Le elezioni russe sotto la lente: un'analisi del voto
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Redazione Esteri
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Le recenti elezioni in Russia hanno suscitato molte discussioni. Secondo Mauro Corona, ospite del programma "È sempre Cartabianca", le elezioni non sono state democratiche. Vladimir Putin è stato rieletto con un plebiscito, ma l'opposizione è stata messa a tacere, rendendo impossibile mettere in discussione il regime.
Il dissenso e le proteste
Domenica scorsa, a mezzogiorno, molti hanno espresso il proprio dissenso contro Putin, radunandosi davanti ai seggi come invocato dalla vedova Navalny. Questo ha causato un piccolo sussulto nel voto, ma non ha cambiato l'esito delle elezioni.
Le anomalie del voto
Le elezioni hanno rivelato diverse anomalie. Si sono tenute votazioni nei territori occupati e al fronte, ci sono state falsificazioni senza precedenti, milioni di statali sono stati portati ai seggi con i pullman, non c'erano osservatori e ovviamente non c'erano oppositori nelle schede. Questo solleva la questione: perché Vladimir Putin ha voluto "vincere" le elezioni con un risultato così schiacciante? Le risposte provengono da organizzazioni indipendenti e oppositori russi in esilio.
Il caso Valdegamberi
Stefano Valdegamberi, consigliere regionale veronese, ha definito le elezioni "democratiche". Questa affermazione ha sollevato una bufera, soprattutto considerando i legami tra Verona e i denari di Putin. Ma quando si può definire un voto "democratico"? Secondo Vittorio Emanuele Parsi, politologo, le elezioni sono competitive quando il potere è contendibile, con candidati che appartengono a partiti diversi con programmi alternativi che scendono in campo in un’arena pubblica politica e mediatica competitive in cui il detentore del potere non ha privilegi particolari rispetto a chi cerca di contenderglielo.
Questo non sembra essere stato il caso delle recenti elezioni russe. La questione rimane aperta e il dibattito continua.




