Il ritorno del due tempi firmato Kawasaki: ecco le nuove KX327 e KX327X con iniezione elettronica

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Ci sono operazioni di mercato che sembrano uscite da una vecchia videocassetta degli anni Novanta, avvolte nell’odore di miscela e nel fragore secco di una espansione in piena potenza; eppure, siamo nel 2026, e Kawasaki ha deciso di sfidare tutte le logiche contemporanee riportando in catalogo un motore a due tempi – cilindrata 327 cc, fra l’altro – destinato a un pubblico adulto.

La Casa di Akashi, dopo quasi vent’anni di assenza (se si escludono i modelli per bambini), ha tolto ufficialmente i veli alle nuove KX327 e KX327X, due varianti sviluppate sulla medesima base tecnica ma pensate rispettivamente per il motocross più radicale e per il cross-country o l’enduro, con una differenza sostanziale: non c’è più un carburatore, ma un sistema di iniezione elettronica che aggiorna il concetto di “due tempi” all’era della connettività e delle app da smartphone.

Il cuore pulsante: un 327 cc mai visto prima con doppio iniettore

Il vero protagonista della nuova gamma è il propulsore – un monocilindrico liquido di 327 cm³ – che abbandona la carburazione classica per adottare una soluzione inedita nel panorama giapponese per questa categoria, cioè l’iniezione elettronica. Questa scelta, spiegano i tecnici, consente di eliminare uno dei grandi crucci storici degli amanti del due tempi, ovvero la continua necessità di regolare i getti in base alla quota o alla temperatura; ora l’elettronica pensa a tutto, adattando automaticamente la miscela e promettendo una erogazione lineare già dai regimi più bassi.

La KX327 è quella votata al circuito: monta un cambio a cinque rapporti, cerchio posteriore da 19 pollici e una ciclistica essenziale, spogliata di qualsiasi accessorio superfluo per esaltare l’agilità in curva. Sulla gemella KX327X, invece, si fa strada la filosofia dell’enduro, con una sesta marcia (prima marcia molto corta per i tratti più lenti e tecnici), cavalletto laterale di serie, paramani, paramotore e un serbatoio trasparente da circa 8,5 litri, il tutto condito da una forcella KYB da 48 mm e da un impianto frenante Nissin pensato per resistere allo stress dei fondi sconnessi.

Un telaio che viene dalla massima competizione

A sostegno del nuovo motore, i progettisti hanno scelto un telaio perimetrale in alluminio, derivato direttamente dall’esperienza maturata con le recenti KX450F, per garantire rigidità torsionale senza appesantire la moto (il peso dichiarato si aggira intorno ai 106 kg, una cifra che la pone in linea con le migliori 250 a due tempi). Le sospensioni, come detto, sono affidate a KYB, con un setting specifico per ciascuna versione: più rigido sulla KX327 da cross, leggermente più progressivo sulla X da enduro.

A completare il quadro tecnico, l’arrivo di un contralbero di equilibratura, una novità assoluta per i due tempi della Casa, utile a smorzare le vibrazioni tipiche del motore a miscela senza tradire quel carattere “grintoso” che i puristi cercano da sempre. La trasmissione finale è affidata a una catena sigillata, mentre la frizione è idraulica – un dettaglio non secondario per chi affronta ore di guida su sentieri impegnativi – e l’avviamento è esclusivamente elettrico, con la pedivella che scompare del tutto dal cratere.

Elettronica e applicazione: anche il due tempi diventa smart

Forse l’aspetto più sorprendente, per una tipologia di motore storicamente legata alla meccanica pura, è l’integrazione con il sistema Rideology The App KX2, già visto sui modelli a quattro tempi ma mai prima d’ora su un due tempi di serie.

Tramite connessione Bluetooth o GPS (il modulo è integrato nel parafango anteriore), il pilota può selezionare due mappe motore differenti direttamente da un interruttore al manubrio, senza bisogno di computer esterni; la stessa applicazione permette di registrare i giri, monitorare il carico della batteria, la temperatura del liquido e persino la pressione dell’olio, conservando un registro delle manutenzioni.

Kawasaki ha insomma cercato di coniugare la leggerezza e l’immediatezza del due tempi con la precisione dell’elettronica moderna, un equilibrio che fino a pochi anni fa sembrava impossibile da raggiungere per una Casa nipponica. I puristi della miscela preparata a mano, va detto, potranno comunque gestire in autonomia il rapporto olio/benzina, ma la centralina continuerà a supervisionare l’iniezione per ottimizzare la combustione.

Dettagli e allestimenti: la differenza la fa la corona

Guardando le schede tecniche diffuse dalla stampa specializzata, emergono altre differenze sostanziali tra i due modelli: la KX327 adotta una corona posteriore dal disegno più aggressivo e un cerchio da 19 pollici, mentre la KX327X monta una corona con protezione per il mozzo, cerchio posteriore da 18 pollici e un pneumatico Dunlop Geomax AT82 studiato per il misto. Entrambe condividono le pedane regolabili Ergo-Fit, i manubri con impugnature ODI Lock-On (quelle che si bloccano senza bisogno di colla) e i fianchetti a sgancio rapido per pulire il filtro aria in pochi secondi.

I prezzi, annunciati per il mercato statunitense, parlano di 9.099 dollari per la versione da cross e 9.699 per la variante enduro, mentre in Europa e Giappone l’arrivo è previsto entro la fine del 2026 o i primi mesi del 2027. Certo, nessuno si aspetta che questo ritorno rivoluzioni da solo il mercato dell’off-road, ma è innegabile che la mossa di Kawasaki – riportare in vita una tecnologia data per morente, aggiornandola con iniezione e app – rappresenti un segnale forte per gli appassionati di tutte le età.

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