La nuova KLE 500 di Kawasaki, quel ritorno che sfida le concorrenti cinesi sui prezzi

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’era una volta, e non è una frase fatta, la KLE 500. Quella moto, per intenderci, che tra il 1991 e il 2007 ha solcato le strade – e qualche sterrato – con la semplicità delle cose fatte bene, senza troppi fronzoli. Poi, come spesso accade, il modello sparì dal listino per lasciare spazio alla Versys 650, che aveva un’anima più cittadina e ruote da diciassette pollici. Oggi, a distanza di quasi vent’anni, Kawasaki ha deciso di riesumare quel nome, e lo ha fatto con una strategia precisa: prendere la base collaudatissima del bicilindrico parallelo da 451 cm³, quello che spinge già la Z500 e la Ninja 500, e innestarlo in un telaio a traliccio in acciaio ad alto limite elastico, costruito apposta per questa nuova avventura. Il propulsore, per chi conosce le giapponesi, è un gioiellino di affidabilità: eroga 45,4 cavalli a 9.000 giri e una coppia di 42,6 Nm a 6.000 giri, numeri che la mantengono ben accessibile ai possessori di patente A2, senza per questo farle perdere smalto quando si apre il gas. La casa di Akashi, insomma, non ha voluto strafare, ma ha messo in campo una moto onesta, che punta sulla sostanza e su un prezzo d’attacco che, va detto, rappresenta la vera sorpresa di questa operazione commerciale.

Un prezzo studiato a tavolino per mordere il mercato

La nuova KLE 500, nelle concessionarie italiane a partire dai primi mesi del 2026, è stata annunciata a 6.340 euro per la versione base, una cifra che non passa certo inosservata se si considera il segmento delle cosiddette “piccole adventure”. È una mossa, quella di Kawasaki, che profuma di sfida diretta ai marchi cinesi, da tempo padroni incontrastati di questa fascia di mercato con proposte economicamente aggressive. La versione SE, più accessoriata, sale invece a 6.990 euro, offrendo in dote un parabrezza maggiorato, paramani, paramotore più esteso e indicatori di direzione a led, dettagli che per chi cerca il fuoristrada leggero fanno la differenza. Ma è interessante notare come il listino della casa giapponese vada a posizionarsi proprio nel cuore pulsante della battaglia commerciale: la CFMOTO 450 MT, per esempio, viaggia su prezzi promozionali attorno ai 5.990 euro, mentre Voge e QJ Motor si attestano leggermente più in basso. Ecco, la KLE 500 si prende quel piccolo sovrapprezzo, giustificandolo con un blasone storico e una rete di assistenza che pochi concorrenti possono vantare, provando a sottrarre clienti a chi, finora, ha dettato legge.

L’impostazione ciclistica e le sensazioni di guida

Salire in sella a questa KLE significa ritrovare una posizione di guida che mette subito a proprio agio. I fianchi sono stretti e lineari, il manubrio alto e largo lascia le braccia rilassate e i piedi, particolare non da poco, non vanno a sbattere contro il silenziatore quando si arretra. La sella, benché sia fissata a 870 mm da terra, dà l’impressione di essere più bassa grazie alla conformazione scultorea della carena, e anche chi non ha un fisico da gigante riesce a toccare con le punte di entrambi i piedi. Qualche perplessità, invece, arriva dal cavalletto laterale, giudicato un pelo corto: una volta parcheggiata, la moto resta parecchio inclinata, un vezzo tipico di certe giapponesi che non amano stare dritte come fusi. Acceso il motore, il rumore al minimo non è proprio un incanto – somiglia più a un tosaerba che a un bicilindrico, ma ormai è croce e delizia di tutte le Euro 5+ – eppure appena si comincia a salire di giri il carattere del motore si sveglia, restituendo quella spinta sa che ci si aspetta da una due cilindri di media cilindrata. Le sospensioni, con una forcella a steli rovesciati da 43 mm e un mono posteriore, lavorano bene per assorbire le sconnessioni, sia in città che su percorsi misti, e l’ABS disinseribile al posteriore, azionabile da un comodo pulsante sul manubrio, permette di giocare un po’ con il fango senza troppi timori reverenziali.

L’allestimento e il confronto con le rivali storiche

A livello di allestimenti, la KLE 500 base monta un cruscotto LCD completo di connettività con lo smartphone tramite l’app Rideology della casa, mentre la SE fa il salto di qualità con un display TFT a colori da 4,3 pollici, che rende la lettura delle informazioni più immediata e moderna. I cerchi, da ventuno pollici all’anteriore e diciassette al posteriore, calzano pneumatici IRC GP-410, gomme dual purpose che garantiscono un comportamento onesto sull’asfalto e una trazione più che sufficiente quando si decide di abbandonare la strada bianca. Il peso, dichiarato in ordine di marcia attorno ai 193 kg, non è dei più contenuti, ma in movimento la massa si gestisce bene e non tradisce mai. È una moto, questa, che nasce per un utilizzo a trecentosessanta gradi: dalla pausa pranzo in ufficio alla sgambata domenicale tra i tornanti, fino a qualche incursione in sterrato per chi non ha velleità da rallysta. Il serbatoio da sedici litri promette un’autonomia ragionevole, anche se i consumi dichiarati andranno verificati su strada. La concorrenza, in ogni caso, non sta a guardare: oltre alle già citate cinesi, bisogna tenere d’occhio anche la Honda NX500, che però monta ruote più piccole, o la più estremista KTM 390 Adventure, senza dimenticare l’eterna rivale Yamaha Ténéré 700, che però scala una categoria superiore. La KLE 500, nella sua semplicità e nel suo prezzo calibrato, prova a ritagliarsi uno spazio come entry level giapponese di qualità, capace di far gola a chi cerca un primo approccio al mondo delle adventure senza dover necessariamente rivolgersi all’Estremo Oriente.

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