MasterChef Italia, la vittoria di Teo e i numeri di una finale da record

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La quindicesima edizione di MasterChef Italia ha trovato il suo erede nel giovane Teo, Matteo Canzi per l’anagrafe, ventitreenne studente di marketing originario della Brianza che ha convinto la giuria composta da Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli con un menu degustazione dal Titolo inequivocabile, "Tutto di me", una sorta di autobiografia culinaria che gli è valsa il titolo nella serata finale andata in onda su Sky Uno. La sfida decisiva, che lo ha visto opposto alla venticinquenne Carlotta Bertin di Candelo dopo l'eliminazione di Dounia e dell'altro Matteo, Rinaldi, è stata seguita da un pubblico consistente, certificando il successo di una stagione che ha saputo ritrovare il favore degli appassionati. L'ultima puntata ha raccolto infatti una media di 1.121.000 spettatori totali, con uno share del 5,7 per cento, un risultato che acquisisce ancor più rilievo se contestualizzato nell'intera annata, capace di raggiungere una media di 2,2 milioni di spettatori nei sette giorni, il miglior dato degli ultimi cinque anni per il cooking show prodotto da Endemol Shine Italy.

Il trionfo social e la tensione dell'ultima sfida

Parallelamente al dato televisivo, l'eco della finale si è propagata con forza nel mondo digitale, dove il programma ha letteralmente dominato la conversazione: le interazioni social legate alla serata hanno fatto registrare un incremento del 63 per cento rispetto alla precedente edizione, con l'hashtag ufficiale che è rimasto stabilmente tra i trending topic per l'intera durata della messa in onda, a testimonianza di un prodotto che ormai vive di una doppia anima, televisiva e social, perfettamente integrate. La tensione nella cucina più famosa d'Italia, nel frattempo, era palpabile e i due finalisti hanno dovuto destreggiarsi tra imprevisti e pressioni psicologiche notevoli, a partire dalla comparsa improvvisa della chef Chiara Pavan che ha imposto la realizzazione di un amuse-bouche con fiori commestibili, fino all'arrivo di Giancarlo Perbellini chiamato a valutare i secondi piatti. Teo ha proposto un percorso gastronomico che partiva da un antipasto ispirato alla nonna Egidia per approdare a un dessert, "La ciliegina sulla torta", un semifreddo al mascarpone e yogurt greco con cuore di ciliegie marinate, nonostante i giudici avessero sollevato qualche perplessità tecnica sulla consistenza, giudicandola più vicina a una bavarese che a un semifreddo.

L'errore di Carlotta e la consapevolezza di un percorso

Carlotta, dal canto suo, ha tenuto testa al rivale fino all'ultimo secondo, completando il suo dessert a sessanta secondi dalla fine ma dimenticando un elemento fondamentale, la brunoise di mela prevista nel piatto "Sottovoce", un dettaglio che ha inevitabilmente pesato sul giudizio complessivo, pareggiando di fatto i conti su quel passaggio. Per la giovane piemontese, che prima dell'avventura era disoccupata e trascorreva le giornate sperimentando ricette a casa, il percorso è stato comunque trionfale: la sua determinazione, nata anche dalla domanda diretta di Cannavacciuolo che in una puntata le aveva chiesto se fosse un bluff, l'ha portata a credere in sé stessa e a immaginare un futuro con un home restaurant insieme al compagno Nicolò, un sogno che ora sembra decisamente più concreto.

Le ambizioni del nuovo MasterChef e la crescita dei finalisti

Per il vincitore, che si porta a casa un premio di centomila euro in gettoni d'oro, la pubblicazione di un libro di ricette con Baldini+Castoldi e un corso di alta formazione presso ALMA, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana, il futuro ha già un indirizzo ben preciso: diventare private chef e costruire una carriera internazionale, magari ispirandosi a colleghi come Valerio Braschi. Teo, in un'intervista rilasciata a Vanity Fair, ha tenuto a specificare come la sua partecipazione non fosse motivata dalla ricerca della celebrità, bensì dal desiderio genuino di imparare, e ha voluto smentire categoricamente le voci che lo volevano già inserito nella brigata di Cannavacciuolo a Villa Crespi, spiegando che prima di tutto dovrà frequentare il corso all'Alma e che solo in seguito valuterà il da farsi, magari cominciando col mantenere la promessa fatta alla fidanzata Elena, ovvero prenotare un tavolo al ristorante Da Vittorio a Brusaporto.

Un'edizione giovane e radicata nel territorio

Osservando i quattro finalisti, colpisce la loro giovane età e la provenienza da piccoli centri della provincia italiana, quasi a delineare un ritorno alle radici e a una certa autenticità territoriale: Carlotta da Candelo, Teo da Olgiate Molgora, Matteo Rinaldi da Boltiere e Dounia da Bassano del Grappa, tutti sotto i trent'anni e accomunati dall'aver vissuto l'esperienza come un vero e proprio uragano emotivo, capace di travolgerli e di riscriverne le priorità esistenziali. Matteo Rinaldi, il graphic designer bergamasco fermatesi a un passo dalla finale, ha raccontato ad esempio come il ricordo di Iginio Massari intento ad assaggiare un suo dolce resterà impresso per sempre nella sua memoria, mentre Dounia ha ammesso che i compagni di brigata hanno creduto in lei ancor prima che riuscisse a farlo lei stesso, una consapevolezza che l'ha accompagnata e sostenuta nei momenti più critici.

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