Milano, poliziotto arrestato per tentata rapina a Cologno Monzese

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una telefonata disperata al numero unico di emergenza, quel 112 che squarcia la normale quotidianità di un tardo pomeriggio di venerdì a Cologno Monzese, ha innescato una catena di eventi dai risvolti inquietanti. Una donna, una trentaquattrenne di origine peruviana, ha urlato al telefono di essere pedinata da un'auto, una Citroen C4, aggiungendo un particolare che ha immediatamente allertato gli operatori: sosteneva, infatti, di riconoscere i due uomini a bordo come gli stessi che avevano preso parte a un assalto armato nella ditta di import-export di prodotti alimentari dove ella lavorava, un episodio di cronaca nera risalente a due settimane prima. La sua segnalazione, precisa e tempestiva, non ha lasciato spazio a esitazioni.

L'intervento dei carabinieri e il ritrovamento inquietante

I militari del Nucleo Radiomobile dei carabinieri di Sesto San Giovanni, coordinati dalla Centrale Operativa, sono intervenuti prontamente in via Cavour, bloccando il veicolo sospetto e i suoi due occupanti. Quello che è emerso dal successivo controllo, però, ha superato ogni più cupa aspettativa. All'interno dell'auto, che circolava con targhe rubate, sono stati rinvenuti un lampeggiante, diverse pettorine della Polizia di Stato e persino placche riconducibili alla polizia locale, un equipaggiamento che configurava un quadro di allarmante simulazione di funzioni pubbliche. Addosso a uno dei due uomini, inoltre, è stata trovata una pistola d'ordinanza, che ne ha confermato l'identità: si trattava di Gennaro S., un assistente capo della polizia di cinquanta anni, in servizio presso l'Ufficio tecnico logistico della Questura di Milano.

Le dinamiche dell'agguato e il movente presunto

L'indagine, che prosegue per fare piena luce su una vicenda tanto oscura, lascia intendere che l'inseguimento alla donna non fosse affatto casuale. I due arrestati, secondo quanto ricostruito, avrebbero teso un agguato sapendo che la vittima, uscendo dalla ditta, sarebbe stata in possesso dell'incasso giornaliero. Il loro piano, che prevedeva di bloccarla con la vettura per derubarla, è stato frustrato dal coraggio della donna e dalla prontezza dell'Arma. L'episodio getta un'ombra pesante sulla condotta di un uomo che, indossando una divisa, avrebbe dovuto rappresentare una garanzia di sicurezza e non, al contrario, una minaccia.

Un giallo che si intreccia con un precedente assalto

La connessione con il violento assalto subito dall'azienda di import-export, avvenuto quindici giorni prima del tentato inseguimento, rappresenta l'elemento di maggiore criticità dell'intera faccenda. Le dichiarazioni della donna, la quale ha affermato con decisione di aver riconosciuto in quei due uomini i suoi aggressori, legano indissolubilmente i due eventi criminosi, suggerendo l'operato di un gruppo dedito a rapine pianificate. La presenza, nel bagagliaio dell'auto, di materiale che potrebbe facilmente trarre in inganno i cittadini, solleva interrogativi stringenti su eventuali altre attività illecite, spingendo gli investigatori a esaminare ogni possibile pista per accertare l'intera verità.

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