Spin Time, il corteo del 19 settembre a Roma: percorso, orari e le richieste degli attivisti
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Redazione Interno
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Sabato 19 settembre Roma si prepara a una nuova giornata di mobilitazione per il diritto all’abitare. Il corteo convocato da Spin Time prenderà il via alle ore 14 da piazza della Repubblica e si concluderà a piazza Vittorio Emanuele II, attraversando il centro cittadino con un percorso che toccherà viale Luigi Einaudi, viale Enrico De Nicola, viale Castro Pretorio, viale del Policlinico, viale dell’Università, via Tiburtina, piazza di Porta San Lorenzo, viale Manzoni e via Emanuele Filiberto.
La mobilitazione non si esaurirà nella giornata di sabato. Per domenica 20 settembre è prevista un’assemblea pubblica nazionale, pensata per riunire reti civiche, movimenti sociali, sindacati, istituzioni locali, organizzazioni religiose e partiti, con l’obiettivo di proseguire la campagna sull’abitare. La scelta di accompagnare il corteo con un momento di confronto e organizzazione tra reti territoriali riflette la volontà degli attivisti di trasformare la vertenza romana in una piattaforma condivisa sulle politiche per la casa.
Al centro della mobilitazione c’è la richiesta che il palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme torni a essere un bene comune. Gli attivisti chiedono al Comune di portare avanti la trattativa per l’acquisto dell’immobile dalla società proprietaria, Investire Sgr, e di consentire il rientro delle famiglie che lo abitavano fino allo sgombero di fine luglio.
Secondo Mosè Vernetti, attivista di Spin Time, il corteo sarà anche «il primo contro il Piano Casa del governo» e servirà a mandare un messaggio alla premier Meloni e al vicepremier Salvini: «portiamo ovunque il modello di Spin Time e questo è il sostegno della città».
La piattaforma della mobilitazione non si limita alla vicenda del singolo edificio. Gli organizzatori rivendicano il diritto alla trasformazione urbana attraverso le comunità organizzate, contrapponendosi alle logiche della rendita e della speculazione dei fondi immobiliari. Tra le richieste figura anche una proposta di legge di iniziativa popolare sul diritto alla casa.
Lo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme è stato evacuato il 29 luglio dopo un incendio, circostanza che aveva portato alla rimozione progressiva di tende e allestimenti presenti sulla carreggiata. Nei giorni successivi al rogo, gli attivisti hanno mantenuto un presidio davanti al palazzo, poi parzialmente smontato con la riapertura della strada al traffico. La comunità ha continuato a svolgere le proprie attività in sette gazebo sistemati all’interno delle strisce blu, con l’intenzione di «riprendersi la strada» nei fine settimana.
Sul fronte della trattativa, la proprietà dell’immobile ha offerto un contributo di 500mila euro al Comune di Roma per il reperimento di soluzioni abitative temporanee per le famiglie sgomberate. La somma, secondo Investire Sgr, sarà messa a disposizione di Roma Capitale mediante delegazione di pagamento, privilegiando per quanto possibile strutture situate nel quartiere Esquilino per tutelare le situazioni di maggiore fragilità e favorire la continuità scolastica dei minori.
All’appello per la mobilitazione hanno aderito numerose organizzazioni, tra cui la Cgil, l’Unione Inquilini, Mediterranea Saving Humans, Libera Roma, Nonna Roma e il Social Forum Abitare. Hanno confermato la loro presenza anche Lucha y Siesta, il Polo Civico Esquilino, Rete No Kings e il centro sociale La Strada. Il Pd romano ha annunciato il proprio sostegno al corteo, con la coordinatrice della segreteria nazionale Marta Bonafoni che ha confermato la sua partecipazione.
Non tutte le realtà cittadine hanno però scelto di aderire. Arci Roma e altre associazioni e comitati romani hanno deciso di non partecipare, pur ribadendo la propria solidarietà alle persone sgomberate e alle battaglie per il diritto all’abitare. Nella lettera aperta diffusa nelle ultime ore, le associazioni spiegano che la mancata partecipazione «non è un disimpegno, ma un atto di responsabilità e di coerenza».
Al centro della contestazione c’è quella che viene definita una contraddizione politica: secondo i firmatari, non sarebbe possibile separare la vicenda di Spin Time dalle altre vertenze cittadine che riguardano il diritto alla casa, la difesa degli spazi pubblici e le grandi trasformazioni urbanistiche.
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