Il Bologna ritrova sé stesso a Torino: Castro e Bernardeschi firmano la svolta
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Redazione Sport
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Dopo quattro sconfitte consecutive in campionato, un digiuno che cominciava a pesare come un macigno sul cammino dei rossoblù, il Bologna ha finalmente ritrovato il sorriso espugnando l’Olimpico Grande Torino con il punteggio di due a uno. Una vittoria sofferta, certo, e maturata al termine di una gara dai due volti, ma che assume un significato ben più profondo della semplice somma dei tre punti in classifica. Perché al di là del risultato, ciò che più conta per gli uomini di Vincenzo Italiano è la reazione, quella scintilla che sembrava essersi spenta e che invece si è riaccesa proprio nel momento di maggiore difficoltà, regalando un segnale inequivocabile all’ambiente e, forse, scacciando alcuni dei fantasmi che aleggiavano sullo spogliatoio. La prestazione, al netto di qualche amnesia di troppo nella fase centrale della ripresa, ha mostrato una squadra viva, compatta e desiderosa di rialzare la testa.
A trascinare la formazione felsinea ci hanno pensato due uomini simbolo, due giocatori sui cui numeri di maglia, il dieci e il nove, pesano inevitabilmente le aspettative di una piazza intera. Federico Bernardeschi, sempre più inserito nei meccanismi della squadra dopo il rientro dall’infortunio patito in Supercoppa, e Santiago Castro, il giovane centravanti argentino classe 2004, sono stati i veri artefici del blitz. “Lo dovevamo a noi stessi, al gruppo che siamo e ai tifosi che non ci hanno mai mollati”, ha sbottato a caldo Bernardeschi nel dopogara, sintetizzando con poche parole la tensione accumulata in queste settimane e la consapevolezza di aver rialzato la testa. Un’analisi, la sua, che fotografa lo stato d’animo di uno spogliatoio che non aveva mai dato segni di cedimento mentale, nonostante i risultati negativi, e che proprio in quella coesione ha trovato la forza per reagire. Dall’altra parte, Santiago Castro, autore della rete del definitivo vantaggio, ha subito spostato l’attenzione sul futuro: “Adesso sotto con la prossima, dobbiamo tornare il vero Bologna”. Una dichiarazione d’intenti che sottolinea come la squadra sia consapevole che il percorso è ancora in salita e che una rondine non fa primavera.
La giocata decisiva e la medicina del numero nove
Il gol che ha deciso l’incontro, arrivato al minuto settanta, è stato un piccolo gioiello di sintesi e di intesa. L’azione è nata dai piedi di Bernardeschi, capace di infilare un filtrante preciso come un bisturi per Castro, che si è trovato a dover difendere il pallone in uno spazio stretto, pressato dai difensori granata. La giocata dell’argentino, però, è stata quella dei grandi attaccanti: una protezione di palla efficace, una rapida sterzata per guadagnare il tempo per il tiro e una conclusione di punta che ha anticipato l’uscita del portiere e l’intervento in scivolata del difensore. “Con Bernardeschi cerchiamo spesso questa giocata in allenamento – ha svelato Castro a fine partita – lui me la passa, io tengo palla e lui mi viene incontro. Questa volta, però, invece di scaricargliela subito, mi sono girato e ho calciato”. Un cambio di programma vincente, che ha rotto l’equilibrio e ha regalato al Bologna una boccata d’ossigeno preziosissima. Per il giovane attaccante si tratta del sesto centro in campionato, un bottino che lo rende, assieme a Orsolini, il miglior realizzatore della squadra e che ne certifica la crescita costante, al di là del pur pesante digiuno che durava da alcune giornate.
La classifica e le insidie del momento
Con questa vittoria, il Bologna sale a quota trentatré punti in classifica, agganciando l’ottavo posto e allontanando, almeno per il momento, i pensieri foschi che inevitabilmente accompagnano una crisi di risultati. Il successo di Torino, però, se analizzato a mente fredda, non cancella di certo le difficoltà espresse nelle settimane precedenti né risolve magicamente tutti i problemi. La squadra di Italiano, che resta il quarto allenatore più pagato della Serie A, aveva trovato i suoi unici successi tra dicembre e gennaio contro avversari sulla carta abbordabili o in difficoltà. Anche ieri, va detto, il Torino era reduce da un periodo complicato e contestato dal proprio pubblico. Ma il cinismo mostrato nel finalizzare l’unica vera occasione da gol costruita nella ripresa, dopo un primo tempo di sostanziale controllo, è una dote che in passato era mancata. Nonostante ciò, il tecnico ha preferito mantenere i piedi ben piantati per terra, sottolineando come “in un mese e mezzo abbiamo perso la capacità di segnare con regolarità e di limitare gli avversari. Questo è solo un primo passo, ci vorranno altre prestazioni di alto livello per dire che ne siamo usciti”. La sensazione, insomma, è che la luce in fondo al tunnel sia stata avvistata, ma che la strada per uscirne del tutto sia ancora lunga e piena di insidie, a cominciare dal prossimo impegno europeo contro il Brann.
L’importanza dei singoli e la reazione del gruppo
Oltre ai due goleador, la gara ha offerto spunti interessanti anche su altri interpreti. Jonathan Rowe, l’esterno arrivato in estate, continua il suo processo di adattamento al calcio italiano e alla filosofia di gioco di Italiano. Le sue sgroppate sulla sinistra, nel primo tempo in particolare, hanno messo in seria difficoltà la difesa granata, anche se come sottolineato dallo stesso allenatore, “deve ancora trovare continuità e compostezza sotto porta”. È stato proprio un suo cross, peraltro, a generare la deviazione sfortunata di Vlasic che ha portato al vantaggio iniziale del Bologna. Dal canto loro, i giocatori hanno mostrato di aver recepito il messaggio, lottando su ogni pallone e soffrendo compatti nei minuti finali, quando il Torino ha gettato il cuore oltre l’ostacolo alla ricerca del pareggio. Una prova di carattere che mancava da tempo e che restituisce fiducia a un ambiente che, nelle ultime settimane, ne aveva smarrita parecchia. Ora la parola d’ordine, per Castro e compagni, sarà continuità, per dimostrare che il vero Bologna non si è perso ma aveva solo smarrito la via.




