Il gelato costa il 30% in più rispetto a quattro anni fa, con picchi del 54% in alcune città

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Se c’è un prodotto che, pur diventando sempre più caro, non sembra perdere appeal, quello è il gelato. I dati diffusi dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), basati sull’osservatorio del Mimit, rivelano che dal 2021 a oggi il prezzo di una vaschetta da un chilo è cresciuto del 30%, con punte ancora più elevate in alcune zone d’Italia. Un aumento che supera l’inflazione generale e che, nonostante tutto, non ha frenato la domanda: solo nel 2025, coni e coppette hanno registrato un +4% nei consumi rispetto all’anno precedente.

Le ragioni di questi rincari, secondo gli analisti, vanno ricercate nell’aumento del costo delle materie prime e nella scelta di ingredienti di qualità da parte dei produttori. Se da un lato il gelato artigianale mantiene standard elevati, dall’altro il prezzo finale risente di dinamiche che poco hanno a che fare con la golosità del prodotto. E mentre in alcune regioni, come le Marche, gli incrementi sono stati più contenuti – con Ancona che spicca per una minore volatilità dei prezzi – in altre aree la crescita ha superato il 50%, creando un divario notevole tra territori.

Il confronto con altri beni alimentari, tuttavia, dimostra che i rincari del gelato non sono un’eccezione. Sebbene l’impennata sia stata più marcata rispetto alla media, l’andamento segue quello di molti prodotti, complici i rincari energetici e le tensioni sui mercati globali. Resta il fatto che, nonostante i prezzi in salita, il gelato continua a essere un must dell’estate italiana, anche a costo di far rimpiangere i tempi in cui, come cantavano gli Skiantos, “costava milioni” solo in senso figurato.

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