Il mistero del nucleare iraniano e la tempesta Trump-Netanyahu: cosa sappiamo davvero
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Redazione Esteri
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L’attacco statunitense agli impianti nucleari iraniani, definito da Donald Trump «devastante come Hiroshima e Nagasaki», ha scatenato una ridda di contraddizioni tra le agenzie di intelligence americane. Se da un lato la Cia sostiene che i danni inflitti siano irreparabili, il rapporto del Defense Intelligence Agency (Dia), trapelato martedì sera, ridimensiona la portata dell’operazione: i raid avrebbero ritardato il programma atomico di Teheran «solo di qualche mese», non di anni. Una divergenza che ha alimentato l’ira del presidente, il quale ha bollato come «feccia» i media – Cnn, New York Times e Msnbc in testa – colpevoli di aver ripreso il documento.
La polemica si intreccia con un’altra battaglia, quella giudiziaria che coinvolge Benjamin Netanyahu, alleato storico di Trump. Il premier israeliano, imputato per corruzione, è stato difeso a spada tratta dal presidente americano in un post su Truth Social: «Bibi è vittima di una caccia alle streghe, il processo è assurdo e dovrebbe essere annullato». Parole che suonano come un’ingerenza nel sistema giuridico israeliano, già sotto pressione per le proteste degli ultimi mesi. Trump, che conosce bene i tribunali – i suoi procedimenti sono temporaneamente sospesi per immunità presidenziale – ha evocato un intervento degli Usa in difesa di Netanyahu, sostenendo di aver «attraversato l’inferno» insieme a lui.
Intanto, la tregua tra Israele e Iran regge, ma Teheran ha interrotto ogni collaborazione con l’Aiea, l’agenzia Onu per il nucleare, nonostante il direttore Rafael Grossi ribadisca che la trasparenza sia «un obbligo legale». Sul fronte di Gaza, invece, si moltiplicano le prove di trattative per allentare la morsa di Hamas, accusato da Netanyahu di controllare gli aiuti umanitari.




