perseguono propri interessi strategici.

Il punto di vista dei lavoratori e le implicazioni per il futuro del settore

Tra i dipendenti, la consapevolezza di trovarsi di fronte a una multinazionale con una volontà già ferma si mescola alla rabbia per una scelta vissuta come priva di senso, almeno a giudicare dalle prime dichiarazioni raccolte. Uno dei lavoratori coinvolti ha raccontato come il loro compito — creare demo, gestire cloud, sviluppare applicazioni — verrà d’ora in avanti svolto interamente dall’intelligenza artificiale, ma ha anche voluto ricordare che la mano umana resta fondamentale, soprattutto quando qualche meccanismo si inceppa e serve un intervento che nessun algoritmo può improvvisare. Una replica, la loro, che prova a difendere il valore di competenze costruite in anni di esperienza, in un mercato — quello della tecnologia finanziaria — dove la fame di profili specializzati è sempre stata alta, ma dove ora l’accelerazione impressa dall’automazione rischia di spazzare via un’intera fascia di lavoratori con competenze intermedie, lasciando al fattore umano solo le altissime specializzazioni o le mansioni meno complesse.

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