La memoria non si scorda mai della bicicletta, e un nuovo studio spiega perché bastano venti minuti di pedalata per “lavare” il cervello

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Redazione Salute Redazione Salute   -   C’è una speciale memoria, quella procedurale, che ci impedisce di dimenticare come si va in bicicletta; eppure, una frazione rilevante di noi non sa rispondere – almeno non su due piedi – a domande banali come “cosa avete mangiato ieri a pranzo?” o “che scarpe indossavate l’altra sera?”. Questa dicotomia tra il ricordo a lungo termine e la memoria a breve termine è al centro di recenti indagini neuroscientifiche, che hanno scoperto come un’attività fisica apparentemente banale, come pedalare, sia in grado di incidere sulla salute dell’ippocampo. Storicamente associato a un modo di dire che ne certifica l’inerenza (“è come andare in bicicletta”, quindi impossibile da dimenticare), il movimento ciclistico diventa ora il protagonista di una ricerca pubblicata su Brain Communications -1-4, la quale dimostra che bastano davvero pochi minuti al giorno – o meglio, venti – per migliorare la capacità del cervello di elaborare e immagazzinare informazioni.

La “pompa idraulica” nascosta nell’addome che collega la cyclette al neurone

L’esercizio fisico non è utile solo per il girovita, né si limita a liberare endorfine; sembra avere effetti profondi sulla gestione dei rifiuti cerebrali. Per anni si è creduto che il cervello fosse un organo isolato, protetto dalla barriera emato-encefalica e immune alle sollecitazioni meccaniche del. Un nuovo lavoro, condotto su topi e simulazioni, ribalta questa visione statica: il cervello non sarebbe affatto isolato quanto si pensava. La scoperta conta perché rivela che le contrazioni dell’addome – quelle che avvertiamo quando siamo in sella o facciamo un addominale – possono trasmettere pressione fino al sistema nervoso centrale, facendolo oscillare leggermente nel cranio. In pratica, esisterebbe una sorta di pompa idraulica biologica, dove l’attivazione della muscolatura addominale spinge il liquido cerebrospinale attraverso uno straordinario intreccio di vene senza valvole, contribuendo a rimuovere gli scarti metabolici dal tessuto nervoso.

Le “increspature” cerebrali e il lavaggio notturno (diurno)

Se il sistema glinfatico – il meccanismo di drenaggio del cervello – è fondamentale per “lavare via” le sostanze nocive il cui accumulo è collegato a malattie neurodegenerative, la sua attivazione non avviene solo durante il sonno profondo. La novità portata dallo studio pubblicato su Brain Communications è che l’esercizio aerobico, anche in sessione singola, stimola la produzione di onde cerebrali ad alta frequenza chiamate “increspature ippocampali” (sharp wave-ripples). Analizzando l’attività cerebrale di un gruppo ristretto di pazienti, i ricercatori hanno osservato una correlazione diretta tra la pedalata su cyclette (a ritmo sostenuto per circa venti minuti) e l’aumento di queste onde che partono dall’ippocampo per propagarsi verso la corteccia.

Perché l’allenamento potenzia l’apprendimento e la memoria

Migliorare l’attività dell’ippocampo significa migliorare le capacità di consolidamento della memoria, aiutando il cervello a elaborare le informazioni. I ricercatori hanno osservato non solo un aumento dei ripples nell’ippocampo, ma anche una maggiore sincronizzazione con la corteccia e la default mode network. Le registrazioni hanno mostrato che, dopo aver pedalato, il cervello dei partecipanti entrava in uno stato “più favorevole” alla comunicazione tra le aree che servono a immagazzinare i ricordi. L’attività sportiva, quindi, non è solo prevenzione a lungo termine, ma un modulatore acuto della fisiologia cerebrale: anche pochi minuti di movimento sembrano rendere più efficiente il dialogo tra i nodi neurali che servono a fissare ciò che apprendiamo. O, per usare la metafora idraulica, a far circolare meglio quel fluido che impedisce alle ingranaggi mentali di arrugginirsi.

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