Karp (Palantir): «L'AI andrebbe nazionalizzata». L'idea di un fondo sovrano che controlli le partecipazioni strategiche

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Alex Karp non è un avversario dell'intelligenza artificiale. È il cofondatore e amministratore delegato di Palantir, la società nata nel 2003 da Peter Thiel che ha costruito la sua fortuna vendendo software al Pentagono e all'intelligence americana e che oggi è uno dei protagonisti della corsa globale all'AI. Per questo le sue parole pesano nel confronto sempre più acceso sui rischi della nuova tecnologia.

Intervistato dalla CNBC, Karp ha detto che «la prima linea di difesa è che sei responsabile delle tue azioni»: chi costruisce questi sistemi, sostiene, deve risponderne anche sul piano civile e penale se non si comporta responsabilmente.

Ed è proprio seguendo questo ragionamento che il numero uno di Palantir arriva all'ipotesi più radicale. «La posizione che credo abbiano è che queste aziende debbano essere nazionalizzate, perché se non le nazionalizzi ognuno dei miei clienti farà causa», ha detto Karp, riferendosi ai laboratori che sviluppano i modelli più potenti.

Secondo la sua lettura, alcune aziende di intelligenza artificiale potrebbero cercare nell'intervento dello Stato una protezione dalle responsabilità legali legate all'utilizzo dei dati e ai possibili danni prodotti dai loro sistemi. Karp ha anche espresso scetticismo sull'idea di inserire valutatori indipendenti nelle aziende: «La questione principale è che servono persone che capiscano le normative di sicurezza, ma la maggior parte di chi capisce questo campo è già impiegata da qualche parte. Quindi sorge la domanda: di chi ti puoi fidare davvero?».

Le dichiarazioni di Karp arrivano a pochi giorni di distanza da un intervento che ha scosso il settore. Il 12 settembre scorso Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha pubblicato un lungo saggio in cui esortava il settore a «rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di IA».

Per rendere verificabile tale rallentamento, Amodei ha proposto un piano in tre fasi: l'istituzione di valutatori esterni con accesso permanente ai sistemi delle aziende di frontiera, un coordinamento tra le società pioniere per stabilire standard di sicurezza comuni e una cooperazione internazionale per gestire i rischi.

La preoccupazione nasce dalla crescente capacità dei modelli di migliorarsi autonomamente: «Considerata l'accelerazione dello sviluppo delle capacità dell'IA, temo che entro 6-12 mesi un gruppo di modelli possa essere in grado di prendere il controllo di Internet, il che potrebbe causare centinaia di miliardi di dollari di danni», ha scritto Amodei.

I numeri aiutano a capire perché le parole di Karp contano. Al 30 giugno 2026 Palantir contava 1.049 clienti. Nel secondo trimestre dell'anno i ricavi sono aumentati del 93 per cento rispetto a un anno prima, passando da un miliardo a 1,94 miliardi di dollari, mentre l'utile netto è più che triplicato, da 329 milioni a 1,066 miliardi. A spingere i risultati sono sia il settore pubblico sia quello privato: i ricavi governativi sono cresciuti del 79 per cento e quelli commerciali del 110 per cento.

Tra i clienti non ci sono soltanto il Pentagono e le agenzie americane: i software di Palantir sono utilizzati da governi, apparati militari e grandi imprese in tutto il mondo. La tecnologia dell'azienda consente di raccogliere enormi quantità di dati da fonti scollegate e incompatibili tra loro, unirli e trasformarli in informazioni utili per forze di polizia, eserciti, servizi di intelligence e istituti finanziari.

Karp, 58 anni, ha studiato a Haverford College e alla Stanford Law School e ha conseguito un dottorato in teoria sociale alla Goethe University di Francoforte. È amministratore delegato di Palantir dal 2005. Tra i cofondatori c'è Peter Thiel, tuttora presidente del consiglio di amministrazione e una delle figure più influenti della Silicon Valley. È attraverso Thiel che la storia di Palantir incrocia anche quella di JD Vance: il vicepresidente americano non ha lavorato per Palantir, ma a Mithril Capital, il fondo di venture capital fondato da Thiel e Ajay Royan

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