Netanyahu spinge per l’attacco a Doha, ma il Mossad si oppone
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Redazione Esteri
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Mentre il conflitto tra Israele e Hamas, giunto ormai al suo 709esimo giorno, continua a mietere vittime – fonti citate dal Guardian parlano di “più di 200mila palestinesi uccisi o feriti”, una cifra che un ex comandante dell’esercito avrebbe confermato –, un’inchiesta del Washington Post rivela una frattura nell’establishment di sicurezza israeliano riguardo alla strategia da adottare. Secondo il quotidiano americano, che cita due fonti israeliane ben informate, il Mossad si è rifiutato di portare a termine un proprio piano operativo, già elaborato nei dettagli, che prevedeva l’assassinio dei leader di Hamas nella capitale qatariota, Doha.
L’agenzia di intelligence, il cui nome in ebraico significa per l’appunto “l’Istituto”, ha dunque opposto un netto rifiuto all’esecuzione di un’operazione che avrebbe dovuto impiegare suoi agenti sotto copertura in territorio qatariota. La notizia, che getta una luce inedita sulle dinamiche decisionali di Tel Aviv, spiega anche perché, quando martedì Israele ha annunciato un attacco contro i vertici del gruppo militare in Qatar, il Mossad sia stato volutamente tenuto fuori dalle dichiarazioni ufficiali.
La posizione del premier Benyamin Netanyahu, peraltro, rimane diametralmente opposta e di una chiarezza inequivocabile. In un post sul suo profilo X in inglese, il leader israeliano ha sostenuto con forza che “sbarazzarsi” dei leader di Hamas a Doha rappresenterebbe l’unico modo per rimuovere “il principale ostacolo al rilascio di tutti i nostri ostaggi e alla fine della guerra”. Secondo Netanyahu, quei “capi terroristi”, che “vivono al sicuro in Qatar senza preoccuparsi del popolo di Gaza”, avrebbero infatti “bloccato tutti i tentativi di cessate il fuoco” con il solo obiettivo di “trascinare la guerra all’infinito”.




