Tommaso Giacomel e il quattordicesimo posto dell’Italia: “I nostri skimen hanno sbagliato, dispiace per loro”
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Redazione Sport
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La conca di Anterselva, gremita in ogni ordine di posto per quella che doveva essere una giornata di festa, ha invece assistito a un pomeriggio amaro per i colori azzurri. Nella staffetta maschile di biathlon valida per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026, la formazione italiana composta da Patrick Braunhofer, Lukas Hofer, Nicola Romanin e Tommaso Giacomel ha chiuso la prova in una deludente quattordicesima posizione, lontanissima dal gruppo delle medaglie vinto per la prima volta dalla Francia. Un risultato che, al netto delle aspettative della vigilia, suona come un campanello d’allarme per il movimento e che ha lasciato l’amaro in bocca non solo ai tifosi, ma soprattutto agli stessi atleti, consapevoli di aver offerto una prestazione contratta e sottotono -2.
A mente fredda, raccogliendo le impressioni a caldo dei protagonisti, emerge con chiarezza la difficoltà incontrata dagli azzurri sugli sci stretti. Sin dalle prime battute, il ritardo accumulato da Braunhofer, complici anche problemi meccanici come la rottura di un bastone nel corso del primo giro, ha messo in salita l’intera gara. Nonostante una precisione al poligono tutto sommato accettabile, con solo nove ricariche complessive, la sensazione tangibile era quella di pattinare su un fondo diverso rispetto alle squadre di vertice. Una situazione che ha costretto Hofer e Romanin a una rincorsa vana, fino al testimone affidato a Giacomel, quindicesimo, con il compito di limitare i danni più che di inseguire un podio ormai fuori portata -3.
È toccato proprio al giovane leader della Coppa del Mondo, Tommaso Giacomel, il compito più difficile: quello di spiegare l’inspiegabile. Intercettato dai microfoni di Rai Sport, l'azzurro non ha usato giri di parole per descrivere le ragioni di un tonfo così pesante. "Oggi abbiamo avuto grossi problemi con gli sci, è inutile negarlo, perché è sotto gli occhi di tutti", ha dichiarato con onestà, puntando il dito senza cercare alibi controvento ma con lo spirito di chi appartiene a una squadra. Il riferimento, chiaro e diretto, era al lavoro dei tecnici dei materiali, gli skimen, figure cruciali in una disciplina dove la scorrevolezza può fare la differenza tra un piazzamento e l'altro. "Dispiace in primis per loro, per gli skimen: so quanto lavorano", ha aggiunto Giacomel, sottolineando come il rammarico più grande sia proprio per il reparto che, nella giornata più importante, non ha azzeccato la preparazione -2-3.
La delusione, peraltro, si inserisce in un contesto di difficoltà più ampio che sta caratterizzando il percorso olimpico del biatleta delle Fiamme Gialle. Dopo il sesto posto nella 20 km individuale, le attese per una sua consacrazione erano cresciute vertiginosamente. Tuttavia, nella sprint, un'altra gara che gli era congeniale, era arrivato un ben più amaro ventiduesimo posto, frutto di tre errori al poligono che ne avevano compromesso la corsa. In quell'occasione, Giacomel non aveva nascosto la propria frustrazione, parlando apertamente di fallimento personale, consapevole del peso di arrivare da favorito a un appuntamento così importante e di non riuscire a rendere secondo le potenzialità -1.
Mentre i francesi, con Fabien Claude, Emilien Jacquelin, Quentin Fillon Maillet ed Eric Perrot, si lasciavano andare all'emozione per un oro storico e Quentin Fillon Maillet diventava l'olimpico francese più decorato dell'inverno, in casa Italia restava l'amarezza di una prestazione che non rispecchia il valore della squadra -4-5. Una gara, come spesso si dice, può anche andare male, ma il divario con i vincitori e il piazzamento finale, che relega l'Italia in una posizione di retroguardia, pongono interrogativi non banali a pochi giorni dalla conclusione dei Giochi. Per Giacomel, e per il resto della squadra, non resta che voltare pagina in fretta: l'appuntamento è già per venerdì pomeriggio, quando torneranno sulla neve di Anterselva per la Mass Start, un'ultima chance per riscattare una rassegna olimpica fin qui al di sotto delle attese -2-7.
Lo sconforto di Braunhofer e la resilienza di Hofer
Patrick Braunhofer, il primo a partire, ha vissuto una frazione complessa, aggravata dalla rottura del bastone che lo ha tagliato fuori dal gruppo sin dai primi metri. "Ho un po' di raffreddore, ma in gara mi sono sentito bene", ha spiegato, "Ho rotto un bastone nel primo giro e ho perso qualche metro; al tiro sono andato abbastanza bene, ma nel giro finale davvero non ne avevo più". Un avvio difficile che, come ammesso dallo stesso atleta, ha inevitabilmente condizionato le frazioni successive dei compagni -2. Di diverso tono, invece, le parole di Lukas Hofer, veterano del gruppo, che ha invitato alla calma e all'analisi ponderata: "Dopo la gara analizzeremo con calma e a sangue freddo quello che è successo. È uno sport all'aria aperta e le variabili in gioco sono tantissime", ha dichiarato, cercando di gettare acqua sul fuoco della polemica e guardando già alla prossima uscita individuale -2.
L'onestà intellettuale di Tommaso Giacomel
Giacomel, nel difendere il lavoro dei suoi skimen, ha voluto sottolineare la complessità del loro mestiere, ricordando come anche le squadre più blasonate possano incappare in giornate storte. "Sono certo che troveranno una soluzione nei prossimi giorni", ha aggiunto, dimostrando spirito di squadra e la volontà di non cercare capri espiatori, ma di condividere il peso di una sconfitta che, per certi versi, fa più male proprio perché arrivata in casa e nel momento clou della stagione -3. L'attenzione, ora, si sposta sulla Mass Start di venerdì: una gara che, come ricordato dallo stesso Giacomel dopo l'inseguimento, si adatta bene alle sue caratteristiche e nella quale, in passato, è già riuscito a esprimersi su altissimi livelli -7.




