L’appello dei carabinieri per il caso Pamela Genini: «Inviate foto e video del loculo»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Si confida in una attiva partecipazione e nel senso civico della collettività, nella consapevolezza che anche un contributo apparentemente marginale potrebbe risultare utile e decisivo». È con questa formula, che non cela un certo grado di determinazione, che i carabinieri del comando provinciale di Bergamo hanno siglato l’appello lanciato alla cittadinanza nella mattinata del 1° maggio. L’obiettivo, in questo caso specifico, è quello di restringere ulteriormente il cerchio attorno alla data esatta in cui è stato profanato il feretro di Pamela Genini, la 29enne originaria di Strozza brutalmente uccisa a Milano lo scorso 14 ottobre per mano dell’ex compagno Gianluca Soncin. A distanza di oltre un mese dalla scoperta del macabro ritrovamento – avvenuta il 23 marzo quando la salma è stata trovata decapitata – gli inquirenti della Compagnia di Zogno e del Nucleo Investigativo sembrano intenzionati a non lasciare intentato alcun tentativo pur di ricostruire l’esatta tempistica dell’accaduto.

La finestra temporale sotto la lente e la casella di posta dedicata

La finestra temporale oggetto dell’attenzione investigativa è particolarmente ampia e, al contempo, delicata: copre l’arco che va dal 24 ottobre 2025, giorno della tumulazione della giovane nel cimitero del suo paese natale, fino al 23 marzo 2026, data appunto in cui il è stato ritrovato privo della testa. I militari sono convinti che un’analisi dettagliata dello stato del loculo provvisorio in questo lasso di tempo possa fornire risposte decisive: chiunque abbia scattato fotografie o girato video in quel camposanto, magari durante una visita per ricordare la vittima di femminicidio, potrebbe inconsapevolmente custodire negli album una traccia utile. Per facilitare l’afflusso del materiale, su disposizione della Procura della Repubblica di Bergamo, è stato attivato un indirizzo e-mail specifico, il famoso [email protected], studiato per garantire la massima riservatezza ai mittenti che decideranno di collaborare. Nella richiesta – fatto salvo il naturale scrupolo burocratico – si precisa che i cittadini dovranno indicare non solo la data di realizzazione degli scatti, ma anche i propri dati anagrafici e un recapito telefonico, assumendo così una veste di testimoni qualificati.

Le indiscrezioni sulla data e l’elemento “Dolci”

Mentre i primi messaggi di posta elettronica iniziano ad affluire nella casella virtuale, le indagini proseguono spedite anche sul piano dei contatti umani. Gli inquirenti stanno stringendo il cerchio attorno alla metà di marzo come periodo ideale in cui si sarebbe consumato lo scempio: alcune indiscrezioni raccolte dalla trasmissione ‘Dentro la Notizia’ suggeriscono che la rimozione della testa potrebbe essere avvenuta in prossimità del trasferimento del feretro, quando i resti dovevano essere spostati dal loculo provvisorio alla cappella di famiglia. In questo contesto è emersa prepotentemente la figura di Francesco Dolci, ex fidanzato e amico della vittima, la cui posizione è monitorata con attenzione pur non essendo formalmente indagato. Un video di sorveglianza, che lo ritrarrebbe nella notte del 18 marzo nei pressi del cimitero (in un periodo in cui l’accesso era interdetto al pubblico per lavori), ha acceso i riflettori. Gualtiero Nicolini, referente dell’associazione Scarpetta Rossa che ha seguito la vicenda e che è stato ascoltato dai carabinieri per oltre un’ora e mezza lo scorso 2 maggio, ha rivelato un dettaglio non trascurabile: i contatti con Dolci, solitamente molto frequenti, si sarebbero inspiegabilmente interrotti proprio il 18 e il 19 marzo.

L’attività di polizia giudiziaria e gli sviluppi tecnici

Al di là degli appelli pubblicitari, il lavoro investigativo dei carabinieri non si ferma alla semplice raccolta di testimonianze o foto amatoriali. Sul tavolo della procura sono finiti diversi referti scientifici che riguardano la tomba e i frammenti prelevati sul posto: si analizzano le impronte digitali, ovviamente, ma anche tracce di pollini, muffe e residui metallici che potrebbero raccontare l’attrezzo usato per l’asportazione. Il 24 ottobre 2025 rimane la data simbolo della partenza della sofferenza della famiglia, e forse proprio gli scatti realizzati in quel triste giorno di addii potrebbero offrire una fotografia chiara dello stato originale del sepolcro, utile per confrontarlo con le immagini successive. I militari continuano ad ascoltare testimoni: dopo Nicolini, altre amiche e conoscenti della giovane modella bergamasca sono stati convocati in caserma a Bergamo per fornire elementi utili a delineare il quadro completo di questa vicenda che ha sconvolto l’intera comunità della Valle Imagna.

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