L'addio a Pippo Baudo, tra la sua Militello e i ricordati silenzi di Arezzo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un lungo e commosso addio, scandito da tre giorni di omaggi, ha accompagnato Pippo Baudo nel suo ultimo viaggio, che si è concluso là dove tutto era iniziato: Militello in val di Catania. Se la camera ardente allestita a Roma, nel teatro che per decenni ne è stato il regno incontrastato, ha rappresentato il tributo istituzionale di una capitale, è stata la provincia eterna e genuina a dargli l’estremo saluto con una partecipazione popolare tanto calorosa quanto inaspettata, che ha in qualche modo surclassato la presenza di volti noti.
La scelta di celebrare il funerale nella natia Santa Maria della Stella – la stessa chiesa che nel lontano 1986 aveva fatto da cornice al suo matrimonio con Katia Ricciarelli – ha sancito un definitivo, poetico ritorno alle origini. Un ritorno che il popolo della televisione, quello vero, ha sentito profondamente, accorrendo in massa nonostante le transenne e i maxischermi allestiti per contenere una folla desiderosa di rendere omaggio a chi, in fondo, era sempre sembrato uno di loro. In autostrada, come ha raccontato la storica assistente Dina Minna, alcuni automobilisti, riconosciuto il carro funebre, hanno perfino mandato baci verso quella bara, in un gesto spontaneo e commovente.
La liturgia, sebbene seguita in diretta nazionale, ha così evitato il rischio di trasformarsi in un mero evento mediatico, conservando un’aura di autentico cordoglio che forse, in un contesto più metropolitanamente laico come una chiesa romana, si sarebbe inevitabilmente dispersa. La commozione più intima è stata affidata agli affetti più stretti, come il figlio Alessandro, giunto appositamente dall’Australia dove risiede, e che ha condiviso il proprio rammarico per un dolore privato.




