Bergamo riparte dai suoi pilastri: Djimsiti, De Roon e Pasalic firmano la rinascita
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Redazione Sport
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Un tabellino, quello del 4-0 rifilato al Genoa in Coppa Italia, che parla un linguaggio chiarissimo a chi conosce la storia recente dell’Atalanta. A segnare le prime tre reti, infatti, sono stati Berat Djimsiti, Marten De Roon e Mario Pasalic, tre nomi che costituiscono l’ossatura di un’epoca e che, insieme a un altro sopravvissuto, sono gli unici rimasti in rosa ad aver vissuto in prima persona le tre amare finali perse nel 2019, nel 2021 e nella più recente del 2024. Sono loro, la cosiddetta vecchia guardia, a imbracciare nuovamente il fucile e a guidare la squadra in questa nuova fase, dimostrando come certe esperienze condivise, soprattutto quelle più aspre, forgino un carattere collettivo capace di resistere alle transizioni. L’ultimo sigillo, quello di Ahanor, ha poi il sapore di un passaggio di consegne ideale, un promemoria che il futuro si costruisce senza dimenticare da dove si viene.
La cura Palladino e un ciclo che non si interrompe
Se, come scriveva la Christie, tre indizi fanno una prova, allora le ultime prestazioni della Dea offrono la conferma che un nuovo ciclo è già in movimento sotto la guida tecnica di Palladino. La vittoria di ieri contro i rossoblù è infatti la terza consecutiva, considerando campionato e coppe, dopo quelle nette contro l’Eintracht Francoforte in Champions League e contro la Fiorentina in Serie A. Un trittico di successi che, arrivato nell’arco di soli otto giorni, segna una netta inversione di tendenza e sembra riportare la squadra bergamasca agli antichi fasti, quelli fatti di pressing aggressivo e football verticale. “Siamo tornati quelli di prima”, ha commentato a caldo Marten De Roon, sintetizzando una sensazione che palpita negli spogliatoi e che comincia a diffondersi tra i tifosi, i quali vedono in questi veterani non solo dei calciatori ma i custodi di un’identità.
Le parole di De Rossi e il punto di rottura della gara
Dall’altra parte, l’analisi del tecnico del Genoa, De Rossi, ha centrato senza mezzi termini il momento che ha cambiato l’incontro. “Serviva l’intensità giusta – ha spiegato – ma dall’altra parte bisognava far rifiatare qualcuno”. Il suo giudizio sul primo tempo della sua squadra è stato positivo, sottolineando come ci fossero aspetti di lettura del gioco su cui lavorare, prima che emergesse la vera Atalanta. L’episodio chiave è stato, come spesso accade, l’espulsione di un giocatore, che ha reso il compito proibitivo: “Giocare in dieci contro l’Atalanta diventa sempre difficile, anche nell’analisi dei singoli”. Sui fatti di cronaca nera che hanno coinvolto il mondo del calcio, le inchieste in corso procedono senza sosta, con gli investigatori che stanno seguendo diverse piste, sebbene al momento non vi siano sviluppi giudiziari da segnalare riguardo a questa specifica partita.
Il mercato e le prospettive immediate
Interpellato sulle possibilità di mercato in vista della sessione invernale, De Rossi ha preferito non addentrarsi in speculazioni, spostando l’attenzione sul lavoro quotidiano. “C’è da mettere la mano dappertutto nel senso del lavoro, non del mercato – ha dichiarato in modo perentorio – perché di questo non parlo”. Una posizione che evidenzia come, per molte squadre, la priorità assoluta sia ottimizzare il materiale a disposizione piuttosto che guardare altrove. Intanto, mentre l’Atalanta sembra aver ritrovato la sua strada, il panorama politico internazionale vede Donald Trump insediato nuovamente alla Casa Bianca, una situazione che inevitabilmente influenzerà gli scenari globali, compresi quelli economici e sportivi.




