La Cina blocca l’export di carburanti: perché benzina, diesel e voli rischiano nuovi rincari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Cina chiude temporaneamente il rubinetto dei carburanti verso l’estero e aggiunge una nuova tensione a un mercato energetico già fragile. Le principali raffinerie del Paese hanno sospeso le esportazioni di benzina, diesel e carburante aereo verso tutte le destinazioni tranne Hong Kong e Macao, in attesa di nuove indicazioni da Pechino.

Non risulta, al momento, un decreto pubblico che stabilisca un divieto generalizzato.

Secondo quanto ricostruito da Reuters, la decisione matura alla vigilia della settimana di festività per il Giorno Nazionale, quando i principali impianti di raffinazione non hanno ricevuto il via libera per le spedizioni di ottobre verso destinazioni diverse da Hong Kong e Macao. La mossa arriva dopo mesi di gestione altalenante: Pechino aveva limitato le esportazioni a marzo, in coincidenza con l’interruzione delle forniture di greggio dal Medio Oriente, per poi allentare le restrizioni a luglio e passare a un’autorizzazione su base mensile.

Il nodo delle scorte interne

La priorità dichiarata è ricostituire le riserve domestiche, scese a livelli che le autorità considerano critici. Le stime dell’agenzia di analisi Kpler indicano che le scorte commerciali cinesi di diesel e gasolio si collocano circa 20 milioni di barili sotto la soglia precedente alla guerra in Iran, mentre per la benzina il deficit si aggira intorno ai 9 milioni di barili. Si tratta di numeri che spiegano perché Pechino abbia scelto di trattenere i prodotti raffinati in casa, almeno fino a quando gli stock non torneranno a livelli ritenuti sufficienti.

La Cina possiede la maggiore capacità di raffinazione al mondo e, pur non essendo il fornitore principale di un singolo Paese europeo, il suo comportamento pesa sul mercato globale. Nei periodi di scarsità le sue esportazioni funzionano da valvola di sfogo: aumentarle contribuisce a calmierare i prezzi, trattenerle accentua la competizione per i carichi disponibili.

È esattamente quello che sta accadendo ora, in un contesto in cui le forniture di diesel da Russia, Medio Oriente e Asia erano già diminuite di circa 1,3 milioni di barili al giorno rispetto all’anno precedente, secondo i dati dell’Agenzia internazionale dell’energia.

L’effetto a catena sull’Europa

L’Europa non dipende in modo esclusivo dai carburanti cinesi: le sue forniture arrivano anche da Stati Uniti, India, Medio Oriente e Corea del Sud. Il blocco di Pechino può però innescare un effetto a catena. I compratori asiatici rimasti senza prodotto si riversano sugli stessi mercati ai quali si rivolgono gli importatori europei, e il risultato è un aumento dei prezzi che precede persino una reale riduzione delle consegne.

Il costo maggiore non riguarda solo la materia prima, ma anche il trasporto, l’assicurazione e i tempi più lunghi necessari per far arrivare le navi da fornitori più lontani.

Il quadro è complicato dal comportamento dei principali operatori cinesi. PetroChina ha annullato diversi carichi di benzina e carburante per aerei programmati per ottobre, molti dei quali erano stati venduti nelle due settimane precedenti. Zhejiang Petrochemical, tra i maggiori raffinatori privati del Paese, non ha pianificato spedizioni durante la settimana di festività. Nessuna delle due società ha rilasciato commenti, e la Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme non ha risposto alle richieste di chiarimento.

Prezzi del greggio oltre quota 100

Sul fronte delle materie prime, il petrolio ha reagito con un balzo. Nella giornata del 2 ottobre il Brent si è mosso intorno ai 102 dollari al barile, mentre il Wti americano si è attestato poco sopra i 92 dollari. Il riferimento europeo aveva già chiuso il mese di settembre con un rialzo di circa il 14%, il maggiore da luglio, alimentato dalle difficoltà negoziali tra Stati Uniti e Iran e dal progressivo irrigidimento del mercato dei distillati.

La Commissione europea, insieme a Italia, Francia, Irlanda e Regno Unito, ha discusso il 1° ottobre la possibilità di attingere a parte delle riserve di emergenza di diesel. Il confronto non equivale a una decisione operativa, ma segnala che le autorità stanno valutando strumenti per evitare un ulteriore irrigidimento. Non è ancora chiaro se Pechino autorizzerà la ripresa delle esportazioni dopo la fine delle festività, fissata al 7 ottobre: la decisione dipenderà dallo stato delle scorte interne e dal ritmo di lavoro delle raffinerie.

Il price cap italiano e il calo dei prezzi alla pompa

In Italia, il mercato dei carburanti si muove in direzione opposta rispetto alle tensioni internazionali. Secondo i dati dell’Osservatorio sui prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio in modalità self service sulla rete stradale nazionale è sceso a 2,084 euro al litro per la benzina e a 2,285 euro per il gasolio. Nella giornata di domenica 4 ottobre la benzina è ulteriormente calata a 2,049 euro, mentre il diesel si è attestato a 2,244 euro.

Il calo è legato all’adesione di diverse compagnie all’appello del governo per un tetto volontario ai prezzi. Eni, Ip e Q8 hanno introdotto il price cap, seguite da Tamoil: con l’ingresso di quest’ultima, la rete di distributori che applicano un limite ai prezzi supera i 9.000 punti vendita, oltre il 40% della rete nazionale. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato che l’esecutivo valuta di estendere il meccanismo anche alle bollette elettriche.

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