Marco Biagi, la sorella Francesca: “Mio fratello, servitore dello Stato”. A Bologna una panchina europea per il giuslavorista
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Redazione Interno
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A ventiquattro anni di distanza da quel 19 marzo 2002, il ricordo di Marco Biagi si riaccende a Bologna con la forza silenziosa dei gesti simbolici e delle parole misurate, quelle che scavano nel profondo senza bisogno di retorica. La città si è fermata, idealmente, in via Valdonica, là dove il giuslavorista, una figura di primo piano nel panorama del diritto del lavoro italiano, venne raggiunto dal fuoco di un commando delle Nuove Brigate Rosse mentre rincasava in bicicletta. Era senza scorta, sebbene avesse espresso preoccupazione per la propria incolumità, e tornava dalla moglie Marina e dai figli Lorenzo e Francesco, allora ragazzi. Un omicidio che portava a compimento una strategia terroristica inaugurata pochi anni prima con l'uccisione di Massimo D'Antona, e che lasciava un segno indelebile nella carne viva della famiglia e in quella, più estesa e a tratti dimentica, della comunità nazionale. A dare voce a questo dolore privato e pubblico è stata, in queste ore, la sorella Francesca, con una testimonianza raccolta dalla stampa locale: “Mio fratello, servitore dello Stato”, ha dichiarato, aggiungendo con un contrasto che rende bene la duplice natura della perdita, “Io ho perso un fratello”. L'odio ideologico, ha proseguito, ha colpito un uomo inerme, e la ferita inferta in quel 2002, a suo dire, non ha smesso di sanguinare, imponendo una riflessione che il tempo non ha affatto sopito.
Nel frattempo, le iniziative commemorative si sono susseguite, intrecciando il piano affettivo con quello civile e pedagogico. Il giorno antecedente l'anniversario, nel cortile delle scuole elementari Carducci di via Dante, è stata inaugurata una panchina blu, ornata dalle stelle dorate dell'Unione Europea, che porta inciso il volto di Biagi e una sua frase emblematica: “Il dibattito delle idee è sempre fonte di arricchimento”. Un'installazione voluta dalle Acli, in collaborazione con la Gioventù federalista europea, che si inserisce in un progetto più ampio dedicato a personalità che hanno contribuito alla costruzione dell'ideale europeo. Come spiegato dalla presidente delle Acli di Bologna, Chiara Pazzaglia, la scelta di dedicare questa panchina al giuslavorista modenese non è casuale: egli fu socio dell'associazione e, a pochi giorni dalla morte, proprio nella sede di via delle Lame era venuto a illustrare il suo Libro bianco, un testo profondamente ispirato, nelle sue parole, alla dottrina sociale della Chiesa. Per le Acli, ha aggiunto Pazzaglia, Biagi rappresenta l'Europa del lavoro e del dialogo.
Il momento più toccante della cerimonia, però, è stato probabilmente quello che ha visto protagonista Lorenzo Biagi, oggi vicepresidente del circolo Acli intitolato al padre. Nel cortile della scuola, gremito di bambini e insegnanti, Lorenzo ha preso in braccio la nipotina Arianna, la figlia che non ha mai conosciuto il nonno, per mostrarle proprio quella panchina e spiegare, con un gesto semplice e al contempo universale, il valore della memoria che si trasmette tra generazioni. Una memoria, ha tenuto a sottolineare lo stesso Lorenzo intervenendo durante la cerimonia e in altre sedi, che non deve essere un esercizio retorico fine a se stesso, ma uno strumento per raccontare ai più giovani gli anni bui del terrorismo interno, quando si uccidevano “figure cerniera tra lo Stato e la società civile” come appunto suo padre, D'Antona ed Ezio Tarantelli.
L'allarme del figlio: “Clima di odio, la politica faccia fronte comune”
Nel corso delle commemorazioni, le parole di Lorenzo Biagi hanno assunto anche una connotazione più marcatamente politica, o meglio, di allarme civile. Il figlio del giuslavorista non ha potuto ignorare quanto accaduto nei giorni precedenti a Bologna, quando su un muro della città è comparsa una scritta che inneggiava alle Brigate Rosse. Un episodio che, lungi dall'essere sottovalutato, va a inserirsi in un quadro che Lorenzo definisce preoccupante: “C'è un clima di forte odio, di forte intolleranza”, ha dichiarato, “e io penso che il rischio sia quello che venga cavalcato, magari da qualche fenomeno estremista, come è stato appunto all'inizio degli anni 2000”. Da qui l'appello, netto e rivolto alle massime istituzioni, affinché la politica nel suo complesso sappia ritrovare una coesione, una “unità di intenti per far fronte comune contro questo pericolo”. Un monito a non abbassare la guardia, a non considerare il fenomeno del terrorismo come una pagina del tutto archiviata, ma a vigilare perché l'odio non trovi nuovamente linfa per germogliare.
Una biciclettata per non dimenticare il tragitto interrotto
Oggi, nel giorno esatto dell'anniversario, le iniziative proseguiranno seguendo un rituale consolidato. Nel primo pomeriggio, è prevista la deposizione di una corona in piazzetta Marco Biagi da parte del sindaco Matteo Lepore, alla presenza dei gonfaloni della città e della Città metropolitana. Ma il momento che simbolicamente ripercorre le ultime istantanee di vita del professore sarà, come ogni anno, la staffetta in bicicletta. Con ritrovo alle 19.30 in piazza Medaglie d'Oro, di fronte alla stazione centrale, i partecipanti percorreranno in sella la stessa strada che Biagi fece quella sera, scendendo dal treno proveniente da Modena e inforcando la bicicletta per gli ultimi metri verso casa. L'arrivo in via Valdonica è previsto per le 20.05, ora in cui avvenne l'agguato: lì, dopo un minuto di raccoglimento, verrà deposta un'altra corona di fiori, a suggellare un ricordo che unisce la dimensione familiare a quella collettiva, e che ogni anno torna a interrogare le coscienze sulla fragilità della democrazia e sul valore insostituibile del confronto delle idee.




