MasterChef, tra passato e futuro: la lunga scia dei vincitori tra ristoranti, tv e nuove vite professionali
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La quindicesima edizione di MasterChef Italia, che ha visto la vittoria del giovane Matteo Canzi, detto Teo, brianzolo di Olgiate Molgora, riaccende i riflettori non solo sul nuovo campione ma anche su chi quel percorso lo ha già completato negli anni passati. Per alcuni, il cooking show prodotto da Endemol Shine Italy e trasmesso su Sky è stato effettivamente il biglietto d’ingresso in un mondo fatto di brigate e ristoranti stellati; per altri, invece, la visibilità ottenuta si è trasformata in qualcosa di diverso, magari più sfumato, fatto di televisione, consulenze o progetti paralleli che poco hanno a che fare con la routine quotidiana di una cucina professionale. La vittoria di Teo Canzi, studente di International Marketing capace di conquistare la giuria con un menu che guarda alla tradizione dei laghi brianzoli, rappresenta l’ultimo capitolo di una storia collettiva che merita di essere ripercorsa.
Dai fornelli alla Formula 1: le traiettorie dei primi campioni
Se si guarda indietro, alle origini del programma, si scopre che il vincitore della prima edizione, Spyros Theodoridis, ha costruito un percorso piuttosto singolare. Lui, ateniese trapiantato a Modena, dopo il trionfo del 2012 aveva aperto il "1495 Restaurant" a Scandiano, salvo poi lasciarne la gestione. Ma la sua carriera ha preso una piega inaspettata quando è diventato executive chef per l’hospitality Pirelli nel circus della Formula 1, un incarico che ha ricoperto per quasi due anni, tra il 2017 e il 2018, per poi dedicarsi all’organizzazione di eventi gastronomici e al ruolo di personal chef su imbarcazioni private. Altri hanno invece fatto della sperimentazione e della visibilità mediatica il loro cavallo di battaglia. Valerio Braschi, che nel 2017 vinse la sesta edizione a soli 19 anni diventando il più giovane di sempre, ha aperto locali prima a Roma e poi a Milano, dove oggi gestisce "The View by Valerio Braschi" in Galleria Vittorio Emanuele, un ristorante che punta a coniugare tradizione e innovazione spinta, quella stessa che lo aveva portato a ideare piatti controversi e celeberrimi come la carbonara da bere o la lasagna in tubetto.
La nuova generazione: Anna Zhang e la ricerca di una cucina gentile
Tra i vincitori più recenti, il nome di Anna Zhang, trionfatrice della quattordicesima edizione, merita una menzione particolare per la filosofia che sta portando avanti. Milanese di origini cinesi, ex sales manager nel settore moda, Zhang ha deliberatamente rifiutato le proposte di lavoro arrivate da ristoranti stellati, spiegando che la gavetta in una brigata non faceva per lei e che il suo interesse era piuttosto rivolto alla comunicazione e alla possibilità di arrivare a un pubblico ampio. Ha frequentato un corso di perfezionamento all'ALMA, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana, e ha svolto un tirocinio al ristorante Venissa di Burano, guidato dalla chef Chiara Pavan, dove ha potuto approfondire i temi dell’ecosostenibilità e dello spreco zero che le stanno a cuore. Il suo sogno, ha raccontato, è quello di realizzare un giorno un progetto che definisce "oasi del cibo", un luogo immersivo dove cucina, arte e natura possano convivere, e magari condurre un programma televisivo tutto suo, di stampo divulgativo.
I finalisti e i loro progetti: Carlotta e la determinazione di chi non molla
La finale appena conclusa ha visto sfumare il sogno per Carlotta Bertin, la venticinquenne di Candelo, in provincia di Biella, che si è dovuta arrendere a Teo Canzi. Il suo percorso nel programma era partito in sordina, tanto da meritarsi una strigliata da Antonino Cannavacciuolo, ma è cresciuto esponenzialmente fino a portarla a un passo dalla vittoria. Attualmente disoccupata, Carlotta ha le idee molto chiare sul suo futuro: vuole aprire un home restaurant insieme al suo fidanzato Nicolò, un progetto che le permetterebbe di cucinare stando a contatto diretto con i clienti, mentre lui si occuperebbe del rapporto con il pubblico. Una scelta che denota una certa indipendenza e la volontà di non passare necessariamente attraverso i percorsi canonici della ristorazione tradizionale. D'altronde, la sua storia personale, segnata dall'abbandono degli studi superiori e del nuoto pinnato agonistico dopo il divorzio dei genitori, racconta di una ragazza abituata a rimettersi in gioco e a trovare la sua strada, partendo proprio dalla passione per i fornelli trasmessale dalla nonna Rosaria.
Dai libri ai social: le molteplici declinazioni del dopo-MasterChef
Analizzando le storie di chi ha vinto o partecipato, emerge con chiarezza come il Titolo di vincitore non garantisca e nemmeno imponga un unico modello di carriera. C’è chi, come Federico Ferro (vincitore della terza edizione), ha addirittura intrapreso la strada della medicina, diventando nutrizionista, giornalista e critico gastronomico, allontanandosi di fatto dai fornelli. Altri, come Erica Liverani (2016), gestiscono con successo attività di ristorazione radicate sul territorio, come il suo "Raflò" a Ravenna. E poi ci sono i casi di chi, come Tracy Edoigbodin (vincitrice dell'undicesima edizione), ha saputo sfruttare la vetrina per diventare un punto di riferimento sui social, affiancando alla passione per la cucina fusion tra Nigeria e Italia un lavoro di influencer e consulente per eventi privati. Per Teo Canzi, il futuro è tutto da scrivere: il premio di 100mila euro in gettoni d’oro e il corso all'ALMA sono solo il primo passo. Starà a lui decidere se seguire le orme di chi ha aperto un ristorante, di chi ha preferito la televisione o di chi, come lui stesso ha dichiarato ascoltando Gigi D'Alessio prima delle prove, cercherà semplicemente di dare un'identità chiara e riconoscibile alla cucina della sua terra, la Brianza dei laghi.




