Corona, parole crude sull'ex Provvedi e i fondi pubblici per il doc Netflix

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Con la pubblicazione su Netflix della docuserie "Io sono notizia", Fabrizio Corona ha scelto di offrire una sua versione, priva di filtri e spesso tagliente, degli anni che lo hanno portato alla notorietà e poi alla caduta. Il racconto, che si dipana per cinque episodi sotto la regia di Massimo Cappello, non risparmia nemmeno le relazioni sentimentali più note, passando dal doloroso episodio, già emerso, relativo a Nina Moric per approdare, con toni ancor più aspri, alla storia con la cantante Silvia Provvedi. Di lei, Corona ha dichiarato senza mezzi termini di provare vergogna in passato, arrivando a confrontarne pubblicamente l'aspetto fisico con quello di Belen Rodriguez in una frase che ha immediatamente attirato l'attenzione dei media e del pubblico, sollevando polemiche per la sua durezza.

Le critiche per il finanziamento pubblico

Se le rivelazioni personali hanno generato scalpore, un altro aspetto della produzione ha acceso un dibattito di natura differente, legato ai meccanismi di sostegno all'industria cinematografica. La docuserie, realizzata dalla Bloom media house, ha infatti beneficiato di un tax credit erogato dal ministero della Cultura per un importo di 793.629 euro, una cifra che porta il contributo complessivo dei cittadini italiani a quasi 800 mila euro su un budget totale di circa 2,5 milioni. L'utilizzo di fondi pubblici per un'opera incentrata su una figura così controversa è stato messo in discussione, ponendo interrogativi sulle logiche di allocazione degli incentivi statali, come hanno fatto notare alcune voci critiche tra cui quella del noto opinionista Aldo Grasso.

Il retroscena di Lele Mora e una dinamica unica

All'interno del documentario, uno dei racconti più significativi arriva da Lele Mora, storico agente dello show business italiano, che descrive il primo incontro con Corona come un evento folgorante e capace di ribaltare le gerarchie consuete. Mora, abituato a gestire quelle che definisce "maschi alfa" in un sistema di potere e sottomissione, ha trovato in Corona un'eccezione assoluta, caratterizzata da un'attrazione immediata e da una fascinazione reciproca che trasformò la dinamica di controllo in una relazione di seduzione. Lo stesso Corona, nel corso della serie, sembra riconoscere questa peculiarità, sottolineando le differenze sociali che lo separavano da quel mondo e presentandosi come la figura atipica in grado di sfondarne le regole non scritte proprio grazie a un carisma personale percepito come raro e destabilizzante.

Una narrazione che alimenta il personaggio

La scelta di Corona di aderire a un progetto così approfondito e distribuito su una piattaforma globale conferma, al di là delle singole dichiarazioni shock, una strategia precisa di narrazione autobiografica. Attraverso aneddoti privati, come quelli sulle ex compagne, e il racconto di alleanze inedite, come quella con Mora, l'obiettivo sembra essere quello di scolpire un'immagine pubblica perpetua, quella dell'uomo che ha sempre sfidato il sistema, anche quando ne è rimasto travolto. La produzione, nonostante le polemiche sul finanziamento, gli offre una cassa di risonanza senza precedenti per ribadire la sua tesi centrale: essere lui stesso la notizia, un concetto che da semplice slogan professionale è diventato il Titolo della sua storia e, forse, la sua unica, costante, verità.

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