Carlotta Bertin e quel secondo posto a MasterChef che sa di rivincita: il sogno di un ristorante nel Ricetto di Candelo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La fiamma, quella viva e crepitante dei fornelli, per Carlotta Bertin non si è affatto spenta con l’ultima, fatidica puntata della quindicesima edizione di MasterChef Italia. La giovane cuoca biellese, venticinque anni portati con la grinta di chi ha dovuto lottare per ritagliarsi un posto al sole, ha dovuto arrendersi solo nel confronto diretto con Teo Canzi, il brianzolo che alla fine ha messo le mani sul Titolo, sollevando al cielo l’ambito trofeo. Quella serata, trasmessa in esclusiva su Sky e in streaming su NOW, l’ha vista protagonista di un duello tesissimo, un testa a testa che si è risolto per un soffio, lasciando l’amaro in bocca ma, come spesso accade in questi percorsi, regalando anche una consapevolezza nuova e più matura del proprio valore.

Se si ripercorre il cammino di Carlotta all’interno della Masterclass, ci si rende conto di come la sua non sia stata una semplice partecipazione, bensì un vero e proprio viaggio interiore, oltre che culinario. Basti pensare alle parole che le aveva rivolto Antonino Cannavacciuolo all’inizio di questa avventura, quando le chiese, quasi sfidandola, se fosse un “bluff”. Una domanda che avrebbe potuto minare le certezze di chiunque, ma che per lei si è trasformata in un potente carburante, in una spinta a mettersi in discussione e a dimostrare, giorno dopo giorno, che la sostanza c’era, eccome. Il suo percorso è stato costellato di soddisfazioni – quattro Mystery Box vinte, tra cui una Golden Pin e una Green Pin – e di momenti in cui ha saputo rialzarsi, superando tre temibilissimi Pressure Test. Ecco, quel “Ho fallito” gridato a caldo, nell’istante immediatamente successivo alla proclamazione del vincitore, altro non era che la frustrazione di un’atleta, di una che lo sport lo ha praticato a livelli agonistici, abituata a dare tutto per arrivare prima. Ma a mente fredda, come ha raccontato lei stessa, quell’amarezza è durata lo spazio di una mezz’ora, il tempo necessario per realizzare che la vera vittoria, forse, era un’altra.

C’è un luogo, nel Biellese, a cui Carlotta è visceralmente legata fin dall’infanzia: il Ricetto di Candelo, una struttura medievale fortificata tra le più affascinanti d’Italia, un posto che per lei rappresenta una seconda casa, quasi un rifugio dell’anima. Ed è proprio tra quelle antiche mura di pietra che la cuoca sogna di piantare il primo mattone del suo futuro professionale. L’idea, che coltiva con il fidanzato Nicolò, è quella di aprire un ristorante a conduzione familiare, un’attività che li veda insieme fianco a fianco, con lei ovviamente ai fornelli e lui a occuparsi del rapporto con i clienti, quella parte di sala che richiede tatto e presenza. Un progetto ambizioso, che affonda le radici nella tradizione e in una semplicità di ingredienti che Carlotta ha sempre difeso, cercando di nobilitare materie prime considerate povere o persino infestanti, come il cinghiale, per il quale ha ricevuto i complimenti più sentiti durante la finale.

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