Il giallo di Forlì, morti in ambulanza e i rapporti con un’agenzia funebre: la posizione di Luca Spada si aggrava
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Redazione Interno
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L’inchiesta della Procura di Forlì, quella che vede al centro della bufera Luca Spada, il ventisettenne autista della Croce Rossa sospeso dal servizio e accusato di nulla meno che omicidio volontario pluriaggravato, si arricchisce di un elemento destinato a gettare un’ombra ancor più cupa sulla vicenda. Non si tratta, e non si tratterebbe, soltanto di cinque decessi – per ora quelli contestati, anche se verifiche sarebbero in corso su ulteriori tre casi – di altrettanti anziani avvenuti durante o subito dopo i trasporti in ambulanza, quelli secondari, i cosiddetti “codici minori” che lui era solito effettuare. No, il quadro investigativo, man mano che gli inquirenti coordinati dal capo della Procura Enrico Cieri e dal pm Andrea Marchini scavano nel profilo e nelle abitudini del giovane di Meldola, padre di un bambino di nemmeno un anno, si complica ulteriormente per via di un dettaglio emerso dalle carte e finito, come riportano diverse agenzie di stampa, al centro della trasmissione 1Mattina News. Sarebbero stati accertati, e si tratterebbe adesso di verificare la natura, frequenti contatti intercorrsi tra Spada e un socio delle ‘Onoranze funebri Romagna’, agenzia con sede proprio a Meldola, il suo paese.
La posizione delle pompe funebri e l’ipotesi investigativa sul “giro di affari”
Se da un lato gli investigatori, con il massimo riserbo imposto dalla delicatezza della fase, stanno setacciando tabulati e testimonianze per capire se potesse esistere un qualche accordo, magari anche solo informale, per cui alla segnalazione di un nuovo “cliente” corrispondesse un compenso, dall’altro lato la titolare dell’agenzia funebre interpellata, e citata da fonti di stampa come l’Ansa, ha prontamente smentito ogni tipo di rapporto professionale. “È un amico di famiglia”, avrebbe dichiarato, “lo conosciamo da quando era bambino, non c’è alcun rapporto di lavoro”. Una precisazione, quella della donna, che arriva in un clima rovente, con il telefono dell’attività che continuerebbe a squillare senza sosta e con la stessa titolare che, come riporta Fanpage, avrebbe annunciato querele contro chi ha messo in giro quella che lei definisce una voce interessata. Di diverso avviso, però, le fonti investigative, che parlano di rapporti frequenti e di una possibile collaborazione “a chiamata”, tutti aspetti ancora tutti da verificare e approfondire, ma che di fatto disegnerebbero uno scenario molto diverso da quello finora tratteggiato dalla difesa, la quale ha sempre insistito – nelle parole dell’avvocata Gloria Parigi – sull’assenza di un movente, ricordando come nessuna delle presunte vittime abbia poi effettivamente usufruito dei servizi di quella specifica impresa.
I nuovi casi sospetti e la testimonianza dei colleghi: “Cose strane quando c’era lui”
Nel frattempo, il cerchio attorno a Luca Spada, che pure continua a professarsi “pienamente innocente” parlando di un incubo dal quale spera di risvegliarsi e ribadendo di aver sempre attivato i protocolli del caso chiamando l’automedica ogni volta che si verificavano crisi, tende a stringersi. Non solo per la pista legata alle pompe funebri, ma anche per le dichiarazioni di chi con lui condivideva i turni di lavoro. Dall’entourage della Procura filtrano voci secondo cui sarebbero state raccolte testimonianze pesanti, rese da colleghi che avrebbero parlato di un clima teso in ambulanza e del ripetersi di eventi critici, di malori improvvisi, quando a bordo c’era lui. “Succedevano cose strane quando c’era Spada”, avrebbero riferito alcuni dipendenti della Croce Rossa ai carabinieri, parole che, se riscontrate, potrebbero costituire un grave indizio a suo carico. Tra i casi finiti al vaglio della magistratura ce n’è anche uno, riportato dall’avvocato Max Starni che assiste una delle famiglie, relativo a un paziente di 84 anni. Quest’ultimo, ricoverato in lungodegenza, dopo appena un chilometro di viaggio verso l’ospedale di Forlì per una visita di routine dall’otorino – viaggio effettuato con Spada alla guida – fu colpito da un arresto cardiocircolatorio. E ancora, l’episodio di un altro anziano trasportato il 9 ottobre e rianimato solo grazie al tempestivo intervento di un medico, ma deceduto quattro giorni dopo, il 13 ottobre, in circostanze che hanno spinto i familiari a valutare se sporgere denuncia.
La difesa di Spada e le crepe nella sua ricostruzione
Lui, Luca Spada, dal canto suo risponde punto su punto. In diverse interviste rilasciate a quotidiani come Repubblica e il Resto del Carlino, ha spiegato di avere quattordici anni di volontario alle spalle, di essere entrato in Croce Rossa giovanissimo, di aver ricevuto persino un premio per aver salvato una donna durante l’alluvione del 2023. Ha raccontato, con voce ferma, che i trasporti contestati venivano effettuati sempre in due, che in quattro casi su cinque lui era posizionato sul retro insieme al paziente ma che, in qualità di autista soccorritore, non potrebbe comunque praticare iniezioni, e che le manovre eseguite erano esclusivamente quelle salvavita. E sulla valigetta sequestrata, che sarebbe stata utilizzata per riporre siringhe o altro materiale, ha affermato che si trattava solo di un contenitore per taglienti. Un assist, quello della difesa, che cerca di spostare l’attenzione sulla presenza di altre figure professionali a bordo e sulla tempistica dei decessi, avvenuti alcuni anche a distanza di giorni dal trasporto. Eppure, le crepe nella sua ricostruzione emergerebbero proprio dalla testimonianza di un collega, un supertestimone, come lo definisce La Stampa, che potrebbe smentire la versione secondo cui non sarebbe mai rimasto solo con i malati, gettando nuova luce su quei minuti in cui, come avrebbero ripreso le telecamere installate di nascosto dai carabinieri dopo le prime segnalazioni anonime (risalenti alla primavera del 2025), Spada sarebbe rimasto solo con i pazienti, mostrando movimenti anomali.




