Assalto al liceo Da Vinci di Genova, spranghe e svastica nell'istituto occupato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella notte tra sabato e domenica, mentre la città riposava, un gruppo di più di venti individhi, celati da passamontagna e armati di spranghe e mazze sottratte da un vicino cantiere, ha fatto irruzione nel liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Genova, situato nella zona di Castelletto. L'istituto, che da alcuni giorni era occupato da circa duecento studenti i quali, con un'iniziativa pacifica, intendevano esprimere solidarietà verso la popolazione di Gaza, è stato così scenario di una violenza che ha riportato alla memoria metodi e simboli di un'epoca che si credeva superata. Gli assalitori, procedendo con methodica distruzione, hanno infranto le vetrate, divelto banchi e arredi, lasciando sui muri, come un macabro sigillo, decine di scritte intimidatorie e una svastica, il tutto accompagnato da urla e inneggiamenti al Duce e a ideologie fasciste e naziste, che hanno squarciato il silenzio notturno con il loro carico di odio.

Il racconto della paura dentro le aule

Secondo la ricostruzione fornita dagli studenti, che hanno vissuto momenti di autentico terrore, l'assalto è durato a lungo, con gli aggressori che, dopo essere entrati sfondando le porte, hanno dato libero sfogo alla devastazione, inseguendo i giovani presenti i quali, per sottrarsi a un confronto fisico del tutto impari, sono stati costretti a barricarsi dentro alcune aule, ascoltando impotenti il frastuono della distruzione e le urla di "Viva il Duce". La furia vandalica si è espressa anche svuotando gli estintori, contribuendo a creare un quadro di generale devastazione e a rendere l'aria irrespirabile, in un cocktail di paura e distruzione che ha trasformato un luogo di cultura e dibattito in un campo di battaglia ideologico.

I rilievi delle forze dell'ordine sul posto

Sul luogo dei fatti, non appena allertate, sono immediatamente intervenute le forze dell'ordine con pattuglie della Polizia di Stato, unità della Digos e personale della Polizia scientifica, chiamati a svolgere i consueti e minuziosi accertamenti del caso. Gli agenti, ai quali spetta il compito di analizzare ogni dettaglio, hanno iniziato a raccogliere le prime testimonianze e a esaminare il vasto materiale fotografico e video che gli stessi studenti hanno diffuso attraverso i social network, documentando con immagini sconcertanti l'entità dei danni e la violenza dell'azione squadrista, nella speranza che quei filmati possano offrire elementi utili per l'identificazione dei responsabili.

Le prime reazioni dal mondo della politica

A condannare l'accaduto, in una delle prime dichiarazioni giunte dalle istituzioni, è stato il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, il quale ha espresso "viva preoccupazione per questo grave atto di violenza" verificatosi all'interno del liceo genovese. La sua presa di posizione, sebbene netta, non è stata isolata, trovando un'eco in varie espressioni di solidarietà provenienti da un ampio schieramento politico, il quale, al di là delle differenti sensibilità, ha riconosciuto la gravità di un episodio che ha violato la sacralità di uno spazio dedicato alla formazione e al confronto delle giovani generazioni.

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