Piazza Affari ignora il canale di Hormuz e vola sui massimi dal 2000

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta del 5 maggio 2026 resterà a lungo negli archivi di Piazza Affari, non tanto per la magnitudine del rialzo, quanto per il contesto in cui questo si è manifestato. Il Ftse Mib, archiviando un progresso del +2,27% fino a raggiungere quota 48.557 punti, ha infatti aggiornato un primato che mancava dall’autunno del 2000, in piena euforia della bolla tecnologica. Un risultato, quest’ultimo, che assume un peso specifico ancora maggiore se lo si osserva alla luce delle micidiali tensioni geopolitiche in corso nel Medio Oriente: lo Stretto di Hormuz, arteria vitale per i flussi petroliferi globali, è tornato a essere un polverone dopo che gli Emirati Arabi Uniti sono stati bersagliati con droni e missili di fabbricazione iraniana. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno reagito affondando sette piccole imbarcazioni della marina di Teheran, un’azione militare scattata a seguito del lancio – da parte iraniana – di diversi missili da crociera e droni contro navi della Marina americana e contro mercantili protetti dalle forze armate statunitensi.

Una tregua fragilissima e il paradosso del petrolio in caduta

Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, già di per sé precario, mostra ora tutte le sue crepe: le notizie che arrivano dal Golfo Persico sono contraddittorie, con segnali di possibile tregua alternati a nuovi scontri. Tuttavia, e qui sta il paradosso che ha animato le contrattazioni, il mercato azionario ha scelto di guardare oltre. Mentre la diplomazia arranca, il greggio ha improvvisamente battuto in ritirata: il Wti è scivolato del 4%, attestandosi intorno a 102 dollari al barile, un calo netto del 3,98% che ha allentato la morsa dell’inflazione sulle aspettative degli investitori. Un movimento, quello del petrolio, che ha funzionato da catalizzatore per gli acquisti, alimentando l’idea che l’impatto economico della crisi possa essere meno grave del temuto.

Trimestrali da record e il traino di UniCredit

A zittire i timori bellici, del resto, ci hanno pensato i numeri. Il rally milanese – il migliore d’Europa, con l’Eurostoxx50 fermo a un +1,87% e Wall Street in salita più moderata – è stato trainato da una stagione di trimestrali che pochi avevano pronosticato. I conti bancari, in particolare, hanno superato le attese più ottimistiche: UniCredit ha messo a referto un exploit del +5,8% dopo un trimestre definito “da record” dagli analisti, mentre Prysmian ha letteralmente volato, contribuendo a quel clima di fiducia che ha spazzato via la prudenza. A Piazza Affari non è sfuggito neppure il resto del Vecchio Continente: Francoforte, Londra e Parigi hanno chiuso tutte in positivo, in un’onda lunga che ha coinvolto anche i listini tecnologici americani, dove si registravano ampi progressi.

Lo spread ignora Hormuz, lo sguardo resta sullo Stretto

Sul fronte valutario, l’euro sul dollaro è rimasto sostanzialmente stabile a 1,171, un segnale che i grandi flussi di capitale non hanno ancora scommesso su una fuga generalizzata verso il biglietto verde. L’oro, invece, ha guadagnato uno 0,95%, rivelando un nervosismo di fondo che le Borse hanno invece preferito mascherate. Resta il fatto, incontrovertibile, che lo Stretto di Hormuz continui a essere una polveriera: le sette imbarcazioni affondate da Washington rappresentano un’escalation concreta, e gli attacchi con droni contro gli Emirati non possono essere liquidati come semplici scaramucce. Eppure, per un giorno, i numeri di bilancio hanno pesato più dei siluri. Le vendite sul petrolio e la speranza – mai dichiarata ma palpabile – di una rapida riapertura del canale hanno incoraggiato gli acquisti, consegnando a Milano una delle sue giornate più brillanti dell’ultimo quarto di secolo.

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