Bonus, accise e memorie corte: torna la marcia elettorale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La prospettiva, nella politica italiana, è tutto. Il 16 novembre 2016 mancavano meno di tre settimane al referendum sulla riforma costituzionale da cui dipendeva il futuro politico di Matteo Renzi; per i sondaggi, allora, il risultato era incerto. Giorgia Meloni, all’opposizione, bollò la finanziaria del governo Renzi come «una manovra di marchette elettorali». Una definizione, quella, che dalla sua prospettiva di quel novembre non faceva una grinza. Oggi, a distanza di dieci anni, la leader di Fratelli d’Italia siede a Palazzo Chigi e si trova a navigare in acque sorprendentemente simili: mancano pochi giorni al voto del referendum sulla giustizia, un’altra consultazione da cui potrebbe dipendere l’equilibrio del suo esecutivo, e i sondaggi restano incerti. Così, proprio come accadde con il governo guidato da Renzi, anche l’attuale maggioranza ha varato un decreto d’urgenza che, osservato con lo stesso metro utilizzato un decennio fa, potrebbe rientrare a pieno titolo in quella stessa categoria di “manovre elettorali” che un tempo si contribuiva a stigmatizzare.
È un curioso caso di ruolo invertito, reso ancora più esplicito dalle parole di chi quella critica la subì. Renzi, oggi all’opposizione, non ha esitato a infilzare l’esecutivo, sottolineando come il taglio delle accise – della durata di appena venti giorni, tanto da cessare i suoi effetti subito dopo il voto – venga finanziato con risorse sottratte ad altri capitoli di spesa, come la sanità. A questa sforbiciata, che riduce la tassazione di 25 centesimi al litro per benzina e gasolio, si affiancano un bonus per gli autotrasportatori e un rafforzamento della social card. Il governo, dal canto suo, giustifica l’intervento come un argine necessario all’emergenza determinata dall’escalation in Medio Oriente, dove il conflitto tra Israele e Iran ha fatto temere uno choc petrolifero. I dati, del resto, raccontano di una pressione immediata sul caro-vita: nelle ore immediatamente successive all’approvazione del decreto, l’87,7% dei distributori lungo la rete stradale e autostradale aveva già adeguato al ribasso i propri prezzi, una progressione significativa rispetto al 60% rilevato nella mattina dello stesso 20 marzo. Il prezzo medio del gasolio in autostrada, nonostante il taglio, si attesta ancora sopra i due euro al litro, mentre il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato per lunedì una nuova riunione della Commissione Allerta Rapida.
La filiera, ora, è sotto stretto monitoraggio: il cosiddetto "Mister Prezzi" sta trasmettendo alla Guardia di Finanza la black list dei distributori che, non solo non hanno recepito lo sconto, ma hanno addirittura aumentato i listini, approfittando della fase di incertezza. L’11,4% degli impianti, secondo le ultime rilevazioni del Mimit, ha infatti messo in atto questo comportamento, esponendosi ora a controlli approfonditi che potrebbero portare a sanzioni da parte dell’Antitrust o, nei casi più gravi, a procedimenti penali. L’attenzione dell’esecutivo è massima anche per quanto riguarda le forniture di gas, un capitolo reso critico dalla guerra in corso. Il Qatar, uno dei principali fornitori di Gnl per l’Italia, ha dichiarato che gli attacchi iraniani all’impianto di Ras Laffan ridurranno la capacità di esportazione del 17% nei prossimi cinque anni; per ora non ci sono comunicazioni ufficiali su una possibile proroga della forza maggiore per le forniture a Edison, ma il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha assicurato che si sta dialogando con tutti i partner, dall’Algeria agli Stati Uniti, per agevolare le iniziative delle imprese private.




