Il neurologo svela la "regola dell'ora" per dormire, tra insonnia femminile e rischi per il cervello

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il neurologo noto come dottor Bing, al secolo Baibing Chen, propone una strategia semplice per contrastare l'iperattività mentale serale, che è spesso la causa delle notti insonni trascorse a rimuginare. La sua "regola dell'ora" consiste, in sostanza, nel creare una zona cuscinetto di sessanta minuti tra la vita digitale e il momento di coricarsi, un periodo da dedicare al distacco da schermi e fonti di luce intensa. Questo lasso di tempo, come spiega lo specialista, permetterebbe al cervello di avviare quei processi neurochimici necessari per "spegnersi" gradualmente, contrastando l'eccesso di stimoli che alimenta ansia e preoccupazioni. Una pratica che si inserisce in un panorama dove, dati alla mano, circa un individuo su tre si trova a fare i conti con disturbi del sonno nel corso della propria esistenza.

Il peso dell'insonnia sulle donne

Se il fenomeno è ampio, esso però non colpisce in modo uniforme, presentando una prevalenza significativamente maggiore tra le donne. A rendere l'insonnia cronica un problema soprattutto femminile concorrono fattori molteplici e stratificati, che vanno ben oltre le semplici abitudini. La componente ormonale, con le sue fluttuazioni legate al ciclo mestruale, alla gravidanza e alla menopausa, gioca un ruolo non marginale nell'alterare l'architettura del sonno. A questo si sommano, spesso, i carichi di cura – dei figli e degli anziani – che tradizionalmente gravano sulla sfera femminile, comprimendo il tempo per il riposo e accrescendo i livelli di stress. Uno stress che, a sua volta, diventa un ostacolo al recupero notturno, innescando un circolo vizioso i cui effetti si riverberano sulla salute metabolica, sulla memoria e sull'umore, compromettendo in modo sostanziale la qualità della vita diurna.

Dormire poco: un pericolo per la salute cerebrale

Il sacrificio del sonno, tuttavia, non è da considerarsi una mera questione di stanchezza passeggera. La ricerca neuroscientifica più avanzata sta mettendo in luce, con evidenze sempre più solide, come la privazione cronica di riposo costituisca un fattore di rischio concreto per la salute del cervello a lungo termine. Durante il sonno profondo, infatti, si attiva un meccanismo di "pulizia" fondamentale, il sistema glinfatico, che elimina le proteine tossiche che si accumulano tra i neuroni. Tra queste proteine spiccano la beta-amiloide e la tau, i cui aggregati sono marcatori caratteristici della malattia di Alzheimer. Quando questo processo di clearance notturna viene meno o è inefficace a causa di un riposo frammentato e insufficiente, le sostanze neurotossiche possono accumularsi, creando un terreno potenzialmente favorevole al declino cognitivo. Il sonno, in questa prospettiva, si trasforma da bisogno fisiologico in una forma di difesa attiva per la mente.

Nuove frontiere della terapia e gli strumenti digitali

Di fronte a un problema così pervasivo, le strategie di intervento cercano di adattarsi ai tempi. Accanto ai consigli comportamentali come la "regola dell'ora", si stanno facendo strada strumenti terapeutici innovativi che sfruttano i canali digitali. Lo stesso dottor Valerio Brunetti, neurologo del Centro di Medicina del Sonno del Policlinico Gemelli di Roma, osserva come la possibilità di accedere a una terapia cognitivo-comportamentale in formato digitale, mediante applicazioni dedicate, possa ampliare notevolmente la platea di chi riceve un aiuto strutturato. È in questa direzione che sembra muoversi anche l'iniziativa di piattaforme social molto popolari, che hanno introdotto sezioni specifiche – come "Tempo e Benessere" – dedicate al rilassamento e al miglioramento del riposo, proponendo contenuti audio e tecniche di meditazione. Strumenti che, pur non sostituendo un percorso medico quando necessario, offrono risorse immediate per un primo approccio alla gestione dell'insonnia.

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