Bce, i tassi restano fermi mentre l’euro forte e la Cina complicano il quadro

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Lo scenario a Francoforte, ormai consolidato, è quello di una stabilità che rassicura i mercati ma che, nel contempo, non offre scossoni né direzioni brusche. Nella riunione odierna, il Consiglio Direttivo della Bce ha confermato per la quinta volta consecutiva la linea della massima prudenza, lasciando invariati i tassi d’interesse. Il tasso sui depositi resta così fermo al 2,00%, mentre quelli sulle operazioni di rifinanziamento principali e sui prestiti marginali si attestano, rispettivamente, al 2,15% e al 2,40%. Una scelta, come ha sottolineato la presidente Christine Lagarde, presa “all’unanimità”, la quale ha però aggiunto che i guardiani della moneta unica mantengono uno sguardo “vigile” su diversi fronti, a cominciare dall’andamento dell’euro stesso.

Il nodo del super-euro e le tensioni valutarie

La forza della valuta europea, che negli ultimi tempi ha trovato ulteriore slancio anche a seguito degli sviluppi politici internazionali, con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca e il conseguente indebolimento del dollaro, rappresenta infatti un elemento di crescente attenzione. Lagarde, evitando di entrare nel merito diretto dei tassi di cambio, ha nondimeno delineato un quadro in cui il cosiddetto “super-euro” potrebbe porre rischi significativi per l’export dell’area, già alle prese con la concorrenza globale. È proprio questo, del resto, uno dei fattori che potrebbe alterare l’attuale prospettiva di calma: l’euro forte, insieme alle dinamiche delle esportazioni cinesi, costituisce una variabile capace di modificare gli equilibri, sebbene la maggior parte degli analisti ritenga improbabile, allo stato, nuovi interventi sui tassi nel corso dell’anno.

L’inflazione sotto controllo e lo spazio per le riforme

La fiammata inflazionistica legata alla pandemia e al conflitto in Ucraina è ormai alle spalle, e la crescita economica ha ritrovato un po’ di slancio, avvicinandosi al suo potenziale. “Siamo ben posizionati e lo è anche l’inflazione”, ha affermato la presidente della Bce, chiudendo così, almeno per il momento, ogni spazio per ipotesi di ulteriori tagli dei tassi. La situazione appare complessivamente favorevole, soprattutto se paragonata alle turbolenze di un paio di anni fa. Questo contesto di relativa normalità ha permesso a Lagarde di “esondare”, come è stato osservato, nella sfera delle raccomandazioni politiche, annunciando l’invio ai leader europei di una “check list” per le riforme necessarie a sostenere la competitività e la resilienza strutturale dell’economia dell’Unione.

Le ripercussioni sui mercati e la volatilità delle criptovalute

Le dichiarazioni, che hanno escluso manovre espansive e anzi accennato a una possibile futura stretta, non sono passate inosservate nei mercati finanziari, registrandosi un calo negli indici delle Borse. Una reazione che testimonia la sensibilità degli investitori a ogni segnale di possibili rialzi dei costi del denaro. In un quadro più ampio di incertezze, anche il settore delle criptovalute ha mostrato una notevole volatilità: il Bitcoin, ad esempio, ha subito un crollo del 7% solo nelle ultime ore, portando la perdita complessiva nell’arco dell’ultimo mese a circa il 25%. Una dinamica che, seppur distante dalle decisioni di politica monetaria tradizionale, riflette un clima di attesa e di riduzione della propensione al rischio in una fase di transizione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.