Coppa Italia, il Dall’Ara è il teatro dell’ultimo atto dei quarti di finale: Bologna-Lazio vale la semifinale contro l’Atalanta

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il terreno di gioco del Dall’Ara, bagnato dalla pioggia invernale che da giorni insiste sul capoluogo emiliano, ospita questa sera l’incontro che chiude il quadro dei quarti di finale di Coppa Italia; un tabellino, quello della manifestazione, che vede già l’Atalanta in attesa, pronta ad affrontare chi uscirà vincitore da questo incrocio. La formazione guidata da Vincenzo Italiano, forte del Titolo di campione in carica – trofeo alzato al cielo nella precedente edizione – cerca un riscatto immediato dopo il passo falso interno in campionato contro il Parma, mentre gli undici di Maurizio Sarri, reduci da un pareggio sofferto all’Allianz Stadium contro la Juventus arrivato in extremis, vogliono dimostrare che la personalità, come affermato dal direttore sportivo Fabiani, non è merce di scambio.

Il nodo della gara, al di là della disposizione tattica che vede Italiano affidarsi alla coppia Castro-Orsolini dal primo minuto – scelta che rimanda alla volontà di pungere sugli esterni – e Sarri confermare Maldini in un tridente snello composto da Pedro e Isaksen, risiede nella gestione dei singoli episodi. Le formazioni ufficiali, pubblicate nell’ora che precede il fischio, hanno chiarito alcuni dubbi della vigilia: nel Bologna, complice l’emergenza o forse la necessità di ruotare, Ferguson e Moro agiscono in mediana -9-10; dall’altra parte, Sarri rilancia Rovella e concede fiducia a Dele-Bashiru nel cuore del gioco, mentre Pellegrini scherza la corsia mancina a discapito di Nuno Tavares, lasciato inizialmente in panchina -5. Si percepisce, osservando le scelte, che entrambi gli allenatori considerano la posta in palio – una semifinale secca – troppo alta per lasciare spazio a calcoli o turnover eccessivi.

Prima che il pallone iniziasse a rotolare, l’attenzione dei cronisti presenti ai bordi del campo è stata catalizzata dalle dichiarazioni di Angelo Fabiani, il quale ha usato il palcoscenico mediatico di SportMediaset per rilanciare una questione annosa e mai sopita: il ruolo della tecnologia e, di conseguenza, la figura del direttore di gara. Il dirigente biancoceleste ha rivelato che il club, tempo fa, ha formalmente sollecitato la Lega affinché venisse organizzata una tavola rotonda, un’assise permanente tra addetti ai lavori, designatori, arbitri e tifosi, per ridiscutere le dinamiche del protocollo Var -3-7. L’impressione, filtrata dalle sue parole, è che esista un disagio diffuso nel percepire come alcune situazioni, osservate al monitor, perdano la loro naturalezza e assumano contorni differenti rispetto alla dinamica vista in tempo reale; Fabiani chiede quindi che l’arbitro torni al centro del processo decisionale, restituendogli quell’autorità che oggi appare talvolta scavalcare.

A dirigere la contesa è stato designato il signor Chiffi della sezione di Padova, coadiuvato da Rossi e Ceccon sulle fasce, mentre il controllo tecnologico è affidato a Paterna al Var e Paganessi all’Avar -2-6. Una squadra arbitrale di esperienza per un incontro che, sulla carta, non ha una storia di particolare rivalità accesa ma che, per la posta in palio, potrebbe riservare scintille. Se si scorrono i precedenti, emerge un dato curioso e forse anche un po’ ingombrante per i capitolini: la Lazio non riesce a segnare una rete al Dall’Ara in gare ufficiali da oltre cinquecento minuti, un digiuno che si protrae dall’ottobre del 2019 quando fu Immobile a rompere l’incantesimo -4-10. D’altro canto, i felsinei hanno dimostrato di sapersi esaltare in questa competizione, forte di una tradizione che li ha visti superare il turno in sei delle undici sfide di Coppa Italia disputate contro i laziali.

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