La profanazione di Pamela Genini e l’appello dei carabinieri: “Chi ha foto del loculo le invii a questo indirizzo”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A più di un mese dalla scoperta dello scempio, avvenuta il 23 marzo, i carabinieri del comando provinciale di Bergamo hanno deciso di cambiare strategia: non più solo pedinamenti e interrogatori, ma un appello pubblico, diretto e senza filtri, a chiunque abbia materiale fotografico o video del loculo di Pamela Genini nel cimitero di Strozza. La richiesta, formalizzata la mattina del 1° maggio, delimita con precisione l’arco temporale di interesse: dal 24 ottobre 2025 – giorno della tumulazione della 29enne, uccisa a Milano dal compagno Gianluca Soncin il 14 ottobre precedente – fino al 23 marzo 2026, quando venne accertata la profanazione. “Si confida in una attiva partecipazione e nel senso civico della collettività”, scrivono gli investigatori, “nella consapevolezza che anche un contributo apparentemente marginale potrebbe risultare utile e decisivo”. Una finestra di cinque mesi, quindi, nella quale qualcuno – ancora ignoto – ha aperto la tomba e asportato la testa della modella bergamasca.

La lettera di Francesco Dolci e il timore per la propria incolumità

Parallelamente all’appello, emergono nuovi elementi da un documento destinato a restare chiuso in un cassetto, almeno finché chi lo ha scritto non ne ha autorizzato la divulgazione. Francesco Dolci, figura già emersa nelle pieghe dell’inchiesta, il 12 febbraio 2026 ha redatto una lettera in cui mette nero su bianco i suoi timori per la propria incolumità. Consegnata al suo legale con una precisa consegna – “se dovesse succedermi qualcosa” – oggi se ne conoscono alcuni estratti grazie a un servizio di “Dentro la notizia”, il programma di Gianluigi Nuzzi. Dolci non viene descritto dagli inquirenti come indagato per la profanazione, eppure il suo memoriale spontaneo aggiunge un tassello al clima di sospetto che circonda la vicenda. Il riferimento alla paura di subire conseguenze fisiche, per quanto vago nei contenuti resi noti, ha spinto i carabinieri a verificare eventuali collegamenti tra Dolci e il cimitero di Strozza, senza che per ora emergano elementi certi.

Gualtiero Nicolini ascoltato in caserma e le ricerche web sulla bara

Tra i testimoni convocati nei giorni successivi all’appello figura Gualtiero Nicolini, referente dell’associazione Scarpetta Rossa che aveva seguito Dolci e le amiche della vittima dopo il femminicidio. Uscito dalla caserma, Nicolini ha riferito ai cronisti di aver ribadito quanto già sapeva: Dolci gli aveva parlato dell’esistenza di quel memoriale, ma lui stesso dubita che possa essere d’aiuto alle indagini. Un altro elemento tecnico emerso nel frattempo riguarda le ricerché web effettuate da alcuni soggetti – non meglio identificati – su pollini e sulla composizione di bare. Un dettaglio che, sebbene apparentemente marginale, suggerisce che chi ha ideato la profanazione abbia cercato informazioni specifiche prima di agire. I carabinieri stanno incrociando questi dati con i tabulati telefonici e i flussi di immagini delle telecamere posizionate lungo la strada per Strozza, un comune di poche centinaia di anime dove il passaggio di estranei non passa inosservato.

L’indirizzo email dedicato e l’obiettivo di circoscrivere il giorno dello scempio

L’appello ha già prodotto i primi risultati: sono arrivate alcune e-mail all’indirizzo creato ad hoc (indaginevilipendio@proton) e gli investigatori stanno setacciando ogni singolo allegato. L’obiettivo è circoscrivere con precisione il giorno della profanazione, perché attualmente gli inquirenti lavorano sull’ipotesi che la testa sia stata asportata all’inizio di novembre 2025, poche settimane dopo il funerale. “Presume chi indaga”, scrivono gli stessi carabinieri nei documenti, senza però poter ancora escludere che il loculo sia stato violato in un momento successivo. Ogni fotografia scattata da parenti, curiosi o da chiunque abbia visitato il cimitero in quei cinque mesi potrebbe fornire un indizio decisivo: lo stato della lastra di marmo, la posizione dei fiori, eventuali segni di effrazione parziale. La tecnologia, in questo caso, si affida alla memoria involontaria dei cittadini. Nessun dettaglio è stato divulgato sul contenuto delle mail ricevute, ma il fatto stesso che l’appello abbia generato una risposta conferma che il caso tiene ancora alta l’attenzione, anche a distanza di oltre un anno dall’omicidio di Pamela per mano del compagno.

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