Una messa in Duomo per ricordare Rocco Commisso, la città si stringe al patron viola
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Redazione Sport
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Una settimana dopo le esequie celebrate a New York, Firenze si prepara a tributare il suo addio a Rocco Commisso. La cattedrale di Santa Maria del Fiore, cuore simbolico della città, ospiterà infatti lunedì 26 gennaio, alle ore 18, una solenne messa di suffragio in memoria del presidente della Fiorentina, scomparso lo scorso 16 gennaio. L’annuncio, congiuntamente diffuso dalla famiglia e dalla società viola, sottolinea la volontà di creare un momento collettivo, aperto a tifosi e cittadini, per onorare la memoria di una figura che, in pochi anni, ha saputo intrecciare il proprio destino con quello del club e dell’intera comunità. A presiedere il rito sarà il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo emerito di Firenze, in un’occasione che va oltre il semplice tributto formale e si candida a diventare un evento di riconoscenza popolare.
Il legame indissolubile tra la squadra e il suo territorio
Il cordoglio per la scomparsa di Commisso ha trovato una prima, significativa espressione istituzionale già nel consiglio comunale di Firenze, che nelle scorse ore lo ha ricordato osservando un minuto di silenzio. In quell’aula, il presidente dell’assemblea Cosimo Guccione ha condensato in poche parole un sentimento diffuso, affermando che “la Fiorentina è Firenze e Firenze è la Fiorentina”, un concetto che ben sintetizza la simbiosi ritrovata sotto la gestione del patron italoamericano. Quella relazione, che qualcuno definiva ormai familiare, si era andata rinsaldando attraverso scelte precise e una presenza costante, capace di trascendere il semplice ruolo dirigenziale per diventare un punto di riferimento, talvolta discusso ma sempre passionale.
I funerali a New York e le voci dal mondo dello sport
I funerali di Commisso, come noto, si sono già svolti in forma privata a New York, sua città di adozione, mercoledì scorso, con una cerimonia trasmessa in diretta streaming per permettere a tutti di partecipare almeno virtualmente. Nel frattempo, dal mondo del calcio, iniziano ad affiorare ricordi personali che ne tratteggiano il carattere. Gianpaolo Calvarese, ex arbitro di Serie A, lo ha descritto come “un gigante a livello umano”, una persona “vulcanica ma anche molto umana”, ricordando aneddoti che lo vedevano coinvolto, a volte infuriato, nelle dinamiche della squadra. “Gli interessava poco l’arbitraggio – ha rivelato Calvarese – pensava solo allo sport, quello vero”, una dichiarazione che restituisce l’immagine di un uomo d’affari la cui priorità era, in fondo, la passione pura per la competizione e per il club che aveva rilevato.
Un’eredità che va oltre il campo di gioco
La scelta di fissare la cerimonia in Duomo, luogo di massima rappresentanza civica e religiosa, non è casuale e segna il riconoscimento di un’eredità che travalica i confini sportivi. Commisso, con il suo approccio diretto e spesso anticonvenzionale, aveva saputo riconquistare una larga parte della tifoseria, rilanciando al contempo l’immagine della società in ambito internazionale. La messa del 26 gennaio rappresenta dunque l’ultimo, solenne atto di questo legame, un’opportunità per la città di esprimere gratitudine e per la famiglia di percepire la vicinanza di quel tessuto sociale con cui il presidente aveva scelto di identificarsi profondamente. Un commiato che si annuncia carico di emozione, in una cornice che unisce il sacro al profano, la storia cittadina alla storia di un club che, oggi più che mai, si sente parte integrante dell’identità fiorentina.




