Gli U2 e il ‘Days Of Ash’: cinque canzoni come una bussola nel caos del mondo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Scriveva negli anni ’80, nella prefazione al primo libro dedicato in Italia agli U2, Davide Sapienza – giornalista, scrittore e primo biografo italiano della band irlandese – che quello dublinese era un gruppo antenna. Quelle parole, impresse su un volume delle edizioni Arcana (pionieri nel nostro paese della saggistica rock), risuonano oggi a una distanza di tempo siderale, mentre tutto sembra cambiato, nell’era dei social, con il rock che appare come qualcosa di residuale nella cultura popolare, da reduci boomer. Eppure, la metafora dell’antenna torna prepotentemente attuale con l’uscita a sorpresa di Days of Ash, un EP di sei tracce – cinque canzoni e una poesia – pubblicato il 18 febbraio, il mercoledì delle ceneri, come a voler sottolineare un momento di lutto e riflessione collettiva -1-6.
Il nucleo pulsante di questo lavoro, definito dalla stessa band come “una risposta immediata agli eventi correnti”, è un affresco di storie personali tragicamente incrociatesi con la grande Storia e le sue derive violente. Si parla di una madre, un padre, una ragazza, un soldato, le cui esistenze sono state spezzate o segnate per sempre sui fronti più caldi del pianeta -1. E si parte da Minneapolis, dall’America di Donald Trump, dove la vicenda di Renee Nicole Good, 37enne madre di tre figli uccisa da un agente dell’Ice (la polizia anti-migranti) durante una protesta, diventa il grilletto di ‘American Obituary’. La canzone, che apre il disco, non è solo un tributo, ma una vera e propria invettiva contro una certa deriva autoritaria, con Bono che canta versi crudi come “Renee Good, nata per morire libera”, immaginando proiettili per ognuno dei suoi bambini e chiedendosi, con amara ironia, se possa essere lei la “terrorista domestica” -2-7.
Minneapolis come Darayya: la geografia del dolore nei nuovi brani
Ma la bussola degli U2, in questo EP, non punta solo al cuore degli Stati Uniti. L’orizzonte si allarga inevitabilmente al Medio Oriente e all’Europa dell’Est. ‘One Life At A Time’ è stata scritta per Awdah Hathaleen, un insegnante e attivista non violento palestinese, padre di tre figli, ucciso in Cisgiordania da un colono israeliano -3-6. La frase che dà il Titolo al brano, ripresa da un discorso funebre, sottolinea una cancellazione lenta e metodica, quella dei palestinesi che scompaiono “una vita alla volta”. Dall’altra parte del mondo, ma con la stessa urgenza, ‘Song of The Future’ rende omaggio alla sedicenne iraniana Sarina Esmailzadeh, morta dopo essere stata picchiata dalle forze di sicurezza durante le proteste del movimento “Woman, Life, Freedom” seguite alla morte di Mahsa Amini -6. La canzone cerca di catturare, come spiegano i membri della band, lo spirito libero e la speranza racchiusi in una vita così breve e ferocemente interrotta.
C’è poi il fronte ucraino, rappresentato in modo toccante da ‘Yours Eternally’, una collaborazione che vede la partecipazione del cantante britannico Ed Sheeran e di Taras Topolia, leader della band Antytila, oggi soldato in trincea -5-10. Il brano, nato da un incontro nello stesso 2022 in una stazione della metropolitana di Kiev (dove Bono e The Edge si erano recati su invito del presidente Zelensky), è concepito come una lettera di un militare al fronte, capace però di conservare uno spirito audace e vivido -8. Non manca, a completare il mosaico, la poesia ‘Wildpeace’ del grande autore israeliano Yehuda Amichai, recitata dalla cantante nigeriana Adeola su musiche degli U2 e del produttore Jacknife Lee, a suggellare un desiderio di pace che non è semplice tregua, ma qualcosa di più profondo e complesso -4-6.
Il ritorno di ‘Propaganda’ e la necessità di prendere posizione
A corollario di questa pubblicazione, che la band tiene a definire indipendente e separata dal nuovo album in uscita a fine anno, c’è il ritorno di ‘Propaganda’, lo storico fanzine ufficiale degli U2, che celebra quarant’anni dalla sua prima uscita -1. In questo numero speciale, intitolato significativamente Six Postcards From The Present… Wish We Weren‘t Here, i musicisti approfondiscono le storie dietro le canzoni. Il batterista Larry Mullen Jr. ha sottolineato come la band non abbia mai evitato di prendere posizione, fin dai tempi delle collaborazioni con Amnesty International e Greenpeace, accettando anche le inevitabili critiche -5. Adam Clayton, il bassista, si è detto entusiasta di questi nuovi brani, che sembrano arrivare proprio nel momento storico giusto, mentre The Edge ha ribadito una fede incrollabile in un mondo dove la dignità delle persone non sia negoziabile e i confini non vengano riscritti con la forza -5-6.
Days of Ash si pone così come un’opera volutamente spigolosa, lontana dalla celebrazione. Canzoni impazienti di uscire, come le ha definite Bono, che racchiudono sfida e sgomento, rabbia e lamento, in attesa che possano seguire – come promesso – melodie più gioiose e celebrative. Per ora, gli U2 scelgono di fissare l’attenzione su alcuni fotogrammi precisi di questo presente “folle ed esasperante”, dando voce e musica a chi quella follia l’ha pagata con la vita.
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