Guerra Ucraina, la lenta marcia russa tra mappe e narrazioni contrastanti
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Redazione Esteri
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La retorica di Mosca, che Vladimir Putin riassume nell'affermazione "L'Ucraina sta crollando", trova un contrappunto netto nell'analisi sul campo dell'Institute for the Study of War, il think tank americano che da tempo smonta quelle che definisce le "bugie" della propaganda russa. La realtà cartografica, del resto, racconta una storia diversa da quella di una vittoria imminente e ineluttabile, mostrando piuttosto un'avanzata lenta e costosissima, il cui slancio sembra essersi esaurito nel fango e nel gelo dell'inverno, che pure ha limitato l'efficacia dei droni ucraini. Se è vero che gli incursori russi sono penetrati nella periferia di Huliaipole, vertice della linea difensiva ucraina a sudest, dopo anni di stallo, e che controllano una porzione significativa di Pokrovsk, i risultati operativi restano ben al di sotto delle aspettative, considerato l'enorme dispiegamento di forze messo in campo.
I numeri che smentiscono la corsa inarrestabile
L'istituto di analisi bellica, sottolineando come i risultati siano "piuttosto scarsi", fornisce una proiezione che demolisce la narrativa del crollo imminente: proseguendo al ritmo attuale, la Russia riuscirebbe a conquistare le parti del Donetsk ancora in mano a Kiev soltanto entro il mese di agosto del 2027. Un arco temporale che parla non di blitz ma di logoramento, e che ridimensiona fortemente il tono trionfalista proveniente dal Cremlino, il quale, secondo gli analisti, persegue consapevolmente una narrativa "doppiamente costruita". Questa strategia mira a influenzare non solo il terreno, ma anche le menti, cercando di frustrare la resistenza ucraina e di minare il sostegno occidentale con l'idea di una sconfitta inevitabile.
La difficile situazione sul campo
Sul fronte meridionale, l'avanzata brutale che ha creato una nuova sacca di pressione intorno a Huliaipole rappresenta senza dubbio una preoccupazione per il comando ucraino, poiché minaccia un caposaldo che per lungo tempo era rimasto stabilizzato. Tuttavia, l'azione non sembra configurarsi come una svolta decisiva, bensì come un altro tassello in una campagna estremamente sanguinosa e lenta, dove ogni chilometro quadrato viene conteso a caro prezzo. La situazione riflette uno stallo dinamico, dove le linee si muovono perimetro per perimetro, senza quelle rotture strategiche che Mosca vorrebbe far credere essere imminenti.
Il peso della disinformazione
In questo contesto, la guerra dell'informazione voluta dal Cremlino rimane un'arma cruciale, tanto quanto l'artiglieria. La ripetizione costante del messaggio sul crollo ucraino, amplificato dai media fedeli, serve a coprire la durezza di una realtà in cui la vittoria russa è tutt'altro che scontata e si allontana nel tempo. L'analisi indipendente, che si concentra sui fatti misurabili delle mappe e dei movimenti di truppe, continua a restituire l'immagine di un conflitto destinato a protrarsi, nonostante la volontà di Putin di presentare all'opinione pubblica, interna e internazionale, un quadro completamente opposto e volutamente distorto.




