Malagò e Abete, dai settori giovanili al decreto crescita: i programmi dei due candidati a confronto
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Redazione Sport
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La successione al vertice della Figc, dopo le dimissioni di Gabriele Gravina seguite – come noto – all’eliminazione dell’Italia dalla corsa per il Mondiale, si è trasformata in un confronto serrato tra due pesi massimi del movimento sportivo italiano. Da un lato Giovanni Malagò, l’ex numero uno del Coni e attuale presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, che la Lega di Serie A ha ufficialmente scelto come proprio candidato durante l’assemblea di oggi a Milano. Diciotto le preferenze raccolte dal dirigente romano, il quale – forte di un’esperienza decennale ai vertici dell’olimpismo nazionale – si presenta con un programma che punta a ricucire lo strappo tra calcio professionistico e istituzioni. Dall’altro lato c’è Giancarlo Abete, il quale ha annunciato l’intenzione di chiedere alla sua Lega, quella dei Dilettanti, di poter uscire dall’ombra. Una mossa, quest’ultima, che non sorprende gli addetti ai lavori: Abete conosce bene i meccanismi del voto federale, dove il peso della base dilettantistica è storicamente determinante.
Il peso dei Dilettanti e il silenzio come arma tattica
La partita per la poltrona di presidente della Federcalcio non si gioca solo sui campi o negli studi televisivi, ma piuttosto nei corridoi silenziosi delle riunioni informali. E proprio lunedì, Malagò farà visita ai club negli uffici milanesi della Lega: che si tratti di un’assemblea o di un semplice incontro poco cambia, perché la sostanza è che si discuterà di programmi. Abete, dal canto suo, punta tutto sulla Lega Nazionale Dilettanti, la componente più numerosa nel consiglio federale e quella che, tradizionalmente, ha dimostrato di saper far pendere l’ago della bilancia. I telefoni, in queste ore, sono bollenti. E i silenzi – in una sorta di duello rusticano, come qualcuno lo ha definito – conteranno quasi quanto le mosse segrete. Da qui al 13 maggio, ultimo giorno per definire le candidature alle elezioni federali, tutto è lecito.
La carta Maldini e il nodo del decreto crescita
Malagò, però, può giocare una carta che Abete non ha: il nome di Paolo Maldini. L’ex capitano del Milan, infatti, rappresenterebbe un simbolo di credibilità tecnica e di appeal internazionale, un valore aggiunto che il candidato della Serie A potrebbe mettere sul piatto per convincere i club più piccoli e i dirigenti territoriali. Non solo. Sul tavolo c’è anche il futuro del decreto crescita, la norma che ha attirato calciatori stranieri in Italia e che, dopo le modifiche legislative, ha perso parte della sua efficacia. Entrambi i candidati sanno che il rilancio del movimento passa anche da lì, ma nessuno dei due si è ancora sbilanciato in dettagli operativi. E mentre la Serie A pesa meno dei Dilettanti nel collegio elettorale, Malagò tenta di sopperire con una rete di alleanze trasversali.
Il tempo delle candidature e le preferenze già espresse
Stefano Impallomeni, intervenuto ai microfoni di TMW Radio, ha commentato la scelta della massima serie con queste parole: “Le componenti sono varie, bisognerà vedere se si metteranno d’accordo. Credo che Malagò sia l’uomo da portare avanti, l’altra candidatura probabilmente sarà quella di Abete”. Lo stesso ex calciatore ha poi aggiunto un elemento non secondario: “Abbiamo analizzato quanto sia importante l’apporto della Lega Nazionale Dilettanti, ma mi sembra che il candidato Malagò sia molto forte e credo che scenda in campo solo in caso di vittoria”. Un endorsement, questo, che non equivale a una certezza ma che fotografa bene lo stato dell’arte. Carnevali, nel frattempo, aveva definito Malagò “adatto per la Figc”, pur sottolineando la necessità di capire se ci sarebbero stati altri nomi. Ora il quadro è più definito: saranno loro due, Malagò e Abete, a sfidarsi. Almeno fino a prova contraria.




