Il trionfo di Teo a MasterChef: il brianzolo che ha scelto la cucina, tra un passato da studiare e un futuro ai fornelli

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La quindicesima edizione di MasterChef Italia, giunta al termine giovedì 5 marzo con una finale che ha registrato gli ascolti migliori dell’ultimo quinquennio, ha incoronato il suo nuovo vincitore nella persona di Matteo Canzi, per tutti Teo, ventiquattrenne di Olgiate Molgora, nel lecchese. Uno studente di International Marketing che, di fronte ai giudici Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, ha avuto la meglio sulla biellese Carlotta Bertin, venticinquenne di Candelo, in un testa a testa che ha tenuto gli spettatori con il fiato sospeso fino all’ultimo minuto. Il percorso del giovane brianzolo, dentro e fuori dalla masterclass, racconta di una passione nata tra le mura domestiche, con la nonna, e consolidatasi quattro anni fa durante le festività natalizie, quando la riuscita di un filetto alla Wellington gli fece intuire che quella dei fornelli non sarebbe stata una semplice parentesi, ma una direzione professionale da perseguire con determinazione, nonostante le iniziali perplessità familiari riguardo all’abbandono di un percorso di studi più tradizionale. La sua vittoria, come da regolamento, gli consegna un assegno di centomila euro in gettoni d’oro, un corso di alta formazione presso ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana e un contratto per la pubblicazione del suo primo libro di ricette, intitolato “Il gusto del perché – Nulla si crea. Nulla si distrugge. Tutto si cucina”, in uscita per Baldini+Castoldi il prossimo 12 marzo.

Un menù autobiografico e il sogno nel cassetto di diventare private chef

La chiave del successo di Teo, come ha avuto modo di spiegare lui stesso subito dopo la proclamazione, risiede nella volontà di portare in tavola la propria storia, un racconto personale tradotto in tecnica e sapori. Il menù “Tutto di me”, che gli ha spalancato le porte del successo, si articolava in quattro portate dense di significato: si partiva dall’antipasto “Il primo chiodo”, un chawanmushi di brodo dashi che rievocava la zuppa della nonna Egidia, per proseguire con il riso affumicato “Confronto”, il piccione “Il coraggio di cambiare” e il dessert “La ciliegina sulla torta”. Un percorso in cui l’alta cucina si intrecciava con la memoria, un aspetto, questo, che ha colpito i giudici i quali, pur rilevando una piccola imperfezione tecnica nella consistenza del semifreddo, hanno premiato la visione complessiva e la coerenza del suo percorso. Durante la preparazione, non sono mancati gli imprevisti che hanno messo a dura prova i due finalisti, a partire dall’amuse-bouche a base di fiori commestibili imposto dalla chef Chiara Pavan fino all’ingresso a sorpresa di Giancarlo Perbellini, chiamato a valutare i secondi piatti, ma Teo ha dimostrato di saper mantenere la concentrazione, mostrando quella che Cannavacciuolo ha definito una cresciuta consapevolezza dei propri mezzi. Il suo futuro, adesso, sembra tracciato: non il commercialista che forse i genitori avevano immaginato, ma la strada, ambiziosa e al contempo concreta, del private chef, una professione che gli consentirebbe di esportare la sua idea di cucina, contaminata dalle passioni per le tradizioni spagnola e giapponese, in un contesto internazionale e riservato.

Carlotta e il rammarico di una finale combattuta: la disoccupata di Candelo che voleva cambiare vita

Dall’altra parte dei fornelli, la sconfitta di Carlotta Bertin ha il sapore amaro di un’occasione sfiorata, ma anche la consapevolezza di aver intrapreso una strada senza ritorno. La venticinquenne biellese, entrata nel programma da disoccupata con il sogno di aprire un home restaurant insieme al fidanzato Nicolò, ha incantato la giuria con il suo menù “L’equilibrio nel gusto”, una proposta forse meno complessa a livello tecnico rispetto a quella del rivale, ma giocata su sapori autentici e sulla reinterpretazione della tradizione, come nel caso dell’antipasto “Illusione”, un finto pomodoro ripieno di panzanella, o del secondo “Umami selvatico”, un filetto di cinghiale giudicato perfetto nella cottura. La sua avventura era cominciata con una reprimenda proprio da Cannavacciuolo, che le aveva fatto notare come una piemontese non potesse ignorare la preparazione dei plin, e si è conclusa a un passo dal Titolo, con il rammarico per un dessert presentato in modo incompleto. Ciononostante, le sue dichiarazioni a caldo non lasciano spazio a fraintendimenti: la delusione è destinata a durare poco, perché la cucina, adesso, è l’unica strada che intende percorrere per dare una svolta alla propria esistenza, forte di una visibilità e di una credibilità conquistate sul campo, puntata dopo puntata.

I destini paralleli degli ex vincitori: chi ha trovato la gloria e chi è tornato alla vita di prima

L’incoronazione di Teo, come accade ormai puntualmente da quindici anni, riapre il capitolo delle curiosità sui destini di chi quel premio l’ha già vinto. La storia del cooking show Sky, infatti, insegna che non esiste un unico percorso possibile per chi esce dalla masterclass con la casacca bianca. C’è chi, come Valerio Braschi, vincitore della sesta edizione a soli diciannove anni, ha fatto della cucina il proprio mestiere, firmando oggi la proposta gastronomica di The View a Milano, e chi, come Spyros Theodoridis, il primo trionfatore della storia, ha alternato l’attività di ristoratore in Emilia a quella di executive chef per l’hospitality Pirelli durante il campionato di Formula 1, dimostrando una versatilità non comune. Altri hanno scelto la via della televisione e degli eventi, da Francesco Aquila, volto noto di Food Network, a Tracy Eboigbodin, oppure hanno saputo coniugare la nuova passione con vecchie professioni: è il caso del medico nutrizionista Federico Francesco Ferrero, che ha unito la divulgazione scientifica a quella gastronomica, o dell’avvocata Tiziana Stefanelli, oggi divisa tra Singapore, la cucina e la professione legale. Esempi, questi, che testimoniano come il talento ai fornelli possa diventare un trampolino di lancio verso mete anche molto distanti tra loro, lasciando intendere che per il neo-vincitore Teo le possibilità, adesso, sono infinite e tutte tutte da scrivere.

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