Il giallo del latte in polvere: la Francia indaga su tre decessi di neonati e allarga le inchieste.
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Redazione Esteri
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Il ministero della Salute francese ha reso noto di aver registrato una terza segnalazione di decesso tra neonati che potrebbero aver consumato latte in polvere oggetto dei recenti richiami precauzionali, ampliando il perimetro di un’indagine già complessa e delicata. La vicenda, come è noto, ruota attorno a una possibile contaminazione da cereulide, una tossina prodotta dal batterio Bacillus cereus, la cui presenza è stata rilevata in due campioni su trentatré testati dalle autorità elvetiche, in particolare dall’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria. I due lotti risultati positivi provenivano da scorte ritirate presso famiglie i cui bambini avevano manifestato sintomi, un particolare, questo, che aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione al già fitto mosaico di richiami e accertamenti che si estende ormai a livello internazionale. Nessun nesso causale, va sottolineato con la massima cautela, è stato al momento stabilito in via scientifica o giudiziaria tra i prodotti consumati e i tragici eventi, sebbene in Francia siano state aperte delle inchieste penali.
L’ombra della tossina e le indagini a largo raggio
La cronaca di queste settimane racconta di un’allerta partita a inizio gennaio quando, in Svizzera, produttori di preparazioni per lattanti tra cui BEBA, Alfamino, Aptamil, Babybio e Bimbosan hanno avviato il richiamo di alcuni lotti. Un’ondata di ritiri che ha presto varcato i confini elvetici, coinvolgendo colossi come Nestlé, Danone e Lactalis in una sessantina di Paesi, e che affonda le sue radici in una complessa filiera globale: la contaminazione, stando ai primi elementi raccolti, sarebbe stata ricondotta a un ingrediente specifico, un olio ricco di acido arachidonico prodotto da un fornitore cinese e utilizzato per arricchire le formule destinate ai neonati. In Svizzera, dall’inizio di febbraio, sono giunte all’USAV una ventina di notifiche di possibili casi di malattia, e le autorità hanno disposto una doppia analisi sui campioni forniti dalle famiglie colpite, un passaggio tecnico ma cruciale per certificare la presenza della tossina ed eventualmente collegarla ai disturbi riferiti, che spaziano da episodi di vomito a casi di diarrea.
La risposta delle autorità e le nuove soglie di sicurezza
Di fronte all’estendersi del caso, il governo francese ha deciso di intervenire con una misura unilaterale e immediata, abbassando la soglia di tolleranza per la cereulide nei latti per neonati, portandola a 0,014 microgrammi per chilogrammo di peso reo, la metà del limite precedentemente in vigore. Una decisione che ha anticipato le stesse raccomandazioni dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e che ha imposto ai produttori un adeguamento immediato dei controlli, con il conseguente allargamento della lista dei prodotti ritirati. Le autorità sanitarie, sia in Francia che in Svizzera, sono al lavoro per supervisionare le misure di gestione del rischio messe in atto dalle aziende, in un contesto in cui la stessa catena di distribuzione, con supermercati come Migros che hanno ritirato dagli scaffali prodotti a marchio Babybio, si è trovata in prima linea nell’informare i consumatori e nel gestire i resi.
La mobilitazione delle famiglie e gli sviluppi giudiziari
Parallelamente agli accertamenti tecnici e sanitari, la vicenda ha assunto i contorni di una battaglia legale. Una ventina di famiglie francesi, riunite in un collettivo, ha presentato una denuncia contro lo Stato e le aziende coinvolte, sollevando interrogativi sui tempi e sulle modalità dei richiami. Al centro della loro azione, la richiesta che le analisi vengano estese a un numero maggiore di prodotti, al fine di accertare una volta per tutte un eventuale legame tra il consumo di determinati lotti e le ospedalizzazioni dei loro bambini. La Procura della Repubblica, a questo proposito, mantiene il massimo riserbo sulle inchieste in corso, mentre i legali delle parti offese lamentano una certa lentezza nell’acquisizione degli elementi probanti, con la raccomandazione, rivolta ai genitori dalle stesse autorità sanitarie, di verificare scrupolosamente i lotti e di consultare un medico al manifestarsi di sintomi persistenti.




