Incendio sul monte Faeta, Giani firma lo stato di emergenza: “Oltre settecento ettari distrutti”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La dichiarazione, già pronta per essere firmata, arriva a roghi ancora non del tutto spenti e mentre le operazioni di bonifica procedono tra i rilievi lucchesi. Il presidente della Toscana, Eugenio Giani, ha ufficialmente deciso per lo stato di emergenza regionale dopo il devastante incendio che ha colpito il monte Faeta, un provvedimento che rappresenta il primo passo verso la richiesta di calamità nazionale. “Sono stati devastati più di settecento ettari di bosco – ha sottolineato Giani – oltre a rendere necessaria l’evacuazione di migliaia di residenti”. Un bilancio, quello delle superfici bruciate, che secondo alcune stime preliminari potrebbe addirittura avvicinarsi agli ottocento ettari, anche se i carabinieri forestali non hanno ancora potuto perimetrare l’intera zona a causa della persistenza di braci ardenti nascoste sotto la coltre di cenere.

La macchina dei soccorsi e l’intervento della Racchetta Capalbio

Tra i primi a muoversi, non appena le fiamme hanno cominciato a divorare la macchia mediterranea e i boschi del territorio lucchese, c’è stata anche la protezione civile volontaria: in particolare la Racchetta Capalbio, un’organizzazione che opera in sinergia con il sistema regionale di protezione civile, ha inviato le proprie squadre sul fronte del fuoco. La macchina dei soccorsi, come spesso accade in eventi di questa portata, si è attivata in modo articolato e con notevole capacità operativa, riuscendo a coordinare mezzi aerei e terrestri nonostante la difficoltà orografica del monte. L’emergenza, va ricordato, ha costretto migliaia di persone ad abbandonare le proprie abitazioni in poche ore, un’evacuazione massiccia che ha messo a dura prova la logistica locale ma che finora non ha registrato vittime tra i civili.

Le polemiche sui tempi dell’intervento e la voce di un esperto

Non sono mancate, come prevedibile, le critiche rivolte alla tempestività delle operazioni aeree. A calmare gli animi, o quantomeno a introdurre un elemento di cautela, ci ha pensato Gianni Conzadori, ex comandante dell’Aeronautica militare e già pilota di Alitalia, oggi in pensione. Conzadori, che nel 2018 aveva messo la sua esperienza al servizio delle indagini per l’incendio di Calci – quelle che portarono all’individuazione del responsabile – ha dichiarato: “Una volta arrivati i mezzi aerei, le operazioni si sono svolte in modo professionale. Sui tempi dell’intervento, però, preferisco non esprimere giudizi: sarà l’inchiesta a chiarire le responsabilità”. Un’affermazione, la sua, che sembra voler separare l’efficacia tecnica dei soccorritori (da lui riconosciuta) dalle eventuali lungaggini amministrative o decisionali, il cui peso spetterà ora agli inquirenti accertare.

Danni incalcolabili e la lunga attesa per i ristori

Serviranno giorni, se non settimane, per quantificare con precisione il disastro. Se i focolai principali sono stati messi sotto controllo già da sabato, restano infatti braci ardenti che solo le precipitazioni abbondanti previste per oggi potrebbero spegnere definitivamente. Solo a bonifica ultimata, e dopo la perimetrazione ufficiale dei carabinieri forestali, la Regione Toscana potrà elaborare una stima economica dei danni: case rurali, coltivazioni, uliveti e piccole aziende agricole ridotte in cenere. Da quel calcolo, che pure richiederà mesi, dipenderà l’entità degli eventuali ristori per i residenti evacuati e per i proprietari dei terreni devastati. Intanto l’inchiesta giudiziaria, annunciata nei giorni scorsi, dovrà stabilire se l’origine del rogo sia dolosa o colposa: una distinzione, questa, che peserà come un macigno sulle eventuali responsabilità penali e civili.

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