Tommaso Giacomel vince la sprint di Oberhof e dedica il trionfo a Sivert Bakken

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il nuovo anno solare, che ha appena varcato la soglia dei suoi primi giorni, trova Tommaso Giacomel esattamente dove lo aveva lasciato il vecchio: sul gradino più alto di un podio di Coppa del Mondo. A Oberhof, nella nebbia caratteristica della foresta di Turingia, il venticinquenne atleta trentino ha firmato con autorevolezza la sprint d’apertura, centrando quella che è la sua terza affermazione stagionale – la quarta, per essere precisi, se si considerano gli ultimi dodici mesi di attività – dopo i successi di Hochfilzen e di Annecy. Una gara costruita con la lucidità di chi oramai frequenta con assiduità le zone alte della classifica, gestita con un ritmo poderoso sugli sci e con un solo, insignificante errore di troppo nel tiro a terra, cui ha fatto seguito una serie in piedi di assoluta precisione, quella che permette di fare la differenza nel momento decisivo e di amministrare il vantaggio fino al traguardo.

I numeri di una vittoria solitaria

Il cronometro si è fermato a 25 minuti, 1 secondo e 7 decimi, un tempo che ha lasciato gli avversari a debita distanza, con il tedesco Philipp Nawrath staccato di 13 secondi e 2 decimi e il norvegese Johannes Dale Skjevdal di oltre 25. Quel margine, guadagnato soprattutto nel tratto centrale della competizione, non è soltanto il riflesso di una condizione fisica ottimale, ma anche il risultato di una maturità agonistica sempre più evidente, che gli consente di gestire la pressione e di trasformare in certezze le opportunità. La vittoria, di per sé significativa, assume poi un peso tattico notevole nella corsa alla Coppa del Mondo generale, dove Giacomel, grazie a questo successo e all’assenza del leader norvegese, scala la classifica portandosi al secondo posto, a meno di trenta punti dalla vetta.

Il calcolo per la sfera di cristallo

La posizione acquisita proietta l’azzurro in una condizione privilegiata in vista della pursuit in programma, gara nella quale potrà concretamente ambire al sorpasso in graduatoria. Le combinazioni per indossare la maglia di leader sono varie e dipendono dal piazzamento che riuscirà a ottenere: un podio gli garantirebbe il primato in modo matematico, mentre un quarto o quinto posto renderebbero necessario che il francese Eric Perrot non vinca la prova; posizioni di rango leggermente inferiore, infine, richiederebbero che il transalpino rimanga fuori dalle prime due posizioni. Si tratta, in ogni caso, di scenari che partono da una base di assoluto vantaggio, frutto della prestazione odierna.

Un ricordo che travalica il traguardo

Ma a Oberhof, in questa giornata di gennaio, i numeri e i calcoli per la classifica generale sono passati in secondo piano, sopraffatti dal peso di un’emozione più grande e di un ricordo indelebile. Prima della partenza, infatti, l’International Biathlon Union ha deciso di non assegnare il pettorale numero uno, lasciando che quel cancelletto restasse vuoto in memoria di Sivert Bakken, il giovane biatleta norvegese scomparso pochi giorni prima di Natale e qui debuttante in Coppa del Mondo esattamente cinque anni fa. Un minuto di applausi, rispettato da atleti e pubblico, ha creato un silenzio carico di significato, al quale Giacomel, legato da profonda amicizia al compagno norvegese, ha poi dato una risposta concreta sulla pista. “È per lui”, ha detto a gara conclusa, in un misto di brividi e di orgoglio, sottolineando come le emozioni di una giornata tanto unica fossero profondamente contrastanti, divise tra la gioia per il successo e il dolore per una perdita che la comunità dello sport invernale porta addosso. Un pensiero che ha trasformato una vittoria, già di per sé importante, in qualcosa di più intimo e simbolico.

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