Caro affitti e carburante, la scelta di casa e lavoro è un rebus per gli italiani
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Redazione Economia
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L'aumento degli affitti, combinato con il rincaro dei costi di mobilità, sta cambiando profondamente le scelte di famiglie, lavoratori e imprese. Sempre più persone si spostano fuori dai centri urbani alla ricerca di abitazioni più economiche, ma il risparmio ottenuto sul canone viene spesso ridotto, se non addirittura annullato, dalle spese necessarie per raggiungere ogni giorno il posto di lavoro. Una situazione paradossale, che rischia di trasformare quella che sembrava una soluzione conveniente in una vera e propria trappola economica.
A fotografare il fenomeno è un'analisi della CNA, che ha messo in relazione il costo della casa, la mobilità e il mercato del lavoro. L'indagine evidenzia come il crescente divario tra luoghi di residenza e luoghi di lavoro stia generando un nuovo e gravoso costo fisso per milioni di famiglie, incidendo in modo significativo anche sulla competitività delle imprese. Secondo le elaborazioni dell'associazione, una famiglia che sceglie di trasferirsi fuori città per risparmiare 300 euro al mese sul canone di locazione può arrivare a sostenere oltre 2.000 euro annui aggiuntivi tra carburante, manutenzione del veicolo, pneumatici, parcheggi e altre spese di mobilità. In pratica, più della metà del beneficio ottenuto dall'affitto più basso rischia di essere assorbito dai costi per raggiungere il luogo di lavoro.
L'impatto del fenomeno nelle città italiane
Il peso dei costi di trasporto varia sensibilmente a seconda delle aree geografiche. Nelle grandi aree metropolitane, il trasferimento nella cintura urbana continua a garantire un vantaggio economico, sebbene molto inferiore a quanto ci si potrebbe aspettare. A Milano, ad esempio, un nucleo familiare può risparmiare mediamente circa 5.400 euro l'anno sull'affitto scegliendo un'abitazione fuori città, ma oltre 2.300 euro vengono assorbiti dai maggiori costi di mobilità, riducendo il beneficio reale a poco più di 3.000 euro annui.
Situazione analoga a Roma, Firenze e Bologna, dove il risparmio teorico si attesta intorno ai 4.800 euro, ma i costi di spostamento (oltre 2.200 euro) erodono gran parte del vantaggio, lasciando un beneficio effettivo di circa 2.600 euro.
Nel Centro-Sud, il quadro è ancora più critico. A Bari, Napoli, Perugia e Ancona, i costi di mobilità arrivano ad assorbire oltre due terzi del risparmio ottenuto sull'affitto. Scendendo ancora più a sud, in città come Potenza, Catanzaro, Salerno e Lecce, la situazione si fa drammatica: fino all'85-90% del vantaggio economico sul canone d'affitto rischia di essere azzerato dalle spese di spostamento quotidiano. Un dato, quest'ultimo, che evidenzia come in alcuni territori il trasferimento in periferia non solo non porti benefici, ma possa addirittura rivelarsi un affare sostanzialmente nullo.
Il costo della mobilità per artigiani e partite Iva
La situazione si fa ancora più pesante per gli artigiani e le piccole imprese, la cui stessa professione si svolge in movimento. Installatori, impiantisti, manutentori, elettricisti e serramentisti non si limitano a raggiungere un luogo di lavoro fisso, ma si spostano quotidianamente tra clienti, cantieri, fornitori e interventi di assistenza. Secondo le elaborazioni della CNA, un serramentista percorre mediamente circa 20.000 chilometri all'anno, sostenendo costi di mobilità che possono superare i 4.500 euro per veicolo. Per un elettricista la spesa annua sale a circa 5.
600 euro, mentre per i termoidraulici e manutentori, che percorrono mediamente 30.000 chilometri l'anno, il conto può raggiungere i 6.700 euro. La situazione più onerosa riguarda gli installatori di impianti, che arrivano a percorrere fino a 35.000 chilometri l'anno, con costi annui che sfiorano gli 8.000 euro per ciascun veicolo operativo.
A pesare sul bilancio di queste categorie non sono solo i rincari del carburante, ma anche l'aumento generalizzato dei pedaggi autostradali e i costi di manutenzione, che trasformano la mobilità in una delle voci di spesa più rilevanti per chi lavora su strada. Il presidente della CNA, Dario Costantini, ha sottolineato che "casa e lavoro stanno diventando due poli sempre più distanti", lanciando un appello per risposte coordinate che vadano oltre le semplici politiche abitative e includano interventi strutturali sulle infrastrutture e sul trasporto pubblico locale.




