Neffa torna al rap con "Canerandagio - Parte 1", venticinque anni dopo l'ultimo capitolo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Giovanni Pellino, in arte Neffa, riabbraccia le origini hip hop con Canerandagio - Parte 1, progetto che segna il suo ritorno al rap dopo un quarto di secolo trascorso a sperimentare tra soul, r&b e pop. Un percorso iniziato negli anni '90, quando – tra i Negazione come batterista, poi con Isola Posse All Stars e i seminali Sangue Misto – contribuì a scrivere la storia del genere in Italia, per poi deviare verso territori melodici con dischi come I messaggeri della dopa (1996) e 107 Elementi (1998).
«Se avessi fatto prima un disco rap, sarebbe stata una gioia finta», ha dichiarato l’artista, sottolineando come questo ritorno alle radici sia maturato nel tempo. Le dieci tracce dell’album, prodotto interamente da lui stesso, non si limitano a riproporre lo stile degli esordi: pur riprendendo le sonorità tipiche degli anni '90, incorporano influenze soul e funk, eredità del suo lungo viaggio musicale. Un equilibrio che riflette l’evoluzione di un artista refrattario alle etichette, capace di passare dalle rime serrate de Il muro alle ballad di Neffa & i messaggeri della dopa, fino al successo pop di Mia signorina (2005).
Quello di Neffa è un nome che ha diviso, soprattutto tra chi considera i suoi primi lavori – Sangue Misto su tutti – come pietre miliari insuperate, e chi invece ha apprezzato le successive svolte. Eppure, proprio questa irrequietezza creativa lo ha reso una figura unica nel panorama italiano. Se Canerandagio non ambisce a replicare l’impatto rivoluzionario di 107 Elementi, è comunque un disco che parla alla scena rap odierna senza rinnegare il passato, dimostrando come le radici possano convivere con la sperimentazione.




