Canfora e la polemica su Marcinelle: "Hanno perso la bussola, si inventano insulti"
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Redazione Interno
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Le dichiarazioni dello storico Luciano Canfora, ospite del programma In onda su La7, hanno acceso ulteriormente il dibattito politico intorno alla commemorazione del settantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle. Canfora ha commentato la reazione del governo e di Fratelli d'Italia alle contestazioni avvenute durante la cerimonia al Bois du Cazier, e le sue parole hanno scelto toni particolarmente duri, parlando di nervi a pezzi e di una bussola smarrita a causa della scissione interna rappresentata da Roberto Vannacci.
Lo storico ha evidenziato come l'esecutivo, secondo il suo punto di vista, stia attraversando una fase di confusione che lo porta a reagire in modo spropositato, attribuendo agli avversari politici offese che non sono state realmente formulate.
La dinamica della protesta e le accuse
L'oggetto della polemica riguarda un gesto di alcuni sindacalisti presenti alla cerimonia, che secondo le ricostruzioni fornite da esponenti di Fratelli d'Italia, tra cui l'europarlamentare Carlo Fidanza, avrebbero voltato le spalle mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa dava lettura del messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Un'azione che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito "grave e vergognosa", interpretandola come un atto di disprezzo nei confronti delle istituzioni in un momento solenne dedicato alla memoria dei caduti. Tuttavia, la ricostruzione è stata immediatamente contestata dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, il quale ha negato fermamente che i suoi rappresentanti si siano resi protagonisti di tale gesto, bollando le accuse come pretestuose e attribuendole, con una battuta, a un "colpo di sole" preso da Fidanza.
A complicare ulteriormente il quadro, il sindacato belga Fgtb ha rivendicato la paternità della protesta, dichiarando che si è trattato di un atto antifascista contro la presenza di Fratelli d'Italia, scagionando così la Cgil dalla responsabilità diretta dell'accaduto.
L'analisi di Canfora: nervi a pezzi e scissione interna
Proprio su questa dinamica di accuse e contro-accuse si è inserito il commento di Luciano Canfora, che ha offerto una lettura politica ampia della vicenda. Lo storico ha sostenuto che il governo e il partito di maggioranza stiano vivendo una fase di forte stress politico, scatenata dalla cosiddetta "scissione vannacciana", un evento che avrebbe fatto perdere loro il controllo e la capacità di discernimento.
Secondo Canfora, l'attuale maggioranza si trova di fronte a un dilemma strategico: combattere apertamente Vannacci o inseguirlo sul suo stesso terreno, e la scelta di quest'ultima opzione rappresenterebbe una sorta di suicidio politico. Il nervosismo che ne deriva, aggiunge lo storico, si tradurrebbe nella creazione di polemiche inutili e nell'attribuzione di colpe a soggetti che non le hanno commesse, una "ginnastica mentale a perdere" che si ripete quotidianamente, solo per essere dimenticata il giorno dopo, a fronte di nuovi pretesti.
Lo storico, poi, ha stabilito un parallelo tra l'attuale scontro diplomatico con il premier spagnolo Pedro Sánchez, innescato dalle recenti tensioni su Ceuta e Schengen, e il sostegno militare offerto dal regime fascista di Mussolini a Francisco Franco durante la guerra civile spagnola. Un paragone che Canfora ha definito una "caricatura in piccolo" di quell'episodio storico, sottolineando come i gesti attuali, a suo avviso, finiscano per ridicolizzare chi li compie, trasformandosi in una farsa.
La commemorazione e il contesto storico di Marcinelle
La cerimonia al Bois du Cazier, che ha fatto da sfondo a queste polemiche, intendeva ricordare una delle pagine più tragiche dell'emigrazione italiana. L'8 agosto 1956, un incendio nella miniera di carbone belga causò la morte di 262 lavoratori, di cui 136 italiani, emigrati nel dopoguerra in cerca di un futuro migliore e finiti intrappolati nelle viscere della terra a causa di condizioni di lavoro disumane e di carenze strutturali note e mai corrette in tempo.
Il ricordo di quella strage, oggi più che mai, è un monito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, un tema che continua a mietere vittime ancora nel 2026, e sulle dinamiche migratorie che vedono spesso i lavoratori stranieri impegnati nei settori più faticosi e pericolosi, in una storia che, come quella dei minatori italiani in Belgio, si ripete con nuovi volti.
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