La furia di Mentana contro i no vax dopo la morte di Paolo Sottocorona
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In un momento di lutto collettivo, segnato dalla scomparsa improvvisa di Paolo Sottocorona, la reazione sdegnata di Enrico Mentana ha squarciato il velo di un dibattito tanto tossico quanto persistente. Il direttore de "La7", infatti, ha definito "vergogna, sciacalli, ignoranti!" i militanti no vax che, poche ore dopo la morte del meteorologo, hanno strumentalmente attribuito il decesso al vaccino contro il Covid. Una prassi, la loro, che si ripete sistematicamente ogni qualvolta scompare una figura pubblica, trasformando il dolore privato e il cordoglio in un'occasione per diffondere, attraverso i social network, teorie prive di qualsiasi fondamento scientifico. La veemenza della condanna di Mentana, peraltro, riflette non solo la vicinanza professionale e umana che lo legava a Sottocorona, ma anche l'esasperazione di chi, nell'arena dell'informazione, si trova a dover contrastare quotidianamente narrazioni distorte e pericolose.
Il professionista amato da generazioni di italiani
Paolo Sottocorona, spentosi a 77 anni, era il volto rassicurante delle previsioni del tempo per un'intera nazione, un punto di riferimento la cui assenza crea oggi un vuoto profondo. La sua ultima apparizione in diretta, avvenuta nella mattinata di mercoledì 8 ottobre, ha preceduto di poche ore la morte, lasciando attoniti colleghi e telespettatori. Con il suo stile pacato e coinvolgente, rifuggendo con eleganza ogni allarmismo, Sottocorona aveva trasformato lo spazio “Omnibus meteo” in un appuntamento fisso e seguitissimo, che spesso registrava gli ascolti più alti dell'intera giornata sulla rete. La sua capacità di rendere accessibile e affascinante una materia complessa come la meteorologia gli aveva garantito un affetto unanime, cementato da una carriera lunga e rispettabile.
Una carriera costruita sulla competenza
Nato a Firenze nel dicembre del 1947, Paolo Sottocorona aveva intrapreso la sua strada nel mondo della meteorologia dopo gli studi classici e una breve parentesi universitaria in ingegneria. Entrato nel 1972 come Ufficiale di Complemento nel Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, aveva costruito la sua autorevolezza su solide basi tecniche, che trasparivano chiare nella sua comunicazione sempre precisa e mai banale. Myrta Merlino, collega di lunga data, lo ha ricordato come "un gran professionista e un gran signore", parole che racchiudono perfettamente il ritratto di un uomo riservato, dedito al suo lavoro e capace di trasmettere, oltre ai dati sul tempo, una serenità che andava ben oltre lo schermo. La sua vita, lontana dai riflettori, era caratterizzata da passioni silenziose, come l'amore per il mare e per la sua città.
La strumentalizzazione della tragedia
Proprio questa eredità di rigore e umanità è stata, paradossalmente, il bersaglio della macabra operazione portata avanti da alcuni gruppi. L'attribuzione della morte al vaccino, un atto privo di qualsiasi riscontro e compiuto nell'immediatezza del lutto, rappresenta l'ennesimo capitolo di una strategia comunicativa che punta a sfruttare l'emotività collettiva. Mentana, con la sua esplosione di sdegno, ha dato voce a un sentimento di ripulsa che va al di là della contingenza, denunciando un fenomeno che inquina sistematicamente il dibattito pubblico. La reazione, per quanto forte, si è concentrata sull'atto di sciacallaggio in sé, senza scendere in sterili polemiche o in futuri sviluppi, ma fissando un principio di netta condanna verso chi calpesta la memoria e i sentimenti.




