Covid, la transazione da 100 milioni e il nodo politico che agita la Commissione

Covid, la transazione da 100 milioni e il nodo politico che agita la Commissione
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Redazione Interno Redazione Interno   -   La transazione da oltre cento milioni di euro tra lo Stato e la JC Electronics, la società dell'imprenditore Dario Bianchi, ha acceso un duro scontro politico che va ben oltre la semplice gestione di un contenzioso commerciale. La vicenda, che affonda le radici nelle complesse dinamiche delle forniture di mascherine durante l'emergenza pandemica, ha assunto i contorni di un caso che interroga direttamente il governo e i lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid.

Secondo quanto ricostruito, l'atto che ha impegnato 100 milioni e 221mila euro di risorse pubbliche, finalizzato a chiudere una vertenza che in primo grado era costata allo Stato una condanna a oltre 203 milioni di euro, è stato sottoscritto il 31 ottobre 2025 da Maria Rosaria Campitiello, dirigente del ministero della Salute e moglie del viceministro agli Esteri Edmondo Cirielli, esponente di Fratelli d'Italia.

La scelta di chiudere in via transattiva il contenzioso, rinunciando a attendere l'esito dell'appello, è stata difesa dal ministro della Salute Orazio Schillaci come "la scelta più responsabile per i conti pubblici". Una posizione che ha scatenato l'opposizione, con il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico che annunciano un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale e parlano apertamente di una vicenda dai "contorni inquietanti".

La circostanza che la transazione sia stata firmata dalla moglie di un viceministro di FdI e che Dario Bianchi, il titolare della società beneficiaria, sia un ospite fisso degli eventi del partito della premier, ha alimentato le polemiche, con il M5s che parla di "soldi degli italiani agli amici di Meloni" e il Pd che chiede di sapere "sulla base di quali valutazioni sia stata compiuta una scelta tanto onerosa".

Lo scontro politico e il cortocircuito della Commissione

La transazione si inserisce in un clima di tensione all'interno della Commissione parlamentare d'inchiesta, dove la maggioranza, guidata dal presidente Marco Lisei, si trova a dover difendere un accordo siglato con il principale accusatore della gestione di Giuseppe Conte. Dario Bianchi, infatti, è diventato nei mesi scorsi uno dei testimoni chiave delle audizioni, fornendo una versione critica della gestione delle forniture durante l'emergenza.

"Cento milioni sono la scelta più responsabile per i conti pubblici, 454mila euro sono uno scandalo da indagare", ha scritto il giornalista Giulio Cavalli, sintetizzando quello che molti osservatori definiscono un cortocircuito politico. La cifra di 454mila euro si riferisce a un'altra vicenda che tiene banco: le parcelle che la Adaltis avrebbe versato a legali dello studio di Guido Alpa, dove in passato aveva lavorato Giuseppe Conte, per una consulenza che un testimone ha ridotto al controllo di alcuni documenti e a una lettera di sollecito.

La maggioranza, da sempre alla caccia di elementi per mettere in difficoltà l'ex premier e l'ex commissario Domenico Arcuri, ha fatto del caso della parcella da 454mila euro un cavallo di battaglia. "Giuseppe Conte non perde occasione per parlare della pandemia e della Commissione Covid. Tuttavia non lo fa nell'unica sede in cui dovrebbe farlo per chiarire le gravi circostanze emerse", hanno attaccato i parlamentari di Fratelli d'Italia, chiedendo all'ex premier di dimettersi dalla Commissione per poter essere audito.

Ma è proprio su questo punto che l'opposizione ha colto la contraddizione: mentre si scandalizzava per una parcella da poche centinaia di migliaia di euro, la stessa parte politica siglava un accordo da 100 milioni di euro con un imprenditore a lei vicino, senza che la Commissione ne fosse stata informata.

Il giallo della transazione e i rapporti con Atreju

A rendere la vicenda ancora più spinosa è il tempismo della transazione, che è stata siglata nell'ottobre 2025 e resa nota solo mesi dopo, a luglio 2026, in risposta a un'interrogazione parlamentare del Pd. Il Movimento 5 Stelle, per voce del vicepresidente Stefano Patuanelli, ha accusato il governo di aver "nascosto" l'accordo, mentre il capogruppo al Senato Luca Pirondini ha chiesto: "Perché vi siete precipitati a elargire 100 milioni di euro al principale accusatore di Conte? Se ne siete così orgogliosi, perché ce l'avete nascosto per otto mesi?".

La senatrice Ylenia Zambito del Pd ha sottolineato un ulteriore aspetto: durante un'audizione in Commissione dell'aprile 2026, quando l'accordo era già stato firmato, Bianchi si era dichiarato disponibile a mettere a disposizione gli atti del ricorso in appello, prospettando un contenzioso ancora aperto.

La difesa della maggioranza si affida alla cifra del "risparmio" e all'eredità lasciata dal governo Conte. "Lo Stato italiano era stato condannato da un Tribunale a risarcire più di 230 milioni ad una società in quanto è stato ritenuto che la struttura commissariale di Arcuri abbia agito in modo illegittimo. Ciò è avvenuto mentre governava la sinistra", ha dichiarato Marco Lisei, presidente della Commissione, secondo cui il governo Meloni, con la transazione, ha fatto risparmiare 130 milioni agli italiani.

L'Avvocatura di Stato, nel parere che ha accompagnato la decisione, non nascondeva i rischi di un esito negativo in appello, ritenendo la questione della conformità delle mascherine "estremamente complessa" e non escludendo che un'eventuale rinnovazione della consulenza tecnica potesse condurre a "conclusioni opposte". Per la maggioranza, pagare per chiudere una partita dai risvolti incerti è stato l'unico modo per limitare il danno erariale, riparando ai "danni fatti dal Governo Conte".

La doppia anima della Commissione e la sfida della trasparenza

La vicenda dei 100 milioni ha finito per esporre una doppia anima della Commissione parlamentare, da un lato impegnata a fare luce su presunti sprechi e favoritismi della precedente gestione, dall'altra accusata di essere uno strumento di parte utilizzato per colpire l'opposizione. I tentativi di Fratelli d'Italia di delegittimare Giuseppe Conte, chiedendo la sua testa in Commissione e puntando i riflettori sulla consulenza Adaltis, si sono scontrati con le critiche che hanno riportato l'attenzione su un accordo ben più corposo siglato con il testimone d'oro della maggioranza.

La richiesta avanzata da Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, che le opposizioni "rinuncino allo scudo" penale ed erariale che le protegge, è parsa a molti un tentativo di ribaltare la prospettiva, mentre sul tavolo restano i fatti concreti di un pagamento da 100 milioni di euro.

Le reazioni delle opposizioni non si sono fatte attendere. Il Partito Democratico ha annunciato che lavorerà per "sapere tutta la verità" ricostruendo ogni passaggio amministrativo e "ogni eventuale livello decisionale", mentre il Movimento 5 Stelle ha già parlato di esposto alla Corte dei Conti e di possibile azione anche in Procura.

La richiesta di trasparenza, avanzata con forza da entrambi i partiti, si scontra con una realtà in cui i confini tra la Commissione d'inchiesta e il partito di maggioranza sembrano essersi progressivamente sfumati, in un clima di scontro politico che rischia di far passare in secondo piano la ricerca di una verità condivisa su uno dei periodi più drammatici della storia recente del Paese.

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