La confessione di Adriano Cappellari: «Mi sono inventato l’attentato, ora chiedo scusa»
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Redazione Interno
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Ha scelto di assumersi le proprie responsabilità davanti al magistrato, ponendo fine a una vicenda che per mesi aveva tenuto con il fiato sospeso l'opinione pubblica. Adriano Cappellari, il giovane cronista di Enego, in provincia di Vicenza, ha consegnato una lettera di confessione al pubblico ministero Alessia Grenna, ammettendo di aver orchestrato e inscenato il falso attentato incendiario davanti alla propria abitazione, un gesto che aveva innescato una catena di solidarietà e allarme sociale, coinvolgendo anche le più alte cariche istituzionali.
Accompagnato dal suo difensore, l'avvocato e sindaco di Asiago Roberto Rigoni Stern, il ventenne ha parlato per circa due ore nel corso dell'interrogatorio tenutosi in procura, nel corso del quale, in alcuni frangenti, non è riuscito a trattenere la commozione, lasciando spazio a un racconto che ha segnato un punto di svolta decisivo per le indagini.
La genesi di una messa in scena
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vicenda affonda le sue radici in un periodo di forte tensione vissuto dall'aspirante giornalista. Nella lettera indirizzata alla pm Grenna, Cappellari ha spiegato di essersi lasciato sopraffare dalle emozioni e da un profondo disagio personale, in un contesto segnato da un clima di forte contrapposizione nel suo paese, in concomitanza con la campagna elettorale. È in questo scenario che ha perso lucidità, compiendo un gesto di cui, come ha dichiarato, non aveva realmente compreso le conseguenze.
Le indagini dei carabinieri di Bassano del Grappa hanno accertato che il cronista aveva fabbricato da solo il materiale incendiario, acquistando online cartucce di gas butano e bottiglie di alcol etilico denaturato, utilizzati poi per l'esplosione del 30 maggio scorso che danneggiò il portone della sua abitazione e le case vicine.
La lettera minatoria, indirizzata a lui stesso, a don Maurizio Patriciello e alla premier Giorgia Meloni, sarebbe stata scritta di suo pugno, architettata per avvalorare la finzione di essere vittima della criminalità organizzata a causa dei suoi articoli.
Le accuse e la strategia difensiva
La posizione di Adriano Cappellari è pesantemente aggravata dalle diverse ipotesi di reato contestate dalla Procura di Vicenza. Il giovane cronista, che non risulta iscritto all'Ordine dei giornalisti, deve rispondere di incendio, calunnia, simulazione di reato continuata, procurato allarme e truffa ai danni di un ente pubblico. Quest'ultima accusa, in particolare, si riferisce al fatto che la finzione aveva indotto il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica ad assegnargli una scorta, con conseguente dispendio di risorse pubbliche.
La scelta di confessare è maturata dopo che il suo difensore, l'avvocato Rigoni Stern, ha incontrato la pm Grenna, e rappresenta un tentativo di chiudere il capitolo giudiziario nel più breve tempo possibile, cercando di evitare il clamore di un processo dibattimentale. La strategia difensiva punta ora su un percorso di giustizia riparativa, una possibilità che richiede l'apertura del parroco di Caivano, don Patriciello, il quale, nonostante lo shock iniziale, aveva già manifestato la sua disponibilità a perdonare il ragazzo.
La lettera di scuse e il tentativo di riscatto
Il fulcro della confessione è la lettera consegnata al magistrato, un testo che Cappellari ha voluto rendere pubblico per esprimere il suo pentimento. "Sono qui oggi perché sento il dovere di chiedere scusa", esordisce il giovane, rivolgendosi "a tutte le persone che mi hanno dimostrato affetto, vicinanza e solidarietà", ammettendo di aver tradito la fiducia di chi lo aveva difeso e sostenuto.
Nella missiva, non cerca giustificazioni per la gravità di quanto accaduto, ma si dichiara pronto a collaborare pienamente con l'autorità giudiziaria e ad accettare le decisioni che verranno assunte. Consapevole che sarà difficile riconquistare la stima delle persone, ha espresso la volontà di trasformare questo errore in un'opportunità, mettendosi al servizio di don Patriciello per contribuire a iniziative a favore della legalità.
Il suo difensore, al termine dell'udienza, ha confermato la piena disponibilità del suo assistito a fare chiarezza, sottolineando come l'obiettivo principale sia ora la riabilitazione psicologica del ragazzo e la definizione del suo conto con la giustizia attraverso un programma riparativo.
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