Il giovane cronista veneto Adriano Cappellari confessa l’autopattentato: «Tradita la vostra fiducia, perdonatemi»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è presentato davanti al magistrato con il volto segnato dalla tensione, e dopo poche battute è scoppiato in lacrime. Per quasi tre ore, nel corso di un interrogatorio serrato che si è svolto tra le mura della Procura di Vicenza, Adriano Cappellari, il ventunenne aspirante cronista di Enego reso noto a livello nazionale per il presunto attentato subito, ha risposto senza sosta alle domande della sostituto procuratore Alessia Grenna.

Al termine di quel confronto faticoso e carico di pressione, il ragazzo non si è sentito di affacciarsi ai giornalisti presenti in sala stampa: il difensore Roberto Rigoni Stern lo ha descritto come «troppo scosso per rilasciare una dichiarazione pubblica», preferendo affidare a una lettera scritta di proprio pugno le sue considerazioni più profonde, un testo che è stato prontamente recapitato anche alle principali agenzie e redazioni.

Il crollo emotivo e il racconto dell’inganno

Quelle che erano state presentate come violenze subite, un rogo appiccato alla sua abitazione e una serie di missive anonime dai toni foschi, sono state spazzate via in poche ore dallo stesso protagonista di questa intricata vicenda. Cappellari ha ammesso senza tentennamenti, seppure tra i singhiozzi e con la voce rotta dall’emozione, che l’incendio che aveva danneggiato la sua proprietà e le lettere minatorie recapitategli non erano altro che il frutto di una costruzione studiata nei minimi dettagli.

«Mi sono inventato tutto», ha dichiarato davanti alla pm Grenna, e questa ammissione arriva a distanza di settimane dal clamore mediatico che aveva spinto molti a schierarsi in sua difesa, a partire dai colleghi e dagli amici che avevano creduto alla sua versione dei fatti fino a coinvolgere figure ben più alte, come il parroco di Caivano e la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni, destinatarie a loro volta di alcune delle missive intimidatorie.

I dettagli della confessione e i motivi dietro la simulazione

A spingere il giovane cronista a orchestrare questa messinscena, come ha riferito nel corso dell’interrogatorio e poi confermato nella missiva inviata alle testate, sarebbe stato un clima di forte tensione venutosi a creare durante la campagna elettorale per le amministrative di Enego, il piccolo comune in provincia di Vicenza dove la vicenda ha avuto origine. In quella fase di confronto politico acceso, Cappellari ha raccontato di avere maturato scelte sbagliate e di essersi lasciato trascinare da una spirale di ansia e pressioni che lo hanno portato a inscenare un pericolo inesistente.

Nella sua lettera non ha cercato giustificazioni per il comportamento tenuto, ma ha speso parole di netta assunzione di responsabilità, scrivendo a chiare lettere: «Molti mi hanno creduto, mi hanno difeso e hanno sofferto insieme a me. A tutti loro chiedo sinceramente perdono, perché ho tradito la loro fiducia». È questo il passaggio più toccante di un documento in cui l’ex collaboratore delle testate venete riconosce di avere alimentato una falsa narrazione che è durata per mesi, coinvolgendo anche le forze dell’ordine in indagini che ora si rivelano basate su un falso.

Il percorso giudiziario e le implicazioni per l’inchiesta

L’interrogatorio di garanzia, che si è tenuto ieri mattina, rappresenta il punto di svolta di un caso che aveva tenuto banco nelle cronache per la sua valenza simbolica, dato che riguardava un cronista dichiaratosi vittima di quelle stesse intimidazioni che spesso vengono denunciate dai giornalisti impegnati su fronti caldi.

Con la confessione resa davanti alla pm Grenna, la posizione di Cappellari si aggrava ora sotto il profilo processuale, perché la simulazione di reato e il falso ideologico sono ipotesi che la Procura dovrà vagliare con attenzione, verificando la mole di risorse pubbliche impiegate nelle indagini e i danni reputazionali subiti da terzi coinvolti contro la loro volontà.

I legali del ragazzo, che nei giorni scorsi avevano sempre sostenuto la buona fede del loro assistito, hanno optato per una linea difensiva che punta a valorizzare il pentimento e lo stato di fragilità psicologica del giovane, anche se la legge prevede conseguenze penali significative per chi depista le autorità con false denunce.

Resta da chiarire, attraverso i prossimi accertamenti, se vi siano state altre persone a conoscenza della messinscena o se Cappellari abbia agito in completa autonomia, come sembra emergere dalle sue stesse dichiarazioni, e se le false minacce abbiano in qualche modo condizionato l’ordinaria amministrazione della giustizia o la sicurezza pubblica nei giorni immediatamente successivi al presunto attentato.

Le scuse pubbliche e l’eco mediatica della vicenda

La confessione di Cappellari arriva dopo un periodo in cui il giovane cronista aveva goduto di ampia visibilità, al punto da essere invitato come testimone nella trasmissione Report condotta da Sigfrido Ranucci, dove aveva raccontato con dovizia di particolari il clima di paura in cui diceva di vivere. Oggi quelle stesse parole appaiono sotto una luce completamente diversa, e il ragazzo si è detto consapevole del dramma umano che sta vivendo, chiedendo scusa non solo alle istituzioni ma anche a tutti quei cittadini che si erano stretti intorno a lui offrendo sostegno e solidarietà.

La lettera consegnata alla procura, e successivamente diffusa, rappresenta il tentativo di chiudere un capitolo doloroso con un gesto di umiltà, sebbene gli strascichi giudiziari siano solo all’inizio e il tribunale dovrà ora valutare l’entità della pena per chi ha saputo costruire con tanta abilità una menzogna capace di ingannare un’intera comunità, dalla politica locale fino ai vertici del governo.

Le indagini proseguono per accertare ogni singolo aspetto di questa vicenda, mentre il mondo dell’informazione si interroga su come sia potuto accadere che una montatura tanto ben architettata abbia retto per così tanto tempo, sfuggendo ai controlli e alle verifiche che solitamente accompagnano episodi di questa gravità.

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