Iperammortamento 2026, tra certificazioni obbligatorie e l’attesa del decreto che congela gli ordini

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La nuova edizione dell’iperammortamento 2026-2028, pur essendo operativa dal primo gennaio dello scorso anno, si presenta ancora come un cantiere aperto in attesa di fondamentali definizioni regolamentari. Stiamo parlando di un meccanismo agevolativo che, alimentato da un budget complessivo di quasi 10 miliardi di euro per il triennio, dovrebbe spingere gli investimenti in beni strumentali e tecnologie 4.0, sostituendo di fatto i precedenti paradigmi della Transizione 4.0 e 5.0. Tuttavia, l’assenza del decreto attuativo – la cui bozza è stata trasmessa al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ma che attende ancora il via libera definitivo – sta generando un effetto paralizzante sul tessuto produttivo, in particolare tra i costruttori di macchinari.

Il peso dell’incertezza e il “congelamento” degli ordini

La misura, se da un lato offre uno stanziamento so per il periodo 2026-2028, dall’altro sta mostrando il fianco a una criticità pratica non irrilevante. In attesa che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) sblocchi l’iter definitivo – con l’obiettivo dichiarato di rendere operativa la piattaforma del GSE entro il prossimo maggio – le imprese costruttrici registrano un vero e proprio congelamento delle commesse. “Ogni settimana di incertezza è una settimana di investimenti rimandati o bloccati”, ha denunciato Giulia Abruzzese, direttore dell’area Politiche Fiscali di Confindustria, nel corso di un webinar informativo organizzato per fare chiarezza. Le aziende cliente, infatti, non volendo assumersi il rischio di procedure non allineate al decreto finale, hanno sospeso le decisioni di spesa, creando un corto circuito che rischia di vanificare, almeno nel breve periodo, l’effetto espansivo sperato dal legislatore.

La stretta sui controlli: la certificazione contabile obbligatoria

Una delle novità più significative introdotte dalla legge n. 199/2025 riguarda la stretta generalizzata sui controlli documentali, un aspetto che il legislatore ha voluto rendere particolarmente stringente per evitare abusi. A differenza del passato, l’iperammortamento 2026 impone un duplice binario di verifiche: da un lato la perizia tecnica asseverata (che attesta la conformità tecnologica e l’interconnessione dei beni), dall’altro la certificazione contabile. Quest’ultima, in particolare, diventa un obbligo universale: non è più riservata solo alle società soggette per legge a revisione legale dei conti, ma è richiesta a tutte le imprese che intendano accedere al beneficio, senza alcun rimborso dei costi sostenuti per ottenerla. Il revisore legale o la società di revisione incaricati devono attestare, con un livello di approfondimento analitico (escludendo quindi i controlli a campione), l’effettivo sostenimento delle spese e la loro perfetta corrispondenza alla documentazione contabile conservata agli atti.

L’autoproduzione energetica e la gestione del budget

Oltre alla stretta sui controlli, il perimetro oggettivo dell’agevolazione si amplia comprendendo espressamente gli investimenti in beni materiali nuovi destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, una previsione che guarda all’autoconsumo anche a distanza. Questa apertura, normata dall’art. 1, c. 429, lett. b) della legge di Bilancio, offre scenari operativi interessanti per quelle imprese che operano su sedi molteplici e distinte, sebbene necessiti di una lettura attenta del quadro normativo di riferimento. Per quanto riguarda le procedure, Marco Calabrò (MIMIT) ha fornito aggiornamenti in merito alla gestione delle risorse e alla tempistica della piattaforma; a ciò si aggiunge la necessità per le imprese di allinearsi ai nuovi vincoli sull’origine europea dei beni, un criterio che sarà centrale per la verifica dell’ammissibilità della spesa.

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