Il decreto Energia congela Piazza Affari, vendite sulle utility
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Redazione Economia
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Il fiato sospeso degli investitori, che attendono di conoscere i dettagli del decreto Energia annunciato dal governo, si è trasformato in un deciso movimento di vendite che ha preso di mira i titoli delle grandi utility quotate a Piazza Affari. La seduta del 12 febbraio ha visto il comparto energetico finire sotto pressione fin dalle prime battute, con i segni meno che si sono accumulati sui principali listini e un’inversione di tendenza arrivata nel finale, complice anche l’andamento incerto di Wall Street, per chiudere con il Ftse Mib in calo dello 0,62% a 46.222 punti -1-6. Al centro delle attenzioni, e delle realizzi, ci sono proprio le società che operano nella generazione e distribuzione di energia, con A2a che ha registrato la flessione più marcata tra i big, lasciando sul terreno oltre quattro punti percentuali -1-6.
La raffica di vendite, che ha coinvolto anche colossi come Enel, reduce da recenti record, e società come Hera e Italgas, quest'ultima reduci da massimi storici toccati appena il giorno prima, trova una chiara motivazione nelle indiscrezioni che filtrano da Palazzo Chigi -5. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenuta da Alden Biesen, ha confermato l'imminente arrivo in Consiglio dei ministri di un provvedimento «molto articolato» studiato per contrastare il rincaro dei prezzi energetici, e sono proprio le bozze circolate nelle ore precedenti ad aver allarmato gli analisti e, di conseguenza, il mercato -5. Si parla di interventi potenzialmente in grado di modificare meccanismi consolidati del mercato elettrico, come il metodo di formazione del prezzo all'ingrosso, noto come prezzo marginale, e di ridurre l'incidenza del costo del gas e delle quote di CO2 nella generazione termoelettrica -5-10.
Secondo le prime valutazioni delle sim e delle banche d'affari, che in queste ore stanno passando al setaccio le ipotesi di intervento, il rischio concreto è che una riduzione del Prezzo Unico Nazionale, che sarebbe l'effetto diretto delle misure ipotizzate, finisca per comprimere i margini operativi di chi produce energia, in particolare da fonti rinnovabili -5. Gli esperti di Intermonte sottolineano come un intervento sul mercato elettrico sia una partita complessa, che richiederebbe un confronto a livello europeo, ma intanto l'asticella della sensibilità si è spostata sui bilanci aziendali -5. Equita, nel quantificare l'impatto potenziale, ha stimato che una variazione di 10 euro per megawattora del prezzo dell'elettricità potrebbe tradursi in un calo dell'Ebitda compreso tra l'uno e il due per cento per realtà come A2a e Iren, e anche superiore per Erg, azienda particolarmente esposta nel settore delle rinnovabili -5-10.




