Pasqua al salasso: tornare in Calabria costa fino a 500 euro tra voli alle stelle e treni d’alta velocità

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La finestra temporale per chi sperava di trovare un’offerta last minute si è ormai ridotta a pochi giorni – meno di una settimana, stando alle rilevazioni degli osservatori – e per i calabresi che vivono e lavorano al Nord, in particolare per gli studenti fuorisede, l’idea di trascorrere la Pasqua tra gli affetti familiari sta assumendo i contorni di un vero e proprio lusso. Chi non ha ancora prenotato il viaggio di rientro, complice l’abitudine di attendere un calo delle tariffe che puntualmente non arriva, deve ora fare i conti con prezzi lievitati ben oltre la soglia della normale speculazione stagionale: per un volo andata e ritiro, in alcuni casi, la cifra sfiora i 500 euro, una somma che spinge molti a desistere, riversandosi ore davanti al computer alla ricerca di un’offerta inesistente o accettando l’idea di festeggiare lontano dalla propria terra.

Il fenomeno, purtroppo ricorrente in concomitanza con le festività principali, quest’anno subisce l’aggravante del conflitto in Medio Oriente; un effetto domino che parte dal costo delle materie prime – con il petrolio che continua a viaggiare su valori alti – e si ripercuote inevitabilmente sui listini dei vettori aerei, chiamati a coprire costi operativi in aumento, senza dimenticare le ricadute indirette sull’intero sistema dei trasporti. Dai monitoraggi effettuati dalle associazioni di consumatori emerge un quadro impietoso: per volare da Milano a Crotone, ad esempio, servono almeno 343 euro (un prezzo che sale ulteriormente se si considerano i servizi accessori come il bagaglio), mentre la tratta Roma-Reggio Calabria parte da 324 euro, superando abbondantemente i 300 euro anche per chi sceglie di partire da Milano verso lo stesso scalo calabrese, con un biglietto base di 308 euro.

Non va meglio per chi, in alternativa, decide di affidarsi alla ferrovia sperando in un risparmio: i treni ad alta velocità registrano rincari altrettanto pesanti. Per un viaggio di sola andata in data 3 aprile, considerato il picco di esodo, un biglietto Italo da Torino a Reggio Calabria costa fino a 185 euro, mentre da Milano alla stessa destinazione la cifra si attesta sui 175 euro; Trenitalia, dal canto suo, non offre soste molto più morbide, con Milano-Lecce a 120 euro e Torino-Bari a 116 euro. Si tratta, in tutti i casi, di tariffe che non includono servizi aggiuntivi e che gli analisti prevedono destinate a salire ulteriormente man mano che la data delle festività si avvicina, spinti da una domanda che, seppur esposta a questi prezzi, resta alta.

L’effetto guerra e il rincaro dei carburanti

Se l’aumento della domanda durante i ponti festivi rappresenta la causa immediata dei rincari stagionali, quest’anno lo scenario internazionale aggiunge una variabile di non poco conto. La crisi in Medio Oriente, con le conseguenti tensioni sulle rotte commerciali e la chiusura parziale di alcuni spazi aerei, ha innescato una nuova impennata del costo del greggio; una voce, quella del carburante, che per le compagnie aeree incide in maniera determinante sui bilanci e che viene prontamente trasferita sul prezzo finale dei biglietti. Il Codacons ha già messo in guardia sugli effetti a cascata di questa dinamica: il caro-gasolio, che colpisce in particolare le regioni meridionali come la Calabria e la Sicilia, dove i prezzi alla pompa sono tra i più alti d’Italia, rappresenta un ulteriore costo nascosto che grava indirettamente sul costo della vita e della mobilità.

Gli analisti sottolineano come il settore aereo stia tentando di recuperare le perdite subite nelle ultime settimane proprio a causa delle limitazioni al traffico e dell’instabilità geopolitica; una circostanza che, in assenza di interventi regolatori, rischia di tradursi in una vera e propria stangata per i passeggeri. Nel mirino finiscono soprattutto le rotte considerate “minori” o a bassa densità abitativa, dove la concorrenza è minore e il viaggiatore ha meno alternative: è il caso dei collegamenti diretti con Crotone, Reggio Calabria o Lamezia Terme, spesso scelti proprio per evitare i lunghi trasferimenti via terra una volta arrivati in aeroporto.

Le tratte più care e il confronto con il passato

Confrontando i dati attuali con le rilevazioni degli anni precedenti, si registra un incremento medio che, in alcuni casi, supera il 18% rispetto allo stesso periodo del 2025, con punte del 60% su alcune tratte specifiche come quelle verso la Sicilia e la Calabria. Il monitoraggio di Assoutenti evidenzia come la tratta Genova-Catania rappresenti il caso limite, con un biglietto andata e ritorno che supera abbondantemente i 400 euro, ma non sono da meno i voli che collegano il capoluogo ligure con la Calabria, dove i prezzi si mantengono stabilmente sopra la soglia dei 300 euro.

Per i calabresi che risiedono a Milano, la situazione è diventata ormai insostenibile: oltre ai già citati 343 euro per Crotone, servono 296 euro per Brindisi – una delle porte d’accesso alternative al Salento e alla fascia jonica – e 290 euro per Catania, a dimostrazione di come il caro-voli colpisca l’intera area del Mezzogiorno senza distinzioni. Questi prezzi, va ricordato, sono spesso riferiti alla tariffa base, quella che non prevede la scelta del posto né il bagaglio da stiva, elementi che possono facilmente far lievitare il conto finale di un’altra cinquantina di euro.

Le conseguenze sui fuorisede e la ricerca di alternative

Di fronte a questi numeri, si moltiplicano le strategie di adattamento messe in atto dai viaggiatori: c’è chi tenta di dilazionare il rientro, spostandolo a dopo il primo maggio nella speranza di trovare tariffe più basse, e chi invece opta per soluzioni ibride, combinando un volo low cost fino a Roma o Napoli con il proseguimento in bus o in autobus di linea. Tuttavia, anche quest’ultima opzione mostra i segni del rincaro generalizzato, con i pullman che, pur rimanendo la soluzione più economica, hanno subito aumenti legati al costo del gasolio e alla maggiore domanda.

La sensazione, condivisa da molti fuorisede, è che il diritto alla mobilità – specialmente per chi è costretto a spostarsi per motivi di studio o lavoro – stia diventando un privilegio riservato a pochi. Mentre in altre regioni del Sud, come la Sicilia, sono stati attivati treni speciali e agevolazioni per i rientri durante le festività, la Calabria continua a scontare una storica carenza di collegamenti a prezzi calmierati, lasciando i propri cittadini lontani in balia di un mercato che sembra non fare sconti nemmeno nei momenti dedicati alla famiglia.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.