Tommaso Giacomel vince a Oberhof e dedica la vittoria all'amico Bakken
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Redazione Sport
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Il traguardo di Oberhof, tagliato con un tempo di 23 minuti e 47 secondi senza neppure un errore al poligono, ha consegnato a Tommaso Giacomel la terza vittoria stagionale, un primato che nessun altro italiano era mai riuscito a raggiungere nella specialità della sprint. Quel risultato, però, che precede di poco il tedesco Nawrath e il norvegese Dale, passa in secondo piano rispetto al gesto compiuto dall'atleta di Vipiteno subito dopo l'arrivo. Giacomel, alzando lo sguardo e il dito verso il cielo in un silenzio carico di significato, ha trasformato un trionfo sportivo in un commosso atto di ricordo, offrendo quelle lacrime – di fatica, ma soprattutto di dolore – a una assenza diventata ormai familiare sul circo bianco.
Un successo amaro per il campione azzurro
La gara, che si è disputata sulla difficile pista tedesca, ha visto il venticinquenne altoatesino dominare con una prova di potenza e precisione, confermando uno stato di forma eccezionale dopo il secondo posto di qualche giorno fa. La sua reazione, una volta certa la vittoria, ha però spezzato ogni possibile euforia, rivelando il peso di un lutto che la comunità del biathlon internazionale sta ancora elaborando. Le indagini sulla scomparsa del norvegese Sivert Guttorm Bakken, deceduto lo scorso 23 dicembre all'età di 27 anni, procedono senza aver ancora fornito un quadro definitivo delle circostanze, un elemento che di certo non allevia il dolore di colleghi e amici.
Il ricordo che unisce oltre il risultato
Quella di Giacomel, il quale aveva già condiviso in precedenza il proprio sgomento per la perdita dell'amico, non è stata una dedica rituale. Il suo pianto liberato al termine della competizione, mentre il respiro faticoso si calmava, ha mostrato pubblicamente il lato più umano e vulnerabile di atleti abituati a confrontarsi con il freddo e la pressione. Un legame, il loro, nato e cresciuto nelle trasferte mondiali, che ora supera ogni rivalità sportiva e che ha trovato, in quel gesto semplice e universale verso il cielo, una lingua comune per esprimere un sentimento altrimenti indicibile.
La giornata sul tracciato di Oberhof
Nella stessa giornata, il circuito di Coppa del Mondo ha visto anche le atlete italiane, seppur prive di Lisa Vittozzi e Dorothea Wierer, confrontarsi con il tracciato tedesco, ottenendo piazzamenti di tutto rispetto che confermano la solidità del movimento. L'attenzione, tuttavia, è rimasta inevitabilmente catturata dalla scena sulla pista maschile, dove un campione ha momentaneamente abbassato la guardia dell'atleta per mostrare il volto di un uomo in lutto. Un episodio, questo, che sarà ricordato non solo per il valore sportivo del gesto atletico, ma per la sua profondità umana, in un periodo in cui la cronaca nera ha toccato da vicino il mondo dello sport invernale.




